lunedì 26 luglio 2010

Ode alle derelitte

Ringraziamo uno dei nostri lettori preferiti, che ci ha omaggiato con una preziosissima ode. Adesso anche noi non siamo da meno della Silvia leopardiana, della Ermione dannunziana, della Lesbia catulliana ecc. ecc. ecc., e possiamo montarci la testa. Ah ah ah.
Grazie, amico lettore, saremo sinceramente commosse, appena ci riprenderemo dalle risate.

Ode festante alle derelitte
Sembrano tonte, ma sono gran dritte
Vergano, austere, scritti preziosi
dai temi, ahimè, spesso pericolosi

Tralasceremo, con fare animale,
la dissertazione sul sesso orale
Non parleremo – suvvia un po' taci! -
dei mille e più tipi di baci

Lì c'è Callista con ricrescita bionda
usa gli slip come una fionda
Guarda dall'alto di solidi tacchi
quei poveri ometti, flaccidi sacchi

Eccola ora con fare aggraziato
fare la posta al bel Fidanzato
Lo conquistò con slanci di classe
ravanando inesausta le di lui parti basse

Ma ecco Mafalda che scuote i capelli
biondi, lucenti, di certo assai belli
Incede elegante avvolta in un manto
dritta decisa verso l'Incanto

Incanto che poi è proprio il suo uomo
di cose da dire ce ne sarebbe un tomo
Preso un biglietto con fare contento
eccola in volo verso il Salento

Ma anche se tutto fila via bene,
il cuore, le mente, il polmone e il rene
ci rivelano cose che non sono ancor scritte:
queste rimangono due derelitte!

martedì 20 luglio 2010

La pianta

In questi giorni di lontananza sono successe molte cose: alcune si preparano da un po', altre sono state fulmini a ciel sereno. Ma nonostante tutto, le derelitte sono sopravvissute. In attesa che Mafalda vi faccia avere sue notizie (posso confermare che sta benone, è solo stata un po' impegnata), ci penso io ad aggiornarvi sulle ultime vicende!
Tanto per cominciare, la Mafy ha cambiato casa. Quindi abbiamo dovuto traslocare. E fin qui tutto bene, direte voi. Certo, ma voi avete fatto i conti senza il tronchetto della felicità!

Tre anni fa, quando la Mafy si è trasferita, ha ricevuto in dono un tronchetto della felicità. Di fronte alle sue perplessità ("secondo te se lo mangio funziona meglio o basta che lo metta in soggiorno?") la pianta ha mostrato una tempra notevole: tant'è che è cresciuta a un'altezza inquietante di due metri abbondanti. E fin qua tutto bene.
Ma il problema si è presentato quando si è trattato di "traslocare" il vegetale.
Mafalda insisteva nel lasciare il mostro ai padroni di casa al piano di sotto (quelli che suonano la fisarmonica alle otto di mattina e hanno il molesto cane autistico).
Mamma Mafaldi invece voleva che la pianta trovasse posto a casa sua.

M: Mamma, ma come faccio a portarla? Non ci sta da nessuna parte in macchina!
MM: Mmmmmh... Mumble mumble...

Pensa che ti ripensa, ecco che è nata l'idea geniale.

MM: Ma Mafy, basta che apri la macchina (ricordiamo che la suddetta derelitta Mafalda è orgogliosa proprietaria di una peugeot cabrio altresì detta la Derecar, NdA), metti la macchina sul sedile del passeggero, la leghiamo con la cintura, mettiamo due sacchetti sulle foglie perchè non si rovini e via!
M: ...
MM: No?
M: Ma mamma, come minimo mi ritirano la patente! Cally, diglielo anche tu. E poi posso farmi vedere in tangenziale con una palma come passeggero?
C: Se puoi non lo so, ma se lo fai ti prego di avvertirmi perchè non posso perdermi la scena!

E questo è stato solo il primo intoppo di questo trasloco...

martedì 22 giugno 2010

Mutande volanti

Eh, in effetti è arrivata l'estate. Almeno sul calendario. Perchè a Trento non è che faccia proprio caldissimo, anzi.
Giusto per la cronaca, stanotte Callista ha dormito con la coperta di pile e i calzini di lana, abbarbicata a Fidanzato che ha commentato l'abbigliamento della sottoscritta con un: "Dopo un anno siamo già ai calzini a letto. Tra dieci anni come ti presenterai?".
Io ovviamente non ho colto la frecciatina velenosa, ma solo il fatto che il mio bellissimo uomo abbia parlato di un futuro remoto insieme. Ah ah ah.
Il che non toglie che abbia bisogno urgente di vacanza: è vero che il mio lavoro mi permette di essere già beatamente nel numero di quelli che la mattina non si alzano più con la sveglia (ok, potete odiarmi), ma andare via da Trento è una necessità impellente. Ormai sono alla frutta.
Tanto per dirne una, l'altra mattina mi sono alzata, ho fatto colazione in stato semi-comatoso e poi sono andata a fare la doccia. Lasciato il pigiamino in camera, ho zompettato in mutande e con l'accappatoio in mano fino alla doccia, dove mi sono spogliata del tutto e...
E...
E ho buttato le mutande nel cesto della roba sporca, no?
Certo, era quello che credevo.
In realtà ho sollevato il coperchio del water e ho buttato un perizoma da 25 euro nella tazza. Convinta.
Ora, il momento orribile del rendersi conto di cosa avevo fatto non è stato niente in confronto alle operazioni di recupero del suddetto straccetto di pizzo blu galleggiante nell'acqua.Operazione che ho effettuato, tra velate maledizioni, con il manico dello scopino del cesso; poi ho gettato il tutto in un ettolitro di acqua bollente e sapone, pregando di non ritrovarmi con le mutande di Barbie (in realtà, hanno retto bene la sterilizzazione, meno male...).

Una volta passata la ridarola, ho immediatamente messo al corrente Mafalda dell'accaduto: "Amica, stamattina ho buttato le mutande nel cesso".
M: "Perchè, non ti piacevano più?"
C: "No, ho confuso il gabinetto col cesto della roba sporca".
M: "Vabbè, era peggio se facevi la pipì in quello."

Quando si dice solidarietà femminile.

giovedì 17 giugno 2010

Aperitivo di ben ritrovati

Ehhhh, cosa sono quelle facce brutte? Credevate che le derelitte vi avessero abbandonato? Che bastasse un uomo per far chiudere il blog? Ma allora non ci conoscete affatto, cari lettori… Dopo un lungo periodo di pigrizia virtuale, siamo di nuovo qui, con rinnovate forze e nuova voglia di scrivere. Vedremo quanto durerà!
Per riabituarvi alle nostre mirabolanti ma (ahinoi) ormai scarse avventure, resoconto dell’aperitivo di ieri sera.
Protagonisti: le derelitte e i rispettivi fidanzati, Coinquilino e morosa, collega di Mafalda, coppia di amici con lei in dolce attesa.
Ore 6.30: il ritrovo. La derelitta Mafalda, organizzatrice dell’evento, sbaglia a comunicare il punto di ritrovo confondendo due negozi. Collega e Donna Gestante rimangono un quarto d’ora a chiedersi se il bar Sport con dentro tre ubriaconi molesti sia il posto giusto per un aperitivo minimal chic, prima di telefonare per chiedere lumi.
Ore 7.00: arrivano Coinquilino e la morosa. Dieci minuti dopo, l’attenzione di lei viene attirata da un avventore del locale che gioca con un pappagallo. Si alza in piedi e urla: “Amò, adesso vado lì e gli chiedo se posso tenere in mano l’uccello”. Ovazione della curva sud.
Ore 7.10: il suddetto pappagallo, riportato al tavolo da MdC (Morosa di Coinquilino), di agita a vedere tutta la gente. Prima urla un versaccio in faccia alle derelitte che si additano l’un l’altra dicendo “ce l’aveva con te”, poi scacazza sui pantaloni di MdC. Lei, offesa, riporta il volatile al suo trespolo e va in bagno, solo dopo aver sentenziato: “Amò, vado a pulirmi che non posso andare in giro cacata”. We love her.
Ore 7.40: Gesticolando in maniera inconsulta, Callista ribalta lo spritz addosso a Donna Gestante (che so che legge e mi perdonerà dell’orrido soprannome nonché del bagno forzato). Speriamo che la creatura sia femmina e che ciò la aiuti a reggere l’alcool meglio della scrivente.
Ore 8.00: Mafalda ordina il secondo giro modello Oktoberfest: “Noch einmal!”. Ciò provocherà orrende conseguenze sulla capacità di intendere e di volere delle convitate-
Ore 8.35: Dialogo tra Callista e Collega (momentaneamente lontana dal fidanzato che lavora nell’altro emisfero) di fronte al buffet dell’aperitivo. “Uh, la pizza!”. “Sì, quella molle, a me piacciono quando sono così molli”. “Sì, anche a me, da morire, che ti si impasta tutto in bocca”. Quando la finezza.

E voi vi chiederete a questo punto: ma non c’erano degli uomini al vostro tavolo? Sì, poveracci, ma erano troppo impegnati a mimetizzarsi con gli schienali delle sedie. Chissà come mai, poi… ;-)

domenica 2 maggio 2010

Lepulizie di primavera...

... E' primavera. svegliatevi bambine.
E' proprio vero, con l'arrivo dei prima caldi noi donne veniamo colte dal sacro fuoco della voglia di novità. Tutto ciò che ci ricorda l'inverno ci fa schifo.
I maglioni? Tutti lavati, stirati e impacchettati rigorosamente sottovuoto e relegati in soffitta o nelle profondità nell'armadio.
Gli stivali? Siamo così stufe di portarli che ci piacerebbe passare subito alle infradito già a marzo.
Le seratine a casa sul divano, sotto la coperta, davanti alla tv con una montagna di popcorn e una litrata di tisana bollente? Cose da anziani. Si esce e via agli aperitivi all'aria aperta.
Il fidanzato? Ah no ... Quello è quattro stagioni e ci tocca tenerlo (per le fortunate che lo hanno).
Questa voglia di trasformazione tocca anche l'aspetto fisico, infatti tutte le donne (tranne quelle antipatiche eerchè magre di costituzione) in questo periodo sono a dieta. Ma di questo drammatico aspetto abbiamo già ampiamente parlato e visto e considerato che tanto il ridotto apporto calorico non porta mai ai risultati sperati ci si butta puntualmente sul rinnovamento di casa.
Ora, non è che tutti possano permettersi, ad ogni cambio di stagione, di cambiare arredamento e suppellettili. Quindi ci si accontenta adi poco. Si compra una tovaglia colorata, un cactus per dare un tocco di verde al soggiorno, delle lenzuola nuove. Per il resto si va di grandi pulizie e "giramento" di mobili nonchè di palle dell'uomo di casa che è costretto (con il ricatto più antico del mondo) a sorbirsi il lavoro pesante.
Momento di outing: noi donne in questi frangenti ci trasformiamo in esseri riposseduti dall'anima di Mastro Lindo. Nel giro di due ore riusciamo a lavare tutte le tende di casa, sfoderare il divano, ammazzare tutti gli acari a colpi di potenti getti di vapore, accanirci contro lo sporco annidato nelle fughe delle piastrelle, smontare il forno e aspirare in tutti i pertugi. Il tutto, ovviamente, vestite in maniera agghiacciante.
Il povero compagno di vita (sempre per le fortunate di cui sopra) si troverà davanti ad una nuova eroina: "l'ammazza zozzo". Nei telefilm, però, la trasformazione è sempre in meglio mentre in questo caso si tratta di un processo involutivo senza più ritorno: pantaloni della tuta "slamegadi" (senza forma per i non trentini) con vistose macchie di candeggina, maglietta della Sagra della Luganega 1999, mollettone in testa con fascia, ciabatte tipo ortopedico, guanti in gomma gialla fino ai gomiti, scopettone in una mano e potentissimo spruzzino di sgrassatore nell'altra. Altro che bacchetta magica di quella dilettante della fata Turchina.
Dopo una giornata di lavoro il risultato è una casa scintillante da pubblicità e una donna distrutta dalla fatica e con un conturbante profumo di Wc-Net. L'uomo di cui sopra, nel frattempo, ha pensato bene di fuggire al bar con gli amici perchè non reggeva più il nostro umore da casalinga disperata e magari nel frattempo si è anche fatto l'amante.
L'unica speranza che ci resta è che il fedifrago, tornato a casa, vada sicuro a sedersi sul divano trovando al suo posto il cactus. E a quel punto possiamo dire che il cambio stagione è andato a buon fine.
E buona primavera a tutti!

martedì 13 aprile 2010

Il guru del capello

Eddai, basta guardarci con quegli occhietti di rimprovero: e basta scuotere la testa dicendo “queste qui da quando si sono fidanzate non scrivono più”. Non è vero: o meglio, non è vero che è quello il motivo. Diciamo che l’ispirazione latita: insomma, le derelitte stanno attraversando un periodo di blocco delle scrittrici. Il che è quantomeno strano, visto che non sono manco scrittrici… Ma insomma, ci siamo capiti: continuare a promettere che torneremo in grande spolvero serve a poco, quindi per un po’ portate pazienza e prendeteci per come siamo, un po’ intermittenti. In attesa che ci torni la voglia di scrivere, o che passi del tutto… Ma per ora siamo qua (e abbiamo anche cambiato la vignetta, come ci ha suggerito la nostra Ice, il che ci è costato un pomeriggio di lavoro, ma le chiappe in primo piano del Nettuno sono fonte di enorme soddisfazione).

Tempo di grandi cambiamenti, per noi. Una fra tutte, la parrucchiera. Che per le derelitte è fonte di vitale biondo, visto che la natura ha spento il loro meraviglioso colore infantile creando un cenere panteganato. Ecco quindi che la mano sapiente del coiffeur è necessaria per ricreare il falso biondo naturale caratteristico di Callista e Mafalda.
Ma il cambio del salone si è reso obbligato dopo le ultime prove di meches riuscite male. Se il biondo non va dalla derelitta, la derelitta va al biondo. È iniziata così la frenetica ricerca della nuova dispensatrice di colore, che è iniziata con Callista.
Dopo una lunga settimana di riflessione, è stata decisiva la frase di Fidanzato: «Amore, sei sempre bellissima, ma fai qualcosa per quei capelli, sembra che hai in testa una medusa». Quando la delicatezza. Il giorno dopo ero seduta di fronte a uno dei parrucchieri più consigliati, ma anche più gay, di tutto il panorama trentino.

Ha sollevato le mie ciocche con aria schifata: «Hai fatto le cartine l’ultima volta?»
C: A dire il vero i tappi…
Lui, scandalizzato: «I tappi?». Credo di avergli visto gli occhi andare al cielo. «Sì sì, ho già capito: Valeriaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…»

Come per miracolo si è materializzata l’assistente: «Prendi nota: facciamo meches a spatola, due biondi, l’80-25 e il 47-68. Falle belle chiare, che con questa carnagione ha bisogno di luce».
Come dire, questa ha un colore da morto, cerchiamo di renderla almeno semi-viva. Non ho osato chiedere cosa fosse la spatola, visto che già coi tappi mi ero giocata tutta la credibilità glamour. Ho finto un falsissimo sguardo di assenso e ho lasciato fare.
Dopo 25 minuti avevo una testa meravigliosamente illuminata. E il guru dei capelli mi si è presentato accanto con pettine e forbice.

GdC: Hai visto che colore? Mi piace.
C: Sì, sul bagnato si vede poco, ma credo sia perfetto.
GdC: Fidati, è PER-FET-TO.
C (fingendomi improvvisamente convintissima): Assolutamente! (vedi la voce «credibilità giocata coi tappi» di poco sopra).
GdC: Adesso tagliamo?
C: E tagliamo…
GdC: Con questo biondo qui è un delitto accorciare: non chiedermi di tagliarti questi capelli, sai? In compenso ti farei una frangia.
C: …
GdC: Dai, fatti fare una frangia, con questi occhi da gatta qui, puoi fare anche a meno di farti il trucco, poi, risaltano il doppio.
C: Va bene, fai pure…
GdC: Brava! Vedrai che starai benissimo!
C: Ma sì, l’ho portata da ragazzina, e poi così posso evitare di farmi le sopracciglia! Ah ah!
GdC (con aria sempre più schifata): Sssssì… Appunto.
C: … (Bene, penserà che sono una sciattona anti glamour, maledizione al mio umorismo del cavolo).

Dopo venti minuti di taglio e una piega modello qualche-nome-francese-mai-sentito (e che ho ovviamente finto di conoscere per evitare di perdere quel briciolo di credibilità che mi rimaneva) mi sono ritrovata tutta bionda e con una sbarazzina e piastratissima frangetta ad altezza occhio. Risultato eccellente, e poi sembro molto più magra.

GdC: Sei bellissima, sembri Cleopatra!

Mi sono trattenuta dall’urlare «A me Marco Antonio» per evitare di farmi guardare di nuovo male. Ma mi sa che le derelitte hanno trovato il loro nuovo spacciatore di biondo. Almeno fino a prova contraria di Mafalda.

venerdì 9 aprile 2010

BB award

C: Amicaaa, abbiamo ricevuto un premio.
M: Fico, cos'è? Cento euro?
C: No, un BB award.
M: Cosa? Un Bilancia Bastarda award? Mi rifiuto. Sarà una di quelle cose oscene dove devi pesarti e vince chi perde più chili! Mi rifiuto di dire quanto peso, voglio un avvocato.
C: Amica, se sei diventata trasparente... Comunque niente a che fare con la Bilancia Bastarda. Si tratta di un Beautiful Blogger award.
M: Basta dirlo, mi hai fatto venire un colpo.
C: Ce l'ha gentilmente concesso la nostra nuova lettrice nonchè sorella derelitta e amica Dada.
M: Ma che carina, mi sta già simpatica: e poi ha un bel blog di cucina.
C: Esatto: che non leggeremo mai, roba da ingrassare solo ad aprirlo. Adesso ti spiego come funziona: dobbiamo raccontare 7 cose di noi e poi passare la palla ad altri 7 blogger.
M: Ma se ci siamo smutandate su queste pagine, cosa vuoi che raccontiamo ancora?
C: Non lo so, inventiamoci qualcosa...
M: Uff... Impegnativo...
C: Senti, già ultimamente scriviamo poco, almeno facciamo vedere di essere vive...

1. Abbiamo il 38 di scarpe.
2. Ci siamo conosciute circa a 18 anni, quando eravamo le morose di due amici che giravano nella stessa compagnia. Il fatto di essere completamente estranee a quella gente ci ha fatto fare subito comunella (aggiunto al fatto che eravamo le uniche due a mettere maglie scollate e a essere per questo additate simpaticamente come "troie" dal resto delle donne del gruppo).
3. Abbiamo fatto tutte le malattie infantili tranne gli orecchioni (Mafalda) e la rosolia (Callista).
4. Abbiamo una tragica incapacità di resistere di fronte ai negozi di cartoleria e ci verrebbe da comprare di tutto: penne, quaderni, astucci... Solo per questo vorremmo tornare a scuola.
5. Ci facciamo sempre lo smalto anche sulle unghie dei piedini. Perfino d'inverno, perchè non si sa mai.
6. Una delle cose che odiamo di più è chi non è capace di mangiare decentemente a tavola, senza fare rumori molesti o parlare sputazzando pezzetti di cibo masticato.
7. Ci piace ballare i balli di gruppo.

Detto questo, passiamo la palla a chi vuole raccattarla. E buon venerdì a tutti!