Alcuni amici sono da poco tornati da una vacanza sul Mar Rosso.
Oltre al carico di abbronzatura, orribili souvenirs e immancabile maledizione di Tutancagott, hanno riportato in patria anche una storiella degna di un terribile romanzetto d’appendice. Le derelitte, in quanto donnine raffinate e perennemente «sulla notizia», hanno pensato di condividerla con voi, amati lettori. E poi non dite che non vi vogliamo bene…
Gli amici hanno conosciuto sul luogo un personaggio un tantino boccalone: un buon ragazzo, per carità, ma che non vedeva a un palmo dal naso, metaforicamente parlando. Ora, mentre i nostri amici hanno tentato di rimorchiare anche le palme, collezionando una serie innumerevole di due di picche, boccalone, senza colpo ferire, si è trovato la morosa: una tizia un tantino svalvolata, in vacanza coi genitori. Cuori su cuori a profusione, e conseguente rosicare dei nostri amici. Ma ecco che accade l’imponderabile. Una sera gli amici vanno nella discoteca del villaggio: escono felici, mezzi ubriachi e stanchi morti. Barcollano in direzione camere, ma l’occhio cade su uno strano assembramento di persone che si accalcano vicino al paravento che divide il vialetto dalla spiaggia. Curiosi come solo gli amici delle derelitte sanno essere, si avvicinano: ed ecco che un turista spiega che, poco distante, una signorina si diverte a elargire… ehm… «favori orali» (passateci la metafora, siate gentili, che poi ci troviamo delle chiavi di ricerca da far paura…) a chiunque si presenti.
Ullallà, la serata si fa interessante: ma prima di aggregarsi all’allegra brigata (in realtà gli amici hanno negato ogni intenzione, ma noi non li crediamo…), i curiosoni vanno a vedere di chi si tratta. Ohibò. Con grande sorpresa, si accorgono che la generosa dispensatrice di gioia è la morosa di boccalone, che si aggiudica a ragion veduta il soprannome di «boccalona» (ah ah ah, battutona…).
A quel punto, il gruppo si divide tra quelli che vorrebbero parlare a boccalone per solidarietà maschile e quelli che vorrebbero farsi gli affari loro (non è pervenuto il numero di coloro che vorrebbero farsi la signorina, purtroppo): alla fine, gli altruisti hanno la meglio. La mattina dopo si affronta boccalone.
A1: Ehi, ciao, boccalone, come stai?
B: Bene, grazie, e voi?
A2: Ehm, bene… Come va con la morosa?
B: Benissimo, mi piace un sacco, sono proprio innamorato.
A1: …
B: Perché?
A2: No, eh, ma ti piace proprio tanto, sì?
B: Sì, mi piace perché mi vuole bene, è simpatica…
A1: Senti, caro, ti dobbiamo dire una cosa.
E gli amici spifferano tutto.
B: Non è vero, siete dei bastardi.
A1: No, guarda, è vero.
B: Ma no, a me piace, mi bacia…
A2: Sì, ma bacia anche altre cose: nello specifico, tutto quello che trova. Lasciala perdere.
B: Non ci credo, stronzi.
A1: Allora stasera vieni con noi a vedere, dicono che sia lì tutte le notti.
E così è stato: il disgraziato è stato trascinato di fronte all’impietosa scena. Stessa fila di turisti ansiosi di avere la loro parte di felicità, stessa morosa accovacciata sulla sabbia. Boccalone è rimasto a bocca aperta per un paio di minuti. Poi, con la lucidità dei serial killer, ha riempito un secchiello d’acqua e, tra gli inviti a lasciare perdere e ad andarsene, lo ha rovesciato in testa alla fedifraga… Per non sbagliare, le ha tirato dietro anche il recipiente.
La scena che ne è seguita sembrava l’apocalisse: una bagnata fradicia che implorava, un tedesco con pantaloni alle caviglie che ha fatto i cento metri che manco Mennea, una fila di turisti che se ne è andata, sconsolata.
In mezzo, boccalone che imprecava come una pescivendola: «Stronza, sei una stronza, io ti amavo…».
Inutile dire che le vostre derelitte si stanno ancora rotolando in terra dal ridere: giusto perché non è educato farsi beffe delle disgrazie altrui.
La morale della favola? L’amore è cieco, ma gli amici (per fortuna) no…