giovedì 14 gennaio 2016
La chiaveeeeeeeeee!
(In realtà, le sue parole testuali sono state "Scrivi che sono rimbambita".)
Buona lettura.
Tornate, tornate … si fa presto a dire siamo tornate. La fa semplice, Cally.
Dovremmo pur spiegare cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo – Clyde rientra in casa che fa freddo e ti si gelano le chiappe - raccontare i nostri cambiamenti, - Bonnie puoi scendere dalla mia borsa che poi mi porto peli neri ovunque ?- dire che facciamo, dove siamo – Gatti malvagi smettetela di correre in giro alle mie gambe che grazie a voi ho già rischiato un triplo axel dalle scale stamattina - Insomma un minimo di spiegazione credo proprio sia il caso di darla – Ciao belve!
Tutti questi pensieri vagavano nella mia testa stamattina mentre, cercando di domare i due felini che ormai sono diventati padroni incontrastati di casa, finivo di prepararmi per uscire e andare al lavoro.
Contro ogni aspettativa sono riuscita ad uscire e chiudere la porta.
Ecco.
Chiudere la porta.
Nooooooooooo: Le chiavi!
Ricapitoliamo.
Ore 8.05 del mattino. Riunione in ufficio fissata per le 9.00. Io sul pianerottolo di casa con in mano un mazzo di chiavi. Porta chiusa con altra chiave inserita all’interno e, ovviamente, maniglia presente solo all’interno. Serratura bloccata. Tradotto: Tragedia di immane portata.
Momento di panico, seguito da un momento di fredda lucidità nel quale ho elaborato un piano per uscire dal guaio, seguito da un momento di disperazione conscia del fatto che il mio piano avrebbe fatto acquissima. Mi sento la D’Urso in preda ad un delirio di faccettine contrastanti!
Corro dalla signora del piano di sotto sperando che riesca a darmi il numero del fabbro che ha eseguito alcuni lavori di ristrutturazione della casa. Dribblando mille domande riesco a farmi dare il contatto.
Mi lancio a piano terra (la linea sul giroscale è inesistente) e mi ritrovo in strada a telefonare.
FABBRO: Pronto?
MAFALDA: Ciao, Fabbro, ciao, sono Mafalda Mafaldi, ti ricordi?
FABBRO: no
MAFALDA (iniziamo bene) ma come no? Sono la figlia di papà Mafaldi … hai fatto dei lavori durante la ristrutturazione di casa
FABBRO: no
MAFALDA: ma dai … Trento nord, vicoletto stretto, ultimi due piani di una casa antica …
FABBRO: no
MAFALDA (evviva la loquacità dei trentini!) Vabbè, non importa! Ho un problema … e gli spiego la situazione …
FABBRO: mi spiace, non lavoro più in proprio; ora sono dipendente e non posso lasciare il posto di lavoro. Ti do il numero di una ferramenta. Chiama loro. Ciao.
Segno il numero e telefono.
Mi risponde una signorina alla quale spiego velocemente la situazione. Lei ascolta tutto diligentemente per poi passarmi “uno dei ragazzi al bancone”. Aspetto e parlo con tale Marco al quale racconto la mia disavventura. Anche Marco ascolta diligentemente tutto e si mostra perfino solidale inserendo qualche “ah cavolo” e “mannaggia” nella conversazione ma mi informa di non potermi aiutare. Mi passa, però, il titolare, il signor Antonio. Prendo fiato ed espongo il mio dramma anche a lui concludendo con un “mi può aiutare?”.
Il signor Antonio prontamente mi risponde felice e garullo: “ma certo, signorina” … e aggiunge “domani mattina verso le 10 va bene?”
Ma come domani mattina??? Ma noooo … io devo entrare in casa oggi. C’ho pure due povere creature pelose che mi muoiono di nostalgia e fame (rigorosamente in quest’ordine) se non mi vedono!
Niente … il signor Antonio ha un’agenda fitta quanto quella di Obama e mi tira pacco. Mi regala una flebile speranza dandomi il numero di telefono di un altro fabbro.
Ormai sono le 8.30 passate e sono seduta su un murettino di cemento vicino all’entrata di casa. Guardo sconsolata il display del mio cellulare. Il numero l’ho composto ma sta suonando a vuoto … avrà già fatto 20 squilli (alla faccia della regola derelitta ‘dopo 5 si attacca’) quando, come un arcobaleno che spunta dalle nubi, sento la voce di Franco.
Gli spiego tutto: porta chiusa- chiavi all’interno – mazzo di chiavi presente – porta bloccata – fretta – aiuto!
Mi risponde con un rassicurante “in 5 minuti sono da te”
Arriva puntualissimo. Capello lungo, pantaloni mimetici, pile e crocs nere ai piedi (segue supporto fotografico). Ecco … diciamo che la presentazione non è delle migliori ma “Renegade montanaro con zopelle inguardabili” è la mia unica speranza per riprendere possesso della mia maison quindi sorrido e lo conduco fino alla porta di casa.
Sorride sornione affermando, sicuro; “sarà un gioco da ragazzi!”.
Mezz’ora, un bel po’ di sudore e dopo aver usato, nell’ordine, carta fedeltà del supermercato, chiave del dodici, bustina trasparente di plastica, cacciavite di taglio e a stella, supporto che si espande ad aria, forcina dei capelli, e trapano la porta si spalanca.
Praticamente l’ha aperta a imprecazioni!
Saluto il gioioso Fabbro che abbandona il campo di battaglia provato e con un centone in tasca e corro verso la macchina.
Memorizzo il contatto di Franco come “Salvatore Fabbro Franco”. Toh … proprio sopra Saraminchia.
Anzi ora la chiamo per la ceretta.
Beh … forse aveva ragione Cally. Non c’è niente da spiegare.
Il tempo passa.
Le derelitte restano.
mercoledì 21 agosto 2013
Callista sogno di mezza estate
martedì 18 giugno 2013
Piccole meraviglie crescono
venerdì 31 maggio 2013
La bacchettona
martedì 30 aprile 2013
Pan di Stelle
lunedì 22 aprile 2013
Ci vediamo alle sette?
venerdì 8 marzo 2013
C'è qualcosa di grande tra di noi?
mercoledì 10 dicembre 2008
Le abominevoli donne delle nevi
nel documentario di oggi vi mostreremo la vita e l’habitat di un animale molto raro della zona alpina: la derelicta nivis. Ne esistono ancora solamente due esemplari!
La derelicta nivis è un mammifero a sangue caldo, anzi, caliente: bipede, tranne in rari casi di quadrupedia dovuti a ubriachezza molesta, posizioni sessuali alternative, sessioni di yoga in palestra, la derelicta nivis mostra una liscissima criniera bionda che scuote spesso. La criniera è l’unica parte pelosa dell’animale: grazie alla natura e all’intervento di un altro mammifero, Saraminchius, la derelicta mostra una scarsicrinita pelle eburnea, occhi azzurri (Derelicta nivis Mafaldi) o verdi (Derelicta nivis Callisti), un fisico morbido ma tonico, piumaggio dai colori sgargianti. Per lo meno durante la bella stagione.
Peccato sia costretta a vivere in un habitat decisamente complicato: la città di Trento e i dintorni, che si trasformano durante l’inverno nel mondo delle nevi, da cui la derelicta prende il nome. Ecco quindi che la nostra bestia si prepara per la stagione rigida: non cade in letargo (anche se le piacerebbe), non si ricopre di strati di adipe per proteggersi dal freddo (anche se sarebbe il suo sogno). Semplicemente si fornisce di singolari e vezzosi berrettini, guanti da maniaco omicida, giacconi imbottiti, scarponcini poco glamour ma portati con classe estrema: e affronta la bufera per procacciarsi il cibo quotidiano.
L’andatura della derelicta nivis durante le abbondanti nevicate è molto curiosa: mette un passo dopo l’altro cercando di mantenersi in piedi o quanto meno di cadere al suolo con dignità, sculetta moderatamente perché non si sa mai che qualcuno la stia guardando, si ferma ogni dieci passi per scuotere via la neve da sotto le suole che fa effetto pattino e emette un curioso verso reiterato: «Ma vaffanculo, tempo del cavolo, porca miseria che freddo, basta neve che mi si smoscia la piega».
Giunta la sera e terminata la giornata di ricerca del cibo, la derelicta si ricovera nel suo nido: soffre molto nel rinunciare alla sua intensa vita sociale (ah ah ah) a causa del tempo infausto, ma si organizza. Durante la stagione delle nevi, infatti, la derelicta si dedica intensivamente al punto croce e realizza corredini per i cuccioli di un’altra specie di femmina alpina, la mater felix, solitamente simbiotica con lei.
Il periodo dell’accoppiamento della derelicta dura tutto l’anno: anche sotto la neve, infatti, la nostra animalessa ha un ormone che sbranerebbe perfino i sassi. E poi vuoi mettere fare all’amore con un bel maschio mentre fuori impazza il tempo più scandaloso del mondo? E poi la neve è così romantica… Ahhhhh (sospiro)!
Ehm, scusate, mi sono fatto prendere dall’enfasi: che dicevamo? Ah, l’accoppiamento…
Ma come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo la meraviglia: infatti le derelictae prediligono per l’atto amoroso una forma particolare di maschio, il cosiddetto homo meravilia. L’homo meravilia è una mina vagante, che si concede con parsimonia estrema (sottospecie stiticus): e sparisce con l’abilità mimetica di un camaleonte. Ecco quindi che d’inverno e d’estate la derelicta è spesso costretta a restare a bocca asciutta e a sprecare inutilmente ovuli destinati a diventare figli bellissimi e affettuosi.
Per questa suo particolare destino, la derelicta è diventata specie protetta dal WWF: se volete fare un opera pia, a Natale adottate una derelicta, specialmente se abitate in paesi caldi e soleggiati. Che se le lasciate a Trento, rischiate di trovarle surgelate come gli spinaci in cubetto.
Dal magico mondo di Quark anche oggi è tutto. A presto!
lunedì 11 febbraio 2008
La derelitta si vede dal mattino
Il vantaggio di lavorare a stretto contatto coi giovani è quello di avere un ampio campione degli adulti di domani. Il mio occhio clinico di professora, ma soprattutto di derelitta, mi spinge, per solidarietà, a prestare attenzione soprattutto alle fanciulle, che presentano già nella scuola superiore tratti distintivi di quello che saranno tra qualche anno… Derelitte o no? Questo è il problema… Ecco alcuni lampanti esempi di quanto teorizzato.
Madonna, quanto è figo!
Interno scuola, corridoio, durante la ricreazione. Un gruppetto di quindicenni è in pieno sgallinante chiacchiericcio. Sono impegnatissime, tra un boccone e l’altro delle loro merende. Ridono, sghignazzano, si raccontano del telefilm della sera prima. Poi. all’improvviso, cala un silenzio di tomba e tutti gli occhi si puntano in una direzione: passa uno dei ragazzi del piano di sopra, con braga calata a mezzo culo, boxer ammiccante, ricciolo selvaggio e magliettina piccola. Il figaccione in erba fa un mezzo cenno di saluto a una e sale le scale. Appena gira il pianerottolo, l’ammutolito gruppetto esplode in una stridula risata con tanto di colpi di gomito e mormorii a mezza voce: «Oddio come è figo, oddio come è bello». Una, la più sgamata, aggiunge un «E sta con quella trXXa chiappona di quarta, ma vi rendete conto?».
Possibilità di diventare derelitte: ottima. Bisogna solo imparare l’arte della mimesi. I gridolini isterici di fronte a tanta maschia esposizione sono concessi solo ad almeno due piani di scale. O dietro portoni, muretti, macchine parcheggiate. Insomma, il più nascoste possibile dall’amato bene. Al saluto di lui, inoltre, bisogna imparare a rispondere con scuotimento garrulo di capelli e sorriso smagliante. Occhio ai pezzettini di merenda tra i denti, quindi. E moderazione anche all’insulto libero contro altre donne. Meglio farlo in sedi blindate e tra amiche giurate. Ma con l’età si imparano anche le tecniche.
Dai, dimmi qualcosa di carino…
Autobus, rientro da scuola. Due fanciullette si raccontano le imprese telefoniche della sera prima.
F1: Ieri sera ho massaggiato con Franz…
F2: Noooo, che zoccola che sei… Cosa ti ha detto?
F1: A un certo punto gli ho chiesto di dirmi qualcosa di dolce…
F2: E lui?
F1: Mi ha detto «Ho sonno»… Che carino!
F2: Ohhhh, che dolceeeeee…
Possibilità di diventare derelitte: totale. Confidiamo che con l’età smettano di elemosinare cose carine via sms, ma se queste riescono a leggere nella risposta «Ho sonno» qualcosa di romantico («ragazzeeee, ascoltateciiii, sta facendo culooooo, non vuole dire “ho sonno e vorrei fossi qui con me a dormire”, noneeeee»), sono totalmente e indiscutibilmente avviate sulla strada della derelizione. Non ci riusciamo manco io e la Mafy, in questo caso. E vi ricordiamo che una rideva ebete quando la meraviglia la chiamava «Aho, ‘a vacca» e l’altra ha annuito con gioia quando l’altra meraviglia le ha annunciato di aver trovato la morosa, ma che questo sarebbe stato un bene, perché, abitando lei al nord, si sarebbero potuti vedere spesso. No limits.
Lacrime amare
Cortile, esterno scuola. Una ragazzina è in lacrime tra le braccia delle compagne.
RiL: Buahhhhh, perché – sob - mi ha detto – sighhhh - cosììììììì…
C1: Ma cosa gli hai detto tu?
RiL: Che –sob - non aveva - sigh - abbastanza tempo per meeee… E che non lo vedevo maiiiii… E che se preferisce – sighsobsigh - andare a giocare a calcio, me lo deve direeeeeee… Buuuuuuuhhhh…
C2: E cosa ha fatto lui?
RiL: Mi ha mollataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhh…
Possibilità di diventare derelitte: scarsa. Manca la strategia. La fanciulla probabilmente aderirà alla categoria «Spaccacazzi per partito preso». La derelitta non vieta il pallone o gli incontri con gli amici: finge di uscire anche lei e di essere molto impegnata, o massimo massimo soffre in silenzio. Scuote i capelli. Se esasperata tenta la via alternativa, proponendo «qualcosa di più divertente della partita»… Se la meraviglia abbocca, si ottengono due piccioni con una fava. Se non abbocca, c’è sempre l’opzione «appendersi al Nettuno». Ma il tutto in rigoroso silenzio. Fino a che la pazienza regge. Poi si passa al boicottaggio dell’auto, del motorino, del pallone di calcio stesso. I supplizi corporali sono l’ultima risorsa: ci si rovina le unghie.
mercoledì 6 febbraio 2008
Promosse all'orale (?)
Come promesso al nostro caro amico Lillo durante il blog raduno di Parma, le derelitte hanno deciso di affrontare un tema scabroso, proprio in tema con il primo giorno di Quaresima. Se non ci scomunicano oggi, saremo salve a vita… Comunque sia, diremo la nostra in materia di «sesso orale», materia in cui siamo specialiste visto che parliamo parliamo e facciamo poco… E poi, come dice la nostra amica Vipera, una vera blogstar deve affrontare almeno una volta questo argomento per essere tale. Siccome noi tutte le mattine ci alziamo dal letto canticchiando «I wanna be a blogstar», non possiamo esimerci dal farlo.
Ma potevamo trattare dell’argomento in maniera canonica? Nooooo… Le vostre Callista e Mafalda vi riveleranno cosa le donne pensano di tutte le cose che gli uomini vogliono (per eventuali approfondimenti, vi rimandiamo al post di Gg in materia).
- Dovere o piacere?
Va bene, uomini, è vero che è una pratica che va fatta per piacere, non per dovere, anche perché in caso contrario rischia di diventare un procedimento meramente meccanico (avete presente i pistoni della macchina? Ecco…). Le Derelitte manifestano il loro entusiasmo, giurin giurella. Ma permetteteci qualche appunto. Dimostrare piacere nell’atto è una cosa; dover rispondere a domande tipo «Allora, ti piace il caXXo? Dimmi che ti piace…» è un altro paio di maniche. È impossibile, oltre che parzialmente pericoloso. O ci si esibisce in grugniti tipo «gmrphgggh» o si annuisce con rischio dell’amputazione di parti delicate. Oppure si sospende tutto per dire «Certo, caro, non hai notato quanto io sia entusiasta?» con continuazione che potete immaginare. Mah.
- Guardami, guardami, guardamiiiiii…
Si, uomini, ci piace guardarvi negli occhi. Adoriamo farlo. È bello avere in «mano» (ah ah ah) la situazione e vedere che vi sdilinquite di piacere. Ma non chiedeteci di farlo sempre e comunque. Se vi stiamo «rallegrando» mentre siete comodamente seduti in macchina al posto di guida, non possiamo guardarvi. Abbiamo già il nostro bel daffare a non morire per perforazione peritoneale causata dal freno a mano, e il Signore non ci ha ancora dotato di vista panoramica. Non siamo mosche e neanche camaleonti. Non ancora, almeno.
- Vivo sempre insieme ai miei capelli…
Cari uomini, lo sappiamo che volete mantenere sempre un minimo di controllo, anche in queste situazioni. E sia, prendeteci per i capelli, ma con tre avvertimenti. Uno: se volevamo un’endoscopia, andavamo dal gastroenterologo; due: cercate di accompagnare il «senso di marcia». Il movimento «derelitta su e giù + capelli di qua e di là» è controproducente; tre: non fateci lo scalpo, altrimenti come li scuotiamo i capelli?
- «Voglio il tuo profumo!»
Bene, grazie al cielo ci tenete all’igiene, altrimenti non ci saremmo neanche avvicinate. Siete alti, sexy e profumati. Ma almeno per il vostro «migliore amico», usate un detergente neutro. Niente saponi al pino silvestre mugo di montagna o alla menta asburgica, che ci fanno starnutire. Ancora peggio, niente cocco e ananas, fragoline di bosco, kiwi e melone. Vogliamo baciare un uomo, non un arbre magique.
5. Il richiamo della foresta
Grazie, uomini, manifestateci la vostra gioia incondizionata. Ci rende orgogliose. Ma non esagerate. Se potete evitare i balzelli da 20 cm che compromettono l’integrità dei nostri zigomi, è meglio. Lo stesso vale per le performance vocali. Se gridate «AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH», noi ci giriamo terrorizzate, aspettandoci di avere alle spalle come minimo l’assassino di Psycho. Attenzione anche ai nomignoli, di cui abbiamo diffusamente già parlato: noi non siamo le «micette» o «cucciolette» di nessuno. Grazie.
- Duracell dura di più. Mooooolto di più
Evviva, siete dei grandi amatori. Avete una durata da far crepare di invidia Sting in persona. Ma avete altre occasioni per dimostrarlo. Va bene il quarto d’ora, vanno benissimo i venti minuti. Sulla mezz’ora, però, iniziamo a dare segni di cedimento e a sentire un dolore diffuso che va dalla zona paro-mandibolare alle ginocchia. Aiutateci.
- Tesoro, fai presto!
Sappiamo che la pratica vi piace, cari maschietti. Ma lasciateci fare con calma. Dateci l’illusione di poter scegliere. E di scartare il nostro regalino con calma. Non potete farvi trovare con le braghe calate e la maglietta arrotolata sulla pancia. È tristissimo.
- Vado, vengo o sto?
E arriviamo al punto cruciale, ossia la domanda che attanaglia tutti gli uomini: una volta arrivati in zona Cesarini, si conclude «dentro» o «fuori»?
Secondo noi la domanda non è di così semplice risposta. Infatti, ogni opzione ha al suo interno varie scelte.
Fuori
O ci si toglie con un minimo ragionevole anticipo e si conclude con «altri mezzi» o ci si toglie l’attimo esatto della manifestazione di gioia assoluta.
Nel primo caso, quindi, non si tratta di quello di cui si parla, ma di «tecnica mista». Squalificata. Nel secondo, oltre all’enorme tristezza, si presenta il problema di indirizzare quelli che potevano essere i nostri figli in posti ancora più impropri di quelli immaginabili (vedi occhi, orecchie, narici, cruscotti della macchina, piastrelle, pavimenti, tappeti persiani, copriletto, ecc. ecc. ecc.).
Dentro
Sembra semplice, ma… le opzioni si complicano!
Dentro e fuori
C’è chi lo fa. Ma noi ci chiediamo: come si fa a farlo con nonchalance? Si corre in bagno? Si usa una sputacchiera? Ci si produce in uno spruzzo effetto balena urlando «scherzetto scherzetto»? Mah.
Dentro e giù
Sembrerebbe la soluzione più facile e auspicabile. Ma si presentano drammatiche complicazioni. Se non si è in posizione perfettamente corretta e controllata, si rischia la morte per soffocamento. Se non si è abbastanza abili nella manovra di «assimilazione», si rischia l’effetto «medicina cattiva» (a questo punto un bel respiro e giù…). Se la pratica si effettua in posizioni non canoniche, si rischiano errori di direzione con conseguente interessamento di tonsille, palato molle, adenoidi e vie respiratorie superiori. A questo punto il colpo di tosse, lo starnuto, lo sputazzo sono conseguenze inevitabili.
Consce del fatto che da ora in poi nessun uomo leggerà mai più il nostro blog, attendiamo i vostri commenti…
venerdì 5 ottobre 2007
Il teorema della derelitta
Cari lettori, oggi tenteremo di farvi partecipare a uno dei grandi misteri che gravita attorno alle derelitte. Ossia: succede puntualmente che di noi si innamorino anche i comodini, ma non le meraviglie. Quelle fuggono a gambe levate, tutte.
No, non andate a trovare le solite spiegazioni tipo: «Ah, perché con le meraviglie vi comportavate in maniera diversa che con gli altri, eravate sempre a corrergli dietro e loro sono scappati, mentre con gli altri fate il contrario e ecco il risultato». No. Le derelitte si monitorano a vicenda, e si sono rese conto che si comportano normalmente in tutti e due i casi. Nel primo facendo una fatica immonda per non piantare scenate di gelosia, pianti isterici, proposte di convivenza immediata. Nel secondo limitandosi nell’altro senso, per non essere «eccessivamente» carine, che non si sa mai…«Aurea mediocritas», la chiamava Orazio: e così facciamo noi, essendo spontanee e naturali senza mai peccare verso i due eccessi.
Risultato? Che quelli che amiamo fanno culissimo spinto, mentre ultimamente raccogliamo proposte di matrimonio (e di clisteri) da storielle estive, sbandate momentanee, traviamenti passati. L’unica spiegazione è una misteriosa regola matematica che regoli il nostro cosmo. Ecco il teorema della derelitta: l’attaccamento del polo opposto della coppia è inversamente proporzionale al grado di innamoramento della derelitta. Altro che triangoli costruiti sull’ipotenusa. Questo teorema è banalmente verificabile: e per chiarirlo meglio, abbiamo provato a metterlo in musica.
Teorema (Le derelitte feat. Marco «la piaga» Ferradini)
Prendi un uomo, una meraviglia
Fatti trafiggere il cuore.
Fai la signora e non dirgli mai
Che lui per te è vero amore!
Se lo assilli magari ti scappa
Meglio fingere che è tutto ok
Nella lotta ti senti una schiappa
Ma stringi un po’ i denti, non mollerai mai.
E vai tranquilla che lui sparirà
La meraviglia apprezzarti non sa
È matematica sta cosa qua
Più tu lo ami e più culo lui fa
Prendi un ragazzo, uno per bene
Che ti corteggia a dovere
Tu sei carina, sempre lo sei
Ma lui non è il VERO AMORE
Lui ti sembra davvero brillante
Ti interessi anche a quello che fa
Ti comporti da tenera amante
Ma non ti innamori, e che ce vuoi fa’?
E lui ti dice che ti sposerà
Al nome dei figli lui pensa già
E lui ti dice che ti sposerà
E la tranvata ha colpito, si sa.
Eh, cara amica, che ci vuoi fare
il pianeta bastardo ha colpito
Siamo speciali per chi non amiamo
e il nostro amore è fuggito
è la legge della derelitta
non puoi avere mai quello che vuoi
lui fa culo e tu resti lì zitta,
vuoi solo trombare e lui ti sposerààà
Senza l’amore un uomo che cos’è
O meraviglia ritorna da me
E se non torni, bè, lo sai che c’è?
Per noi il Nettuno sempre in piazza c’è…
venerdì 7 settembre 2007
24.000 baci?
Oggi lezione di teoria, cari lettori...
Perchè a cosa servono le derelitte, oltre che a dimostrare che si può sembrare felici anche soffrendo per amore? Ovviamente a fustigare i vizi degli uomini, elogiandone però i pregi. Quindi, oggi, per voi, una breve catalogazione di baci, per aiutare i lettori nel scegliere la via giusta. Ovviamente sono richieste integrazioni…
LE BOCCIATURE SENZA APPELLO
Il bacio endoscopico
Dicesi di bacio in cui l’uomo ti blocca la testa e completa l’opera infilandoti un metro e mezzo di lingua in bocca. Troppa saliva, troppa lingua, troppa impossibilità di muoversi.
Commento derelitto: Ciccio, le tonsille le ho sane, lasciale dove sono. Fastidiosissimo.
Il bacio a mulinello
Solitamente l’uomo mulinello tiene le braccia inerti attorno al collo o alla vita della donna, inclina la testa, attacca la bocca a ventosa, inserisce la lingua e inizia a girare vorticosamente in senso orario. Si ferma solo per invertire il senso della rotazione.
Commento derelitto: Se volevo un minipimer, andavo all’Euronics. Poco fantasioso.
I RIMANDATI A SETTEMBRE
Il bacio «c’è nessuno?»
È il bacio interrotto, che, similmente all’omonimo coito, dà poca soddisfazione. Ossia: parte bene, mani tra i capelli, sul viso, sul collo, bocche che si avvicinano, contatti, sfioramenti. Ma niente passione. L’uomo di questo genere solitamente osa dei timidi allunghi con la punta della lingua, ma non fai manco in tempo a stabilire un contatto che quello si ritrae. Come a dire «assaggia, ma non mangiare troppo».
Commento derelitto: La dieta la faccio già col cibo: nei baci non se ne parla. Stitico.
Il bacio «vorrei ma non posso»
Ossia il pentito. Quello che vorrebbe, ma magari è impegnato. Ha una fidanzata, una moglie o una mamma che gli hanno insegnato che andare in giro a baciare labbra sconosciute non è cosa buona e giusta. Però ci prova lo stesso, salvo poi ravvedersi nel mentre. Quindi tu baci qualcosa che non risponde, se non per cortesia. Due labbra morte.
Commento derelitto: Se mi dovevi far sentire sbagliata, potevi stare dov’eri. Ipocrita.
I PROMOSSI
Il bacio a mela
Il bacio a mela è forse il preludio migliore. Ottimo come primo bacio, perché permette un contatto profondo ma anche di controllare la reazione altrui. Sono tanti baci, i primi con le labbra sole, e poi con variazione del bacio a pennello. Si chiama a mela perché segue la dinamica di chi mangia una mela intera, a morsi: si avvicina e si allontana.
Commento derelitto: Se i primi morsi sono i più piccoli, poi si può allargare. Esplorativo.
Il bacio a pennello
Si arriva nelle zone alte della classifica. Il bacio a pennello è opera di artista. È un bacio avvolgente, morbido, caldo. La lingua fa il movimento del pennello sulla tela: tratti brevi, di diversa intensità e direzione.
Commento derelitto: Da andarci avanti per ore. Godurioso.
Il bacio della foresta
Dicesi di bacio selvaggio, in preda alla passione cieca. In questo bacio l’abbraccio è stretto, le bocche si cercano, uno dei due partecipanti di solito viene sbattuto contro un muro o una superficie qualsiasi, verticale o orizzontale. Ci sta pure qualche morso moderato… Le bocche poi si allargano verso altri lidi: collo, orecchie, spalle… Tutto il raggiungibile ci sta.
Commento derelitto: Classico bacio che ti fa piegare le ginocchia. Selvaggio.
Nell'attesa delle vostre integrazioni, vi rimandiamo a lunedì, con gli esempi pratici di quanto teorizzato qui sopra.
Baci, nella maniera che più vi aggrada!
martedì 28 agosto 2007
Born to be derelitt...
Amici, ma soprattutto amiche di questo blog, ormai le vacanze sono giunte pressochè al termine. Tranne che per pochi fortunati (noi comprese, uahuahuah) ai quali sarà concessa la vacanza settembrina, ormai sarete quasi tutti dall’altra parte del pc a tirare le somme di questa estate 2007. Vi siete divertiti? Avete coltivato una tintarella da invidia? Vi siete strafogati di impepata di cozze? Avete rimorchiato? Solo voi lo potete sapere. Le derelitte, però, possono darvi una mano a capire se, nelle vostre fornicazioni estive, avete avuto la (s)fortuna di incontrare una meraviglia. Al vostro ritorno in città, dovreste presentare alcuni di questi sintomi (tutti nei casi gravi).
1. Venite apostrofati da chiunque con il ritornello «Ah, ma come ti trovo beneeee, la vacanza ha fatto miracoliiiii…». Merito di quel luccicore negli occhi, oltre che dell’abbronzatura. Tenetevelo stretto, prima che la nostalgia porca bastarda ve lo tolga, insieme alla serenità. A quel punto la frase ricorrente sarà: «Ma sei già stata in vacanza? Sì? E come mai sei così tirata?»
2. Vi riducete al tubo del gas andando in profumeria a spruzzarvi addosso il SUO profumo. Sono attestati casi (per ora solo due, entrambi in Trentino) in cui il profumo viene addirittura comprato. Questo è chiaro sintomo di stadio terminale nella fregatura da meraviglia. Auguri.
3. Tutto quello che non riguardi lui/lei vi fa schifissimo: entrate in tutti i negozi, quelli che prima svaligiavate, e non comprate nulla. Però pensate a come sarebbe bello avere la meraviglia nel camerino, che prova un paio di jeans. Andate in piscina e non mettete manco mezzo piede in acqua: ma immaginate di spalmare il vostro amato bene di olio solare profumato al cioccolato. Perfino il cibo, solitamente fonte inesauribile di gioia, non vi interessa. Mangiate solo per sostentarvi (è il famoso «effetto cornutazzo»). Avete l’occhio vitreo del pesce pescato: e gli amici cercano invano di scuotervi dal torpore.
4. Controllate il cellulare ogni due minuti. Magari non l’avete sentito suonare e il vostro semplice e per niente impegnativo intrallazzo estivo (solo divertimento-niente sentimenti-siamo adulti) vi ha cercato. Se il telefono è silente da troppo, vi fate mandare un sms da un amico, per verificare che la ricezione funzioni. Vi rendete perfettamente conto di essere patetici, ma non vi interessa.
5. Qualsiasi cosa vediate, vi ricorderà lui/lei. La camicia del barista, l’accento del postino, il colore della macchina del vicino di casa. Tutto. Considerate anche l’influenza del pianeta porco bastardo, che metterà in continuazione sulla vostra strada manifesti della SUA città, persone con lo stesso nome, pubblicità dei biscotti che avete mangiato insieme l’ultima sera. Se non crepate di nostalgia, potete passare al sintomo successivo.
6. Iniziate a scrutare le vetrine delle agenzie viaggi con occhio cùpido. Guardate mille volte il sito dei voli low cost o l’orario dei treni, per vedere se è possibile tornare dal vostro «era-solo-sesso» nel più breve tempo possibile. Raccontate di improbabili trasferte di lavoro nella zona in cui lui/lei risiede per tastare la sua reazione e capire se ha voglia di rivedervi. Si vocifera di chi abbia fatto 2400 km in 24 ore per restare una notte sola con la meraviglia. Ma forse sono solo leggende metropolitane…
Vi ci siete ritrovati? O avete sintomi da aggiungere? Palesatevi: per tutti quelli che provano o hanno provato i sintomi dell’intossicazione da meraviglia, l’iscrizione al Club delle Derelitte è gratuita. Forniteci la vostra e-mail scrivendo a callistamafalda@yahoo.it, e noi provvederemo a inviarvi la tessera… E poi diteci che non vi vogliamo bene! Derelitti di tutto il mondo, uniamoci!




