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mercoledì 12 marzo 2008

Più Memole per tutti ...

Ma tu pensa… A me pareva che la mia amica Ubi si fosse sposata diversi mesi fa… E invece no, è arrivato il giorno del matrimonio. Ora, qualcuno me lo spiega perché pure io sono vestita da sposa? Ci pensa la futura moglie: «Ovvio, Cally, sei la mia testimone… Devi vestirti così anche tu…». E vabbè, mi rimetto di buon grado al volere: il bianco, in effetti, mi dona assai. Vestito senza spalle, con un po’ di strascico. Semplice. La mia amichetta mi rifila in mano un bouquet di fresie e felci. Una tonnellata di felci, e altrettante fresie. Pesa da morire. Ma scuoto i capelli. Anzi, no, che sono raccolti. Io e la sposa usciamo mano nella mano da casa sua: ussignur, sembra un matrimonio gay. Ma siamo bellissime e tutti ci fanno le foto.

Poi entro in una stanza. Toh, sono in jeans e la sposa è scomparsa. Ma sul letto c’è la Mafy, che mi saluta e mi parla sottovoce: «Cally, devo dirti una cosa che non sai». Ohmadonna, che sarà mai? LUI fa culo? Nessuna novità… LUI mi tradisce? Idem, mica siamo insieme, e poi non mi ricordo manco come è fatto senza maglietta, figuriamoci senza pantaloni…

No, niente di tutto ciò: la Mafy mi guarda con aria misteriosa: «Devo dirti che è tutto l’inverno che vado a sciare con il tuo ex collega, Luca…». La Mafy che scia? Oh mamma. A parte l’assurdità della cosa, non ci vedo niente di scabroso, quindi spero nei risvolti… «Ma scusa, non c’è niente di male, perché non me lo hai detto?». «Nooo, non hai capito… Adesso ci candidiamo anche per le elezioni». Panico. «Cosa?». «Sì, per il partito di Memole dolce Memole». Ah, bè, certo, dopo Cicciolina, in effetti, mancava un folletto in parlamento. «Scusa, Mafy, che partito è?». «Ma come, non lo conosci? Abbiamo anche un motto: “Per imparare a volare”». E la Mafy inizia a saltare sul letto. Deve essere successo qualcosa in questa settimana in cui sono stata a Roma. Non sta mica bene, questa donna…
«Guarda, Cally, hai visto? Abbiamo anche la divisa, ti piace?»
Ehhh, bellissima: la mia amica ha un paio di calze a righe orizzontali lilla e gialle, un berrettino a punta dello stesso colore, un vestitino assurdo e i capelli violetti legati in due codini.

Grazie al cielo sul terzo saltello della mia amichetta, è suonata la sveglia: dite che il sushi mi fa male?

lunedì 1 ottobre 2007

Sogno o son desta?

Cari miei, le derelitte hanno degli affetti che sono punti fermi nelle loro vite. E come accade tutte le settimane, vado a trovare la mia mitica nonna. Anzi, guarda, visto che ci sono, chiamo pure la Mafy, che mi accompagna, e ci facciamo offrire la merenda: il the coi biscotti, che mia nonna ha sempre la credenza fornitissima. Uhm… Magari solo il the, dai, che poi andiamo in palestra per niente. The con poco zucchero. Vah, metto in borsa pure il dolcificante, non si sa mai...

Entriamo in salotto dalla nonna: e seduto a tavola, al posto dove si metteva sempre mio nonno, chi ti trovo? Lui: Giulianone Sangiorgi. OMMIODDIO: cosa ci fanno i Negramaro qui? Mi giro: sulla poltrona il chitarrista sta pigramente leggendo il giornale, mentre Pupillo si aggira inquieto per la sala. Inizio a sospettare di trovarmi in un bellissimo sogno: ma fa niente, lasciatemi dormire ancora un pochino che vedo come va avanti!

La nonna esce dalla cucina, col grembiule legato in vita: «Oh, ma ciao signorine, vardè che putei simpatici che è vegnù a trovarme… G’ho dit che ghe ofrivo el caffè!» (tradotto: ma ciao, signorine, guardate che ragazzi simpatici che sono venuti a trovarmi, ho detto che gli avrei offerto il caffè»). Io e la Mafy la guardiamo come un alieno: «Nonna, sono i Negramaro… Il gruppo, che canta…». «E allora? Che i canta o i balla, simpatici i è…» (tradotto: e allora? Che cantino o ballino, sono simpatici!). Nonna pragmatica: decisamente questa cosa è passata per via ereditaria.

Io e la Mafy ci sediamo dall’altra parte del tavolo, proprio di fronte a Giulianone nostro, in estatica contemplazione. La nonna decanta le bellezze delle nipoti (quella vera e quella acquisita) e Giuliano annuisce: «Si, nònna, sono pròprio due belle ragazze… Tu (rivolto alla Mafy) hai gli occhi belli come il mare del mio Salento, lo sai?». Io intervengo: «Sì, lo sappiamo, andiamo sempre in Salento, noi…». «Ma che brave, ragazze, allora conoscete il mio mare, che è bello come voi». Ah, che figo quest’uomo: un po’ banalotto, ma figo. Però questi complimenti spinti alla Mafy non vanno bene: devo intervenire facendola sparire. Detto fatto: mi giro e seduta al suo posto c’è mia nonna. La mia amichetta è “misteriosamente” scomparsa… (UAHUAHUAHUAHUAH…)

Giuliano si alza e si avvicina a me: mi guarda, mi abbraccia (nonna, girati…), avvicina la sua bocca alla mia… E vaffanculo, mi sono svegliata. Sveglia porca bastarda, ti odio.


Ora: questo sogno sarà mica stato dettato dall’aver visto QUESTA FOTO QUI SOTTO? Mannaggia…






PS: Scusa, Mafy, tesoro: ma il sogno era mio! Nella realtà non ti avrei mai escluso! Ehm…

giovedì 21 giugno 2007

Callista allo spiedo

Qualcuno di voi conosce uno psicanalista molto bravo? Uno di quelli che riesce a interpretare i sogni? E che probabilmente vede simboli fallici dappertutto? Perché credo di averne bisogno. Ormai i miei sogni sono degni di uno sceneggiatore di fantascienza. Dopo il gatto Ciro e la sua finta morte, ecco un altro delirio onirico di Callista.

Sono al mare: anzi, torno nel villaggio tunisino. Miracolo: non piove e con me c’è LUI, che trascina lamentandosi una valigia enorme. Il sogno parte bene: sono al mare, c’è bel tempo e ho con me un uomo sexy e profumato che mi porta la valigia. Non svegliatemi adesso!

Entriamo nella hall: in fondo a sinistra c’è il bancone dell’accoglienza, con un marasma di animatori. Riconosco distintamente il capovillaggio, che mi viene incontro dicendo: «Cally, sei tornata? Ma non ci credo…». E fa per abbracciarmi. Ma io lo fermo: «No, non puoi abbracciarmi: guarda…». E gli indico il mio fianco destro: da cui sporge una freccia, di quelle per il tiro con l’arco: mezzo metro di lunghezza per un mignolo di diametro. Anzi, ne sbucano solo una decina di centimetri: il resto è conficcato nella mia pancia (lo psicanalista abbassa gli occhiali , si sfrega la fronte: una freccia, sì… Simbolo fallico per eccellenza... Sono grave, dottore?). Il capovillaggio non si scompone: «Vai dall’arciere, è al campo di tiro: così ti aiuta».

Bene, avviamoci. LUI si lamenta alle mie spalle: «Ma come hai fatto, non potevi fare attenzione, ma è stato in aereo, come è possibile?» e intanto trascina i bagagli, che sono diventati tre, giganteschi. Io penso tra me e me che è la giusta punizione per aver fatto culo finora: quindi saltello felice verso il campo di tiro, urtando a ogni passo contro la freccia che sporge. Che scomodità. Finalmente vedo il cartello che indica "tiro con l'arco": svolto nel viale, ma al posto delle corsie ci sono quattro giganteschi campi da tennis in cui svolazzano palline dappertutto. Vedo l’arciere: è in uno dei campi e sta spiegando qualcosa a un signore. Ha un cappellino blu calato sugli occhi, e da sotto spunta il suo bellissimo sorriso. Lo chiamo, più volte: lui però non mi sente ed esce dal campo, avviandosi verso il dj, che ha la consolle in mezzo al vialetto. Io lo rincorro, lo raggiungo, gli poggio una mano sulla spalle e finalmente lo saluto: «Ciao…». «Ciao, che fai qui?». Evviva l’entusiasmo! Caro, pure io non vedevo l'ora di rivederti... Scuoto i capelli e saluto anche il dj, chiedendogli cosa faccia in mezzo al vialetto con il mixer: «Suono, no?». Eh, giusto, che domande faccio, pure io…

L’arciere mi guarda con aria interrogativa: io gli mostro il fianco infilzato e lui scuote la testa. Mi poggia la mano per tener ferma la parte (ahhhh…), con l’altra impugna la freccia, fa una torsione e la svita letteralmente fuori. Sono libera: niente dolore, niente sangue. Arciere, mio salvatore, mio prode: hai salvato una fanciulla in difficoltà, in cambio avrai la sua mano! L’eroe non pare però particolarmente orgoglioso della missione compiuta: salvare le pulzelle non dev'essere il suo forte. Batte la freccia su un paletto lì accanto, la controlla per vedere se è ancora dritta e quindi utilizzabile, me la caccia in mano e dice: «Toh, per ricordo… Ma la prossima volta stai più attenta…». Mi dà un bacino striminzito e se ne va: «Ci vediamo dopo».

A quel punto mi sono svegliata.

A voi l’interpretazione: sono da ricovero urgente?

lunedì 12 marzo 2007

Ciro, ciroooo!

Stanotte ho superato me stessa: ho fatto un sogno da far impallidire Freud e tutta la combriccola. Ringrazio per questo il mio spacciatore di cibo cinese, il clone orientale di Freddy Mercury, con tanto di baffetto a matita: tutte le volte che lo vedo mi devo trattenere dal cantargli qualcosa. Comunque sia, il cibo cinese e quello giapponese mi giocano dei brutti scherzi onirici: ed ecco quello di stanotte.
Location: Salento, villaggio vacanze dove sono stata due anni fa. Io sono su un terrazzo vicino alla piscina con il SUO gatto, che si chiama Ciro: lo devo tenere d’occhio mentre LUI è in spiaggia, non so a fare cosa. Che è un po’ la storia della nostra vita: io che sovrintendo e lui che si diverte. Insomma, io e Ciro ci stiamo godendo il sole come due vecchi pensionati, lui ai miei piedi e io su una sdraio che sorseggio una bibita. A un certo punto arriva un cameriere e fa spaventare la povera bestia che inizia a correre come un fulmine, si getta dal terrazzo e finisce fuori dalla mia vista. Io salto su come una molla per vedere dove sia finito, urlando «Ciro... Cirooooo!», poi mi ricordo di Sandra Milo in tv (lo giuro, nel sogno pensavo proprio a quello) e smetto di gridare. Cerco, cerco, e finalmente trovo il gatto a pancia in su, con gli occhi girati indietro: non respira. Panico: inizio a piangere e a scuoterlo dicendogli «Ciro, non morire, ti prego, aspetta» e prendo il telefono per chiamare LUI e dirgli di correre, ma (era evidente) LUI non risponde. Manco in sogno. Sono in preda alle disperazione, scuoto il gatto dicendogli «Non morire, aspetta almeno che arrivi LUI, aspetta...» e quel bastardo di Ciro cosa fa? Apre un occhio, poi l'altro, si tira su, mi guarda con aria di sufficienza e se ne va, lasciandomi in lacrime, con l'espressione di chi dice «Ma tu pensa, potevo anche morire, manco capace di trovare il mio padrone…».

E poi mi sono svegliata... Ovviamente ho messo al corrente LUI della mia farneticazione onirica: e lui ha partecipato con calore al mio disappunto. Certo: chiedendomi il numero del mio pusher.

mercoledì 21 febbraio 2007

sogni ricorrenti...

Di nuovo, lo stesso incubo. Io che devo andare a casa sua, LUI che mi aspetta. Io che parcheggio di malo modo in mezzo alla strada (chissà perché quando sono agitata non riesco a parcheggiare…), LUI che mi chiama per vedere se sono arrivata. Io che esco di corsa dalla macchina e entro nella sua strada, LUI che ride al telefono. La sua voce, la sua risata… E poi il panico: la sua casa non è più lì… Al suo posto un complesso di condomini disposti su quattro file e ordinati alfabeticamente: roba da perdere la testa. Comincio a correre freneticamente tra un palazzo e l’altro, cercando casa sua, poi gli telefono: «Mi sono persa…» Lui ride ancora, «Sei sempre la solita», mi dice, «adesso ti vengo incontro». Cerco ancora, non lo trovo, lo richiamo, ma non risponde, e nel frattempo ricevo una telefonata di un amico che mi occupa il telefono mentre lui cerca di contattarmi…

E finalmente mi sveglio, il cuore in gola, il respiro corto: ancora, ancora, ancora lo stesso sogno. E per fortuna è solo un sogno…

Datemi il telefono…

«Mafalda, sai, l’ho rifatto ancora, lo stesso sogno… Io lo cerco e non riesco a trovarlo… Cosa vorrà dire?»

«Che devi comprarti un navigatore…»


A buon intenditor poche parole...