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giovedì 14 gennaio 2016

La chiaveeeeeeeeee!

Il seguente post, pubblicato dalla sottoscritta Callista, è in realtà di mano di Mafalda.  La derelitta Mafy ha infatti perso qualsiasi accesso al blog. In attesa di essere riabilitata, dice ai suoi lettori di perdonare la sua sbadatezza, tipica di una bionda stupenda qual è lei.

(In realtà, le sue parole testuali sono state "Scrivi che sono rimbambita".)

Buona lettura.


Tornate, tornate … si fa presto a dire siamo tornate. La fa semplice, Cally.
Dovremmo pur spiegare cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo – Clyde rientra in casa che fa freddo e ti si gelano le chiappe - raccontare i nostri cambiamenti, - Bonnie puoi scendere dalla mia borsa che poi mi porto peli neri ovunque ?- dire che facciamo, dove siamo – Gatti malvagi smettetela di correre in giro alle mie gambe che grazie a voi ho già rischiato un triplo axel dalle scale stamattina -  Insomma un minimo di spiegazione credo proprio sia il caso di darla – Ciao belve!
Tutti questi pensieri vagavano nella mia testa stamattina mentre,  cercando di domare i due felini che ormai sono diventati padroni incontrastati di casa, finivo di prepararmi per uscire e andare al lavoro.
Contro ogni aspettativa sono riuscita ad uscire e chiudere la porta.
Ecco.
Chiudere la porta.
Nooooooooooo:  Le chiavi!
Ricapitoliamo.
Ore 8.05 del mattino. Riunione in ufficio fissata per le 9.00. Io sul pianerottolo di casa con in mano un mazzo di chiavi. Porta chiusa con altra chiave inserita all’interno e, ovviamente, maniglia presente solo all’interno. Serratura bloccata. Tradotto: Tragedia di immane portata.
Momento di panico, seguito da un momento di fredda lucidità nel quale ho elaborato un piano per uscire dal guaio, seguito da un momento di disperazione conscia del fatto che il mio piano avrebbe fatto acquissima. Mi sento la D’Urso in preda ad un delirio di faccettine contrastanti! 
Corro dalla signora del piano di sotto sperando che riesca a darmi il numero del fabbro che ha eseguito alcuni lavori di ristrutturazione della casa. Dribblando mille domande riesco a farmi dare il contatto.
Mi lancio a piano terra (la linea sul giroscale è inesistente) e mi ritrovo in strada a telefonare.

FABBRO: Pronto?
MAFALDA: Ciao, Fabbro, ciao, sono Mafalda Mafaldi, ti ricordi?
FABBRO: no
MAFALDA (iniziamo bene)  ma come no? Sono la figlia di papà Mafaldi … hai fatto dei lavori durante la ristrutturazione di casa
FABBRO: no
MAFALDA: ma dai … Trento nord, vicoletto stretto, ultimi due piani di una casa antica …
FABBRO: no
MAFALDA (evviva la loquacità dei trentini!) Vabbè, non importa! Ho un problema … e gli spiego la situazione …
FABBRO: mi spiace, non lavoro più in proprio; ora sono dipendente e non posso lasciare il posto di lavoro. Ti do il numero di una ferramenta. Chiama loro. Ciao.

Segno il numero e telefono.
Mi risponde una signorina alla quale spiego velocemente la situazione. Lei ascolta tutto diligentemente per poi passarmi “uno dei ragazzi al bancone”.  Aspetto e parlo con tale Marco al quale racconto la mia disavventura. Anche Marco ascolta diligentemente  tutto e si mostra perfino solidale inserendo qualche “ah cavolo” e “mannaggia” nella conversazione ma mi informa di non potermi aiutare. Mi passa, però, il titolare, il signor Antonio. Prendo fiato ed espongo il mio dramma anche a lui concludendo con un “mi può aiutare?”.
Il signor Antonio prontamente mi risponde felice e garullo: “ma certo, signorina” … e aggiunge “domani mattina verso le 10 va bene?”
Ma come domani mattina??? Ma noooo … io devo entrare in casa oggi. C’ho pure due povere creature pelose che mi muoiono di nostalgia e fame (rigorosamente in quest’ordine) se non mi vedono!
Niente … il signor Antonio ha un’agenda fitta quanto quella di Obama e mi tira pacco. Mi regala una flebile speranza dandomi il numero di telefono di un altro fabbro.

Ormai sono le 8.30 passate e sono seduta su un murettino di cemento vicino all’entrata di casa. Guardo sconsolata il display del mio cellulare. Il numero l’ho composto ma sta suonando a vuoto … avrà già fatto 20 squilli (alla faccia della regola derelitta ‘dopo 5 si attacca’) quando, come un arcobaleno che spunta dalle nubi, sento la voce di Franco.
Gli spiego tutto: porta chiusa- chiavi all’interno – mazzo di chiavi presente – porta bloccata – fretta – aiuto!
Mi risponde con un rassicurante “in 5 minuti sono da te”
Arriva puntualissimo. Capello lungo, pantaloni mimetici, pile e crocs nere ai piedi (segue supporto fotografico). Ecco … diciamo che la  presentazione non è delle migliori ma “Renegade montanaro con zopelle inguardabili” è la mia unica speranza per riprendere possesso della mia maison quindi sorrido e lo conduco fino alla porta di casa.


Sorride sornione affermando, sicuro; “sarà un gioco da ragazzi!”.
Mezz’ora, un bel po’ di sudore  e  dopo aver usato, nell’ordine, carta fedeltà del supermercato,  chiave del dodici, bustina trasparente di plastica, cacciavite di taglio e a stella, supporto che si espande ad aria, forcina dei capelli, e trapano la porta si spalanca.
Praticamente l’ha aperta a imprecazioni!
Saluto il gioioso Fabbro che abbandona il campo di battaglia provato e con un centone in tasca e corro verso la macchina.
Memorizzo il contatto di Franco come “Salvatore Fabbro Franco”. Toh … proprio sopra Saraminchia.
 Anzi ora la chiamo per la ceretta.
Beh … forse aveva ragione Cally. Non c’è niente da spiegare.
Il tempo passa.
Le derelitte restano.

mercoledì 21 agosto 2013

Callista sogno di mezza estate

Ieri ero davvero di ottimo umore: mi sentivo un incrocio tra Vlad l’Impalatore, Attila, Gengis Khan e Dart Fener. Meraviglioso. Ma le faccende domestiche non guardano in faccia nessuno, meno che meno le lune o le paturnie… Quindi me ne sono andata con la mia sportina e la lista della spesa a fare incetta di cibi possibilmente poco calorici. 
Dopo aver spuntato tutte le voci del promemoria e aver ceduto alle Ecodosi Dash in offerta e alla nuova crema Dove Mandorle e Fiori di Ibisco (tutte cose profumose che piacciono a noi donne), mi dirigo alla cassa. E finisco dietro a una nonna con nipotina piagnucolosa di due anni infilata nel carrello.
Abbigliamento Callista: gonna bianca lunga fino ai piedi (moooolto gitana), canotta doratina, borsetta in paglia, sandalino etnico, capello biondo trattenuto da fiorellino di stoffa. Mi sento come Gwen Stefani nella foto vista stamattina, ma sembro probabilmente la copia sobria della zingara Cloris.
La bambina frigna, mentre la nonna cerca di placarla. A un certo punto, la gioiosa anziana esce con la genialata: “Amore, non piangere, guarda che questa bella signorina qui dietro ti sgrida”.
Io sfodero il sorriso di circostanza, più che altro per le due magiche paroline “bella” e “signorina”. La bambina mi guarda perplessa e tira su con il naso. Le faccio “ciao” con la manina.
La nonna è implacabile: “Hai visto che bella che è? È come la tua bambola! È una Barbie, solo che è vera! Hai visto?”
Tra me le la bambina, non so chi potesse avere lo sguardo più perplesso. Abbozzo un “Ma no, eh, signora, ne vengono fuori almeno due di Barbie in carne e ossa da me… Ah ah…”, ma in realtà gongolo. Barbie “Callista Sogno di Mezza Estate”, altro che Gwen Stefani…
Mi resta solo da trovare Ken. E che sia possibilmente dotato di pistolino.

martedì 18 giugno 2013

Piccole meraviglie crescono

E anche quest’anno scolastico volge al suo termine, con solo i poveri maturandi a faticare ancora sulle “sudate carte” di leopardiana memoria: soliti saluti, soliti adempimenti di fine anno, solite speranze di rivedere colleghi e (in qualche caso) anche studenti a settembre (ah, infausto destino dei precari!). Questo finale di anno però è stato rallegrato da una nuova usanza importata dall’America: il ballo scolastico, ossia orde di adolescenti infighettati che pervengono in luogo deputato e attrezzato come sala da ballo e mangiano e bevono rigorosamente analcolico (con professori addetti al controllo del beveraggio, come gli schiavi assaggiatori romani) fino alla mezzanotte, quando vengono sbattuti fuori dal bidello infastidito per gli straordinari serali.
Ovviamente l’idea non può che essere sostenuta dagli insegnanti più giovani, tra i quali mi trovo ancora – fortunatamente - pure io:  mi sono trovata quindi a dover organizzare tutto l’ambaradan e a partecipare come sorvegliante alla serata (ma più che altro ho cercato di mantenere l’aplomb dell’algida professoressa regina delle nevi, che mi viene tanto bene in classe ma molto meno bene nelle occasioni conviviali, perché in un paio di occasioni mi sono dovuta trattenere dal gettarmi in pista urlando).
Tutto si è svolto per il meglio: ragazzi bravissimi che si divertono davvero con nulla (alla faccia delle tragiche prospettive che i tg danno del mondo giovanile), nessun incidente di percorso, niente da segnalare. Niente, tranne lo Studente Invaghito.
Ora, da insegnante giovane e non racchia, mi sono trovata a volte in passato a fronteggiare studenti invaghiti: ma il tutto si risolveva in sguardi languidi, sospiri sul corridoio, interrogazioni che evolvevano in balbettamenti e coloriti scarlatti se si parlava d’amore o simili. Ma lo studente invaghito di quest’anno ha la faccia come il didietro e un coraggio che non ho manco io a trent… ehm, ventinove anni periodici.
Inutile dire che è corteggiato da orde di ragazzine dai 16 ai 18 anni per il suo fare simpatico e spavaldo; inutile dire che è pure un bel ragazzo, alto, moro e ben vestito; inutile dire che è pure bravino a scuola senza fare grande fatica ed è pure sportivo. Insomma, le ha tutte. Ma invece che gettarsi sulle compagne di scuola, ha deciso di perseguitare me: battute, complimenti, carinerie di ogni tipo sempre rimbeccate con cinismo e acidità sono servite a poco. Il minchione aspettava il ballo scolastico per mettermi in seria difficoltà.

Arriva sorridente e profumato circondato dai suoi amici, raggiunge l’angolo dove sono rintanata con i colleghi e mi saluta: “Prof, è un CASIN bella stasera!”
Io: “Grazie, ma magari i complimenti impara a farli in italiano, cucciolo!”
Lui: “Prof, ma non si formalizzi: il concetto c’è, ed è che lei è bellissima!”
Risatine dei compagni e mio rapido sollevamento delle sopracciglia, mentre cerco di non diventare paonazza. Questo mi mette seriamente in crisi.
La serata passa tranquilla, con gli occhi del cucciolotto sempre piantati addosso e sporadiche comparsate dietro angoli e colonne che mi facevano venire un coccolone ogni volta. Ma come in ogni festa che si rispetti, arriva il momento dei lenti. Il fesso avanza verso di me con passo deciso: io guardo il mio collega ignaro che beve una cocacola.

C: Oddio, viene a invitarmi
CICBUC (Collega ignaro che beve una cocacola): Chi?
C: Coso, lì. Viene a invitarmi a ballare.
CUCBUC: Ma valàààà, con tutte le compagne gnocche che ci sono stasera? Da te?
C: Grazie per la considerazione. E comunque ti dico di sì.
CUCBUC: Ma figur…
Ed ecco lo studente invaghito arrivato a noi:
SI (porgendomi la mano): Prof, posso invitarla a ballare?
C: Ecco, veramente…
CICBUC: Ma dai, vai!
C (mai che si facesse i fatti suoi questo): Ma no, non mi pare il caso…
SI: Prof, è solo un ballo, giuro che non le faccio nulla!
C: Non ho paura, eh, ti ricordo che quanto io facevo la maturità tu eri alle prese con i rigurgitini da latte!
SI: E allora, dai, mi faccia questo regalo!


In mezzo a un coro di “dai proooof, forzaaaa, vai Callistiiiii” con uno studente dal sorriso impeccabile e la mia faccia color pomodoro, ho ceduto e ho seguito SI a centro pista.
Ho immediatamente adottato la posizione “festa delle medie” quando ti toccava ballare con uno che non ti piaceva: braccio rigido per mantenere le distanze, bacino arretrato di quei 25 cm che impediscono ogni sfioramento, testa girata di 45 gradi per non respirargli sul collo. Io ero tesa come una corda di violino, lo studente rilassato come un angioletto.

SI: Grazie, prof, mi ha fatto un regalo stupendo. Sa, è tutto l’anno che ho un debole per lei.
C: Smettila! Sei fortunato che non sei un mio studente, altrimenti ti facevo bocciare. Balla e taci!
SI: Veramente, prof…  E poi lei ha un profumo buonissimo.
C: Ma benedetto, piantala! Prima di tutto hai veramente una faccia tosta che mezza basta… E poi su, in mezzo a tutta questo numero di gnocche della tua età, devi venire da me?
SI: Ma prof, lei è stupenda, intelligente, spiritosa: le mie compagne non sono abbastanza mature per me.
C (ussignur… Vabbè, vediamo di buttarla in vacca...): Ho capito, eh… Ti piace l’antiquariato!
SI: No, prof, non mi piacciono le cose vecchie. Mi piacciono le cose belle.

Non ho avuto il coraggio di replicare: ho sperato che la canzone finisse in fretta ma (come in ogni situazione drammatica) ho beccato il lento da 5 minuti e 04 (timing controllato a fine serata per vedere quanto avevo patito).
Ovviamente ho condiviso la vicenda con l’amica Mafalda.

C: Amica, hai capito cosa mi è successo?
M: E non gli hai dato due colpi?
C: Ma Mafy! Sono una donna impegnata e lui ha 19 anni!
M: Appunto, è maggiorenne!
C: Ma smettila! Ma dico, amica, te lo immagini questo a 25 anni come diventa? Altro che meraviglia…
M: Piccole meraviglie crescono, amica…
C: Ah!
M: Sigh!
C: Sob!

M: Nel dubbio… Non è che hai il suo numero? ;-) 

venerdì 31 maggio 2013

La bacchettona

Come ormai ben sapete, le vostre derelitte (con Olivia di CiVediamoAlleSette) sono tornate in palestra: due giorni a settimana facciamo un corso faticosissimo in cui un istruttore psicopatico ma bravissimo ci urla in faccia come in un campo marines, mentre un terzo giorno a scelta ce ne andiamo in sala pesi a fare un po’ di tonificazione generale. I risultati non si sono fatti attendere, ovviamente… Ma come capirete, non parliamo tanto di perdita di peso o rimodellamento corporeo, quanto di tragiche avventure in perfetto derelitt style.
Tanto per cominciare… Sapete benissimo del debole che noi nutriamo per i pelati: ecco, la palestra è popolata da calvi. Tre quarti degli istruttori lo sono! Praticamente non si distinguono per la maglietta “staff”, ma per la pelata. Tra questi calvi, uno è quello che ci ha convinto a iscriverci, ovviamente per la sua competenza in ambito sportivo e non per il fatto che indossa magliette piccole, pantaloni sconvenientemente aderenti sulle chiappe (di marmo) e ha gli occhi verdi come il mare. Ovviamente il suddetto pelato è pure fidanzato con una toporagna impedita che si allena con noi e distingue a fatica la destra dalla sinistra: il mondo è davvero ingiusto.



In compenso, alla seconda comparsata in sala macchine siamo state abbordate dall’altro istruttore: una via di mezzo tra zio Fester e la copia giovane di Galliani. Ci ha beccato mentre eravamo sulla cyclette a riscaldare le chiappe.
GG (giovane Galliani): Ciao ragazze, siete nuove?
C: Ciao! Sì, ci siamo iscritte da 15 giorni!
GG: Oh, bene,allora poi vi seguo io mentre fate la scheda, così controllo se fate gli esercizi.
M: A dire il vero, facciamo palestra da 10 anni…
GG: Tanto non ho niente da fare! Comunque piacere, io mi chiamo Fausto.
C&M: Piacere, Callista e Mafalda! (ma sapete che le derelitte in realtà hanno lo stesso nome…)
GG: Uh, vi chiamate uguali? Ma dai? Mi prendete in giro?
C: No, se dobbiamo prendere in giro qualcuno ci inventiamo qualcosa di meglio…
GG: Ahahah! Dai, allora a dopo!

Già qui dovevamo capire che il babbeo brillerà in effetti per muscoli, prestanza fisica o crapa pelata, ma non per astuzia.  È bastato che ci seguisse in 3 postazioni per sentire prepotente dentro di noi la voglia di fargli inavvertitamente cadere un peso da 10 chili sul mignolino del piede: Fausto, infatti, ha un umorismo che farebbe ammosciare i capelli anche a Rodotà e, soprattutto, parla per luoghi comuni. Una tragedia, che è deflagrata in tutta la sua potenza alla pectoral machine. Mafalda è seduta e sta facendo l’esercizio, Fausto è in piedi accanto a Callista in attesa.
F: Ma voi che lavoro fate?
C:  Io insegno.
F: Ma dai? Dove? All’asilo?
C (perché tutti mi chiedono se insegno all’asilo?): No, al liceo.
F: Ah. E cosa insegni?
C: Italiano e Latino
F: Dai? Ma sei severa? Secondo me hai la faccia da BACCHETTONA!
C: Lo prendo come un complimento.

Mentre il povero Fausto si scavava la fossa da solo avventurandosi in un terreno fatto di “ah, ma i giovani d’oggi sono tutti disperati” e “chissà che fatica farai a farti rispettare”, io ho attivato la modalità risposta automatica modello vecchietta in coda alla posta che si lamenta di tutto: sguardo fintamente presente, testa che oscilla su e giù, annuendo, vocalizzi di assenso (ehhh già, ahhhh sì, come no, eeeehhh…).
Finalmente, dopo una conferenza di pedagogia degna di un novello Don Milani, Fausto si cava dai piedi. Mafalda ha le lacrime agli occhi dal ridere.
M: Amica, hai fatto colpo.
C: Zitta!
M: Quando ti ha dato della bacchettona pensavo di morire.
C: Questo immenso minchione… Vabbè, andiamo a ritirarci la tabella e doccia!



Alla postazione, Fausto ci attende implacabile.
F: Ragazze, ecco qui la tabella nuova. L’ho fatta pensando ai vostri bisogni…
M: Ma noi non ti abbiamo detto niente  al riguardo!
F: Sì, ma io vi ho controllato mentre facevate gli esercizi! Vi ho fatto lo scanner, ahahah!
C: Eh, un lavoraccio il tuo, eh?

F: Ah ah ah.
C: Vabbè, grazie e ciao!
F: Ma dove andate di bello? Aperitivo stasera?

M: Di giovedì? No, noi pecchiamo solo nel fine settimana.
F: Ah, ma non andrete mica a casa?

C: Sì, siamo noiose e bacchettone. Ciaooooooo!

Se chi ben comincia è a metà dell'opera, nutriamo un senso di inquietante timore per i prossimi mesi.

martedì 30 aprile 2013

Pan di Stelle


Callista e Mafalda sono tornate in palestra. Un po’ per evitare di perdere i pezzi all’affacciarsi dei fatidici… ehm… 24 anni, un po’per eliminare qualche chiletto accumulato durante l’inverno, insieme a Olivia di “Ci Vediamo alle Sette” abbiamo infilato tuta e scarpe da ginnastica e via, verso nuovi incredibili dolori muscolari.
Ovviamente, insieme alla palestra, è partito anche il programmone “Dieta sana, varia e povera di ogni cosa sia golosa”: praticamente una quaresima ritardata, per vincere la lotta contro l’odiata BB (che come ben sapete, non è Brigitte Bardot, ma la Bilancia Bastarda).
Inutile dire che, ogni qualvolta una donna decida di limitare l’apporto calorico, partono inviti su inviti a cena, offerte di cibo a tutte le ore, merende, carichi di viveri che manco un programma umanitario: chiunque decide di invitare la povera Derelitta a un peccato di gola. Come stamattina…

Mi reco come ogni giorno a scuola, in stato semicomatoso per la carenza di sonno e con l’acido lattico che regna dentro me come un sovrano del male: livello agilità 1, ossia “gatto di marmo”.
Rantolo alla macchinetta del caffè: ed ecco il collega giovanissimo, sportivissimo e magrissimo che si presenta con un pacchetto da 750 grammi di Pan di Stelle. Ora, io per i Pan di Stelle potrei anche vendere un parente: sono in assoluto i miei biscotti preferiti, soprattutto se inzuppati nel caffellatte: remoti ricordi di un metabolismo adolescenziale.


CGSM (collega giovanissimo, sportivissimo e magrissimo): Ciao Cally, vuoi?
C: Pan di Stelle? Sia mai, vade retro! Che Tra un mese devo mettere il costume da bagno
CGSM (sgranocchiando): E allora?
C: E allora tu sei un uomo, non puoi capire.
CGSM: Mah. Comunque se cambi idea e li vuoi a ricreazione, sono nel mio armadietto.
C: Smettila!
CGSM: Se li mangi, poi puoi smaltire con me: stasera andiamo a fare una ciaspolata in notturna con alcuni amici, prima che diventi troppo caldo.
C: Ciaspole? Notturna?  A me???  Guarda, l’unica cosa che mi potrebbe convincere a fare una cosa del genere sarebbe una lauta cena al rifugio. Ma sono a dieta.
CGSM: Se cambi idea, noi partiamo verso le otto… (Offrendo il pacchetto di biscotti) Comunque, sei sicura che non ne vuoi?
C (ritirando il caffè dalla macchinetta): NOOOOOOOO! Ma poi, scusa, mangi i biscotti a secco, senza neanche un caffè? Ne vuoi uno?
CGSM: No grazie, va bene così.
C (offrendo  il bicchierino al collega): Sicuro? NON VUOI PUCCIARE IL BISCOTTO?

Giuro che lui è rimasto totalmente impassibile: ha anche garbatamente rifiutato l’offerta. Credo non abbia colto l’orribile doppio senso che invece hanno colto tutti gli altri colleghi che erano alla macchinetta con me. Adesso ogni volta che mi vedono con un caffè, urlano “Se volete, la prof Callisti fa pucciare il biscotto”. Maledetti.  Si accettano suggerimenti per una lenta e dolorosissima vendetta.

lunedì 22 aprile 2013

Ci vediamo alle sette?


Ebbene sì,  noi Derelitte siamo precursore in ogni campo, non solo per quanto riguarda la “disgraziataggine”. In attesa che in Italia liberalizzino i matrimoni gay, abbiamo pensato di anticipare i tempi: insieme a due amiche di lunga data, abbiamo dato la vita a una nuova creatura.

È con sommo piacere e onore che Callista e Mafalda vi presentano, insieme a Mirta e Olivia, il nuovo blog a 8 mani “Ci vediamo alle 7”: chiacchiere tra donne all’ora dell’aperitivo.  

Mirta e Olivia sono, in realtà, vecchie conoscenze dei nostri lettori più affezionati e “antichi”: i nomi suggestivi tradiscono le loro origini poco trentine… In effetti, io e la Mafy abbiamo cercato di trovare due nomi alternativi ai nostri per omogeneizzare questa scelta poetica… Ma chiamarci “Canederla” e “Teroldega" piuttosto che “Melinda” e “Marlene” ci pareva poco elegante… Quindi abbiamo deciso per la fidelizzazione: voi, che leggete e commentate da sempre le Derelitte, potevate altrimenti  averne a male, no? (Questa è la scusa che abbiamo usato con le nostre amiche, siete pregati di supportarci e coprirci, grazieeeeee…)

Come vedrete, siamo tecnologicichissime (uots?): infatti io e Mafalda ci limitiamo a scrivere i post con la penna d’oca e poi le nostre amiche gggggiovani e ferrate sul web pensano al resto. Ci trovate su Facebook, Twitter, Instagram, tra un po’ verremo direttamente a casa vostra a farvi compagnia mentre bevete il caffè.

Gli argomenti… Bè, saranno i più disparati. Troverete i post delle Derelitte ma anche tanto materiale inedito, consigli di bellezza, salute, tv, libri, viaggi, bricolage, cucina… Insomma: tutto quello che non può mancare nella cultura di ogni lettore del nostro Diario, donna o uomo che sia (per rimorchiare, cari uomini, bisogna conoscere l’universo femminile… E allora seguiteci!!!).

Venite a trovarci, vi aspettiamo con tanto affetto: e se non lo fate, iniziate a guardarvi alle spalle. Noi vi vediamo! ;-)

Le vostre Derelitte da oggi anche su CiVediamoAlle7


!

venerdì 8 marzo 2013

C'è qualcosa di grande tra di noi?

Che io, Callista, abbia la fortuna di fare l’insegnante ormai lo sapete. Che sia particolarmente portata alle tragiche figure di guano è altrettanto universalmente noto. Ora, per dimostrarvi che sono passati degli anni ma che non ho perso l’abituale smalto in questo campo, diamo inizio oggi alla trilogia dell’equivoco: ossia come mi sputtano la credibilità lavorativa in due minuti e per tre volte di seguito con membri della stessa famiglia. Una campionessa, proprio.
Iniziamo dal principio, come sarebbe buona abitudine. Quest’anno, per la prima volta nella mia carriera, in una classe ho uno dei due rappresentanti dei genitori maschio: e già questo è un evento di per sé straordinario. Ma la cosa che rasenta l’assurdo è che trattasi di genitore attento, amorevole, giovane e pure discretamente figo. Ok, decisamente figo. Va bene, lo ammetto: proprio bonazzo. Una specie di George Clooney trentino. Inutile dire che tutte le colleghe aspettano con gioia il momento del ricevimento genitori quando c’è la sua prenotazione… E invidiano il mio ruolo di coordinatrice di classe, visto che ho l’oneroso compito di tenere i rapporti con i rappresentanti.
Durante le elezioni e il primo incontro mi sono zelantemente prodigata nel mio compito: ho lasciato la mia mail, le ore di ricevimento, ho spiegato programmazioni e affini, ho anche accompagnato i genitori alla porta, stringendo la mano prima alla mamma rappresentante e poi a Georgy. Lui, cordialissimo e sorridente, mi stringe la mano con vigore e mi dice “Allora professoressa Callisti, rimaniamo d’accordo che se ci sono problemi lei ci avvisa e se abbiamo qualcosa da dirle ci facciamo sentire noi, ok?”. Ed ecco la mia geniale risposta, con un sorriso a 32 denti e voce flautata: “Ceeeeeeerto! Quindi se io non la sento, sto tranquilla (e già qui…). Se invece HA QUALCOSA DI GROSSO PER ME, SA DOVE TROVARMI!”.
Considerando che io non uso mai il termine “grosso” per i tragici doppi sensi a cui si presta (soprattutto perché lavoro con adolescenti), direi che Freud avrebbe molto da dire su questo mio sinistro lapsus.
George è rimasto del tutto impassibile di fronte alla mia triste uscita: ma per la settimana prossima ha prenotato ben quattro spazi degli otto disponibili nella mia ora di ricevimento. Considerando che suo figlio ha la media del 9, inizio a temere.

mercoledì 10 dicembre 2008

Le abominevoli donne delle nevi

Cari amici di Quark,
nel documentario di oggi vi mostreremo la vita e l’habitat di un animale molto raro della zona alpina: la derelicta nivis. Ne esistono ancora solamente due esemplari!

La derelicta nivis è un mammifero a sangue caldo, anzi, caliente: bipede, tranne in rari casi di quadrupedia dovuti a ubriachezza molesta, posizioni sessuali alternative, sessioni di yoga in palestra, la derelicta nivis mostra una liscissima criniera bionda che scuote spesso. La criniera è l’unica parte pelosa dell’animale: grazie alla natura e all’intervento di un altro mammifero, Saraminchius, la derelicta mostra una scarsicrinita pelle eburnea, occhi azzurri (Derelicta nivis Mafaldi) o verdi (Derelicta nivis Callisti), un fisico morbido ma tonico, piumaggio dai colori sgargianti. Per lo meno durante la bella stagione.
Peccato sia costretta a vivere in un habitat decisamente complicato: la città di Trento e i dintorni, che si trasformano durante l’inverno nel mondo delle nevi, da cui la derelicta prende il nome. Ecco quindi che la nostra bestia si prepara per la stagione rigida: non cade in letargo (anche se le piacerebbe), non si ricopre di strati di adipe per proteggersi dal freddo (anche se sarebbe il suo sogno). Semplicemente si fornisce di singolari e vezzosi berrettini, guanti da maniaco omicida, giacconi imbottiti, scarponcini poco glamour ma portati con classe estrema: e affronta la bufera per procacciarsi il cibo quotidiano.
L’andatura della derelicta nivis durante le abbondanti nevicate è molto curiosa: mette un passo dopo l’altro cercando di mantenersi in piedi o quanto meno di cadere al suolo con dignità, sculetta moderatamente perché non si sa mai che qualcuno la stia guardando, si ferma ogni dieci passi per scuotere via la neve da sotto le suole che fa effetto pattino e emette un curioso verso reiterato: «Ma vaffanculo, tempo del cavolo, porca miseria che freddo, basta neve che mi si smoscia la piega».
Giunta la sera e terminata la giornata di ricerca del cibo, la derelicta si ricovera nel suo nido: soffre molto nel rinunciare alla sua intensa vita sociale (ah ah ah) a causa del tempo infausto, ma si organizza. Durante la stagione delle nevi, infatti, la derelicta si dedica intensivamente al punto croce e realizza corredini per i cuccioli di un’altra specie di femmina alpina, la mater felix, solitamente simbiotica con lei.
Il periodo dell’accoppiamento della derelicta dura tutto l’anno: anche sotto la neve, infatti, la nostra animalessa ha un ormone che sbranerebbe perfino i sassi. E poi vuoi mettere fare all’amore con un bel maschio mentre fuori impazza il tempo più scandaloso del mondo? E poi la neve è così romantica… Ahhhhh (sospiro)!
Ehm, scusate, mi sono fatto prendere dall’enfasi: che dicevamo? Ah, l’accoppiamento…
Ma come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo la meraviglia: infatti le derelictae prediligono per l’atto amoroso una forma particolare di maschio, il cosiddetto homo meravilia. L’homo meravilia è una mina vagante, che si concede con parsimonia estrema (sottospecie stiticus): e sparisce con l’abilità mimetica di un camaleonte. Ecco quindi che d’inverno e d’estate la derelicta è spesso costretta a restare a bocca asciutta e a sprecare inutilmente ovuli destinati a diventare figli bellissimi e affettuosi.
Per questa suo particolare destino, la derelicta è diventata specie protetta dal WWF: se volete fare un opera pia, a Natale adottate una derelicta, specialmente se abitate in paesi caldi e soleggiati. Che se le lasciate a Trento, rischiate di trovarle surgelate come gli spinaci in cubetto.
Dal magico mondo di Quark anche oggi è tutto. A presto!

lunedì 11 febbraio 2008

La derelitta si vede dal mattino

Il vantaggio di lavorare a stretto contatto coi giovani è quello di avere un ampio campione degli adulti di domani. Il mio occhio clinico di professora, ma soprattutto di derelitta, mi spinge, per solidarietà, a prestare attenzione soprattutto alle fanciulle, che presentano già nella scuola superiore tratti distintivi di quello che saranno tra qualche anno… Derelitte o no? Questo è il problema… Ecco alcuni lampanti esempi di quanto teorizzato.

Madonna, quanto è figo!

Interno scuola, corridoio, durante la ricreazione. Un gruppetto di quindicenni è in pieno sgallinante chiacchiericcio. Sono impegnatissime, tra un boccone e l’altro delle loro merende. Ridono, sghignazzano, si raccontano del telefilm della sera prima. Poi. all’improvviso, cala un silenzio di tomba e tutti gli occhi si puntano in una direzione: passa uno dei ragazzi del piano di sopra, con braga calata a mezzo culo, boxer ammiccante, ricciolo selvaggio e magliettina piccola. Il figaccione in erba fa un mezzo cenno di saluto a una e sale le scale. Appena gira il pianerottolo, l’ammutolito gruppetto esplode in una stridula risata con tanto di colpi di gomito e mormorii a mezza voce: «Oddio come è figo, oddio come è bello». Una, la più sgamata, aggiunge un «E sta con quella trXXa chiappona di quarta, ma vi rendete conto?».

Possibilità di diventare derelitte: ottima. Bisogna solo imparare l’arte della mimesi. I gridolini isterici di fronte a tanta maschia esposizione sono concessi solo ad almeno due piani di scale. O dietro portoni, muretti, macchine parcheggiate. Insomma, il più nascoste possibile dall’amato bene. Al saluto di lui, inoltre, bisogna imparare a rispondere con scuotimento garrulo di capelli e sorriso smagliante. Occhio ai pezzettini di merenda tra i denti, quindi. E moderazione anche all’insulto libero contro altre donne. Meglio farlo in sedi blindate e tra amiche giurate. Ma con l’età si imparano anche le tecniche.

Dai, dimmi qualcosa di carino…

Autobus, rientro da scuola. Due fanciullette si raccontano le imprese telefoniche della sera prima.

F1: Ieri sera ho massaggiato con Franz…

F2: Noooo, che zoccola che sei… Cosa ti ha detto?

F1: A un certo punto gli ho chiesto di dirmi qualcosa di dolce…

F2: E lui?

F1: Mi ha detto «Ho sonno»… Che carino!

F2: Ohhhh, che dolceeeeee…

Possibilità di diventare derelitte: totale. Confidiamo che con l’età smettano di elemosinare cose carine via sms, ma se queste riescono a leggere nella risposta «Ho sonno» qualcosa di romantico («ragazzeeee, ascoltateciiii, sta facendo culooooo, non vuole dire “ho sonno e vorrei fossi qui con me a dormire”, noneeeee»), sono totalmente e indiscutibilmente avviate sulla strada della derelizione. Non ci riusciamo manco io e la Mafy, in questo caso. E vi ricordiamo che una rideva ebete quando la meraviglia la chiamava «Aho, ‘a vacca» e l’altra ha annuito con gioia quando l’altra meraviglia le ha annunciato di aver trovato la morosa, ma che questo sarebbe stato un bene, perché, abitando lei al nord, si sarebbero potuti vedere spesso. No limits.

Lacrime amare

Cortile, esterno scuola. Una ragazzina è in lacrime tra le braccia delle compagne.

RiL: Buahhhhh, perché – sob - mi ha detto – sighhhh - cosììììììì…

C1: Ma cosa gli hai detto tu?

RiL: Che –sob - non aveva - sigh - abbastanza tempo per meeee… E che non lo vedevo maiiiii… E che se preferisce – sighsobsigh - andare a giocare a calcio, me lo deve direeeeeee… Buuuuuuuhhhh…

C2: E cosa ha fatto lui?

RiL: Mi ha mollataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhh…

Possibilità di diventare derelitte: scarsa. Manca la strategia. La fanciulla probabilmente aderirà alla categoria «Spaccacazzi per partito preso». La derelitta non vieta il pallone o gli incontri con gli amici: finge di uscire anche lei e di essere molto impegnata, o massimo massimo soffre in silenzio. Scuote i capelli. Se esasperata tenta la via alternativa, proponendo «qualcosa di più divertente della partita»… Se la meraviglia abbocca, si ottengono due piccioni con una fava. Se non abbocca, c’è sempre l’opzione «appendersi al Nettuno». Ma il tutto in rigoroso silenzio. Fino a che la pazienza regge. Poi si passa al boicottaggio dell’auto, del motorino, del pallone di calcio stesso. I supplizi corporali sono l’ultima risorsa: ci si rovina le unghie.


(To be continued…)

mercoledì 6 febbraio 2008

Promosse all'orale (?)

Come promesso al nostro caro amico Lillo durante il blog raduno di Parma, le derelitte hanno deciso di affrontare un tema scabroso, proprio in tema con il primo giorno di Quaresima. Se non ci scomunicano oggi, saremo salve a vita… Comunque sia, diremo la nostra in materia di «sesso orale», materia in cui siamo specialiste visto che parliamo parliamo e facciamo poco… E poi, come dice la nostra amica Vipera, una vera blogstar deve affrontare almeno una volta questo argomento per essere tale. Siccome noi tutte le mattine ci alziamo dal letto canticchiando «I wanna be a blogstar», non possiamo esimerci dal farlo.

Ma potevamo trattare dell’argomento in maniera canonica? Nooooo… Le vostre Callista e Mafalda vi riveleranno cosa le donne pensano di tutte le cose che gli uomini vogliono (per eventuali approfondimenti, vi rimandiamo al post di Gg in materia).

  1. Dovere o piacere?

Va bene, uomini, è vero che è una pratica che va fatta per piacere, non per dovere, anche perché in caso contrario rischia di diventare un procedimento meramente meccanico (avete presente i pistoni della macchina? Ecco…). Le Derelitte manifestano il loro entusiasmo, giurin giurella. Ma permetteteci qualche appunto. Dimostrare piacere nell’atto è una cosa; dover rispondere a domande tipo «Allora, ti piace il caXXo? Dimmi che ti piace…» è un altro paio di maniche. È impossibile, oltre che parzialmente pericoloso. O ci si esibisce in grugniti tipo «gmrphgggh» o si annuisce con rischio dell’amputazione di parti delicate. Oppure si sospende tutto per dire «Certo, caro, non hai notato quanto io sia entusiasta?» con continuazione che potete immaginare. Mah.

  1. Guardami, guardami, guardamiiiiii…

Si, uomini, ci piace guardarvi negli occhi. Adoriamo farlo. È bello avere in «mano» (ah ah ah) la situazione e vedere che vi sdilinquite di piacere. Ma non chiedeteci di farlo sempre e comunque. Se vi stiamo «rallegrando» mentre siete comodamente seduti in macchina al posto di guida, non possiamo guardarvi. Abbiamo già il nostro bel daffare a non morire per perforazione peritoneale causata dal freno a mano, e il Signore non ci ha ancora dotato di vista panoramica. Non siamo mosche e neanche camaleonti. Non ancora, almeno.

  1. Vivo sempre insieme ai miei capelli…

Cari uomini, lo sappiamo che volete mantenere sempre un minimo di controllo, anche in queste situazioni. E sia, prendeteci per i capelli, ma con tre avvertimenti. Uno: se volevamo un’endoscopia, andavamo dal gastroenterologo; due: cercate di accompagnare il «senso di marcia». Il movimento «derelitta su e giù + capelli di qua e di là» è controproducente; tre: non fateci lo scalpo, altrimenti come li scuotiamo i capelli?

  1. «Voglio il tuo profumo!»

Bene, grazie al cielo ci tenete all’igiene, altrimenti non ci saremmo neanche avvicinate. Siete alti, sexy e profumati. Ma almeno per il vostro «migliore amico», usate un detergente neutro. Niente saponi al pino silvestre mugo di montagna o alla menta asburgica, che ci fanno starnutire. Ancora peggio, niente cocco e ananas, fragoline di bosco, kiwi e melone. Vogliamo baciare un uomo, non un arbre magique.

5. Il richiamo della foresta

Grazie, uomini, manifestateci la vostra gioia incondizionata. Ci rende orgogliose. Ma non esagerate. Se potete evitare i balzelli da 20 cm che compromettono l’integrità dei nostri zigomi, è meglio. Lo stesso vale per le performance vocali. Se gridate «AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH», noi ci giriamo terrorizzate, aspettandoci di avere alle spalle come minimo l’assassino di Psycho. Attenzione anche ai nomignoli, di cui abbiamo diffusamente già parlato: noi non siamo le «micette» o «cucciolette» di nessuno. Grazie.

  1. Duracell dura di più. Mooooolto di più

Evviva, siete dei grandi amatori. Avete una durata da far crepare di invidia Sting in persona. Ma avete altre occasioni per dimostrarlo. Va bene il quarto d’ora, vanno benissimo i venti minuti. Sulla mezz’ora, però, iniziamo a dare segni di cedimento e a sentire un dolore diffuso che va dalla zona paro-mandibolare alle ginocchia. Aiutateci.

  1. Tesoro, fai presto!

Sappiamo che la pratica vi piace, cari maschietti. Ma lasciateci fare con calma. Dateci l’illusione di poter scegliere. E di scartare il nostro regalino con calma. Non potete farvi trovare con le braghe calate e la maglietta arrotolata sulla pancia. È tristissimo.

  1. Vado, vengo o sto?

E arriviamo al punto cruciale, ossia la domanda che attanaglia tutti gli uomini: una volta arrivati in zona Cesarini, si conclude «dentro» o «fuori»?

Secondo noi la domanda non è di così semplice risposta. Infatti, ogni opzione ha al suo interno varie scelte.

Fuori

O ci si toglie con un minimo ragionevole anticipo e si conclude con «altri mezzi» o ci si toglie l’attimo esatto della manifestazione di gioia assoluta.

Nel primo caso, quindi, non si tratta di quello di cui si parla, ma di «tecnica mista». Squalificata. Nel secondo, oltre all’enorme tristezza, si presenta il problema di indirizzare quelli che potevano essere i nostri figli in posti ancora più impropri di quelli immaginabili (vedi occhi, orecchie, narici, cruscotti della macchina, piastrelle, pavimenti, tappeti persiani, copriletto, ecc. ecc. ecc.).

Dentro

Sembra semplice, ma… le opzioni si complicano!

Dentro e fuori

C’è chi lo fa. Ma noi ci chiediamo: come si fa a farlo con nonchalance? Si corre in bagno? Si usa una sputacchiera? Ci si produce in uno spruzzo effetto balena urlando «scherzetto scherzetto»? Mah.

Dentro e giù

Sembrerebbe la soluzione più facile e auspicabile. Ma si presentano drammatiche complicazioni. Se non si è in posizione perfettamente corretta e controllata, si rischia la morte per soffocamento. Se non si è abbastanza abili nella manovra di «assimilazione», si rischia l’effetto «medicina cattiva» (a questo punto un bel respiro e giù…). Se la pratica si effettua in posizioni non canoniche, si rischiano errori di direzione con conseguente interessamento di tonsille, palato molle, adenoidi e vie respiratorie superiori. A questo punto il colpo di tosse, lo starnuto, lo sputazzo sono conseguenze inevitabili.

Consce del fatto che da ora in poi nessun uomo leggerà mai più il nostro blog, attendiamo i vostri commenti…

venerdì 5 ottobre 2007

Il teorema della derelitta

Cari lettori, oggi tenteremo di farvi partecipare a uno dei grandi misteri che gravita attorno alle derelitte. Ossia: succede puntualmente che di noi si innamorino anche i comodini, ma non le meraviglie. Quelle fuggono a gambe levate, tutte.

No, non andate a trovare le solite spiegazioni tipo: «Ah, perché con le meraviglie vi comportavate in maniera diversa che con gli altri, eravate sempre a corrergli dietro e loro sono scappati, mentre con gli altri fate il contrario e ecco il risultato». No. Le derelitte si monitorano a vicenda, e si sono rese conto che si comportano normalmente in tutti e due i casi. Nel primo facendo una fatica immonda per non piantare scenate di gelosia, pianti isterici, proposte di convivenza immediata. Nel secondo limitandosi nell’altro senso, per non essere «eccessivamente» carine, che non si sa mai…«Aurea mediocritas», la chiamava Orazio: e così facciamo noi, essendo spontanee e naturali senza mai peccare verso i due eccessi.

Risultato? Che quelli che amiamo fanno culissimo spinto, mentre ultimamente raccogliamo proposte di matrimonio (e di clisteri) da storielle estive, sbandate momentanee, traviamenti passati. L’unica spiegazione è una misteriosa regola matematica che regoli il nostro cosmo. Ecco il teorema della derelitta: l’attaccamento del polo opposto della coppia è inversamente proporzionale al grado di innamoramento della derelitta. Altro che triangoli costruiti sull’ipotenusa. Questo teorema è banalmente verificabile: e per chiarirlo meglio, abbiamo provato a metterlo in musica.


Teorema (Le derelitte feat. Marco «la piaga» Ferradini)


Prendi un uomo, una meraviglia

Fatti trafiggere il cuore.

Fai la signora e non dirgli mai

Che lui per te è vero amore!

Se lo assilli magari ti scappa

Meglio fingere che è tutto ok

Nella lotta ti senti una schiappa

Ma stringi un po’ i denti, non mollerai mai.


E vai tranquilla che lui sparirà

La meraviglia apprezzarti non sa

È matematica sta cosa qua

Più tu lo ami e più culo lui fa


Prendi un ragazzo, uno per bene

Che ti corteggia a dovere

Tu sei carina, sempre lo sei

Ma lui non è il VERO AMORE

Lui ti sembra davvero brillante

Ti interessi anche a quello che fa

Ti comporti da tenera amante

Ma non ti innamori, e che ce vuoi fa’?


E lui ti dice che ti sposerà

Al nome dei figli lui pensa già

E lui ti dice che ti sposerà

E la tranvata ha colpito, si sa.


Eh, cara amica, che ci vuoi fare

il pianeta bastardo ha colpito

Siamo speciali per chi non amiamo

e il nostro amore è fuggito

è la legge della derelitta

non puoi avere mai quello che vuoi

lui fa culo e tu resti lì zitta,

vuoi solo trombare e lui ti sposerààà


Senza l’amore un uomo che cos’è

O meraviglia ritorna da me

E se non torni, bè, lo sai che c’è?

Per noi il Nettuno sempre in piazza c’è…

venerdì 7 settembre 2007

24.000 baci?

Oggi lezione di teoria, cari lettori...

Perchè a cosa servono le derelitte, oltre che a dimostrare che si può sembrare felici anche soffrendo per amore? Ovviamente a fustigare i vizi degli uomini, elogiandone però i pregi. Quindi, oggi, per voi, una breve catalogazione di baci, per aiutare i lettori nel scegliere la via giusta. Ovviamente sono richieste integrazioni…


LE BOCCIATURE SENZA APPELLO


Il bacio endoscopico

Dicesi di bacio in cui l’uomo ti blocca la testa e completa l’opera infilandoti un metro e mezzo di lingua in bocca. Troppa saliva, troppa lingua, troppa impossibilità di muoversi.

Commento derelitto: Ciccio, le tonsille le ho sane, lasciale dove sono. Fastidiosissimo.


Il bacio a mulinello

Solitamente l’uomo mulinello tiene le braccia inerti attorno al collo o alla vita della donna, inclina la testa, attacca la bocca a ventosa, inserisce la lingua e inizia a girare vorticosamente in senso orario. Si ferma solo per invertire il senso della rotazione.

Commento derelitto: Se volevo un minipimer, andavo all’Euronics. Poco fantasioso.


I RIMANDATI A SETTEMBRE


Il bacio «c’è nessuno?»

È il bacio interrotto, che, similmente all’omonimo coito, dà poca soddisfazione. Ossia: parte bene, mani tra i capelli, sul viso, sul collo, bocche che si avvicinano, contatti, sfioramenti. Ma niente passione. L’uomo di questo genere solitamente osa dei timidi allunghi con la punta della lingua, ma non fai manco in tempo a stabilire un contatto che quello si ritrae. Come a dire «assaggia, ma non mangiare troppo».

Commento derelitto: La dieta la faccio già col cibo: nei baci non se ne parla. Stitico.


Il bacio «vorrei ma non posso»

Ossia il pentito. Quello che vorrebbe, ma magari è impegnato. Ha una fidanzata, una moglie o una mamma che gli hanno insegnato che andare in giro a baciare labbra sconosciute non è cosa buona e giusta. Però ci prova lo stesso, salvo poi ravvedersi nel mentre. Quindi tu baci qualcosa che non risponde, se non per cortesia. Due labbra morte.

Commento derelitto: Se mi dovevi far sentire sbagliata, potevi stare dov’eri. Ipocrita.


I PROMOSSI


Il bacio a mela

Il bacio a mela è forse il preludio migliore. Ottimo come primo bacio, perché permette un contatto profondo ma anche di controllare la reazione altrui. Sono tanti baci, i primi con le labbra sole, e poi con variazione del bacio a pennello. Si chiama a mela perché segue la dinamica di chi mangia una mela intera, a morsi: si avvicina e si allontana.

Commento derelitto: Se i primi morsi sono i più piccoli, poi si può allargare. Esplorativo.


Il bacio a pennello

Si arriva nelle zone alte della classifica. Il bacio a pennello è opera di artista. È un bacio avvolgente, morbido, caldo. La lingua fa il movimento del pennello sulla tela: tratti brevi, di diversa intensità e direzione.

Commento derelitto: Da andarci avanti per ore. Godurioso.


Il bacio della foresta

Dicesi di bacio selvaggio, in preda alla passione cieca. In questo bacio l’abbraccio è stretto, le bocche si cercano, uno dei due partecipanti di solito viene sbattuto contro un muro o una superficie qualsiasi, verticale o orizzontale. Ci sta pure qualche morso moderato… Le bocche poi si allargano verso altri lidi: collo, orecchie, spalle… Tutto il raggiungibile ci sta.

Commento derelitto: Classico bacio che ti fa piegare le ginocchia. Selvaggio.


Nell'attesa delle vostre integrazioni, vi rimandiamo a lunedì, con gli esempi pratici di quanto teorizzato qui sopra.
Baci, nella maniera che più vi aggrada!

martedì 28 agosto 2007

Born to be derelitt...

Amici, ma soprattutto amiche di questo blog, ormai le vacanze sono giunte pressochè al termine. Tranne che per pochi fortunati (noi comprese, uahuahuah) ai quali sarà concessa la vacanza settembrina, ormai sarete quasi tutti dall’altra parte del pc a tirare le somme di questa estate 2007. Vi siete divertiti? Avete coltivato una tintarella da invidia? Vi siete strafogati di impepata di cozze? Avete rimorchiato? Solo voi lo potete sapere. Le derelitte, però, possono darvi una mano a capire se, nelle vostre fornicazioni estive, avete avuto la (s)fortuna di incontrare una meraviglia. Al vostro ritorno in città, dovreste presentare alcuni di questi sintomi (tutti nei casi gravi).


1. Venite apostrofati da chiunque con il ritornello «Ah, ma come ti trovo beneeee, la vacanza ha fatto miracoliiiii…». Merito di quel luccicore negli occhi, oltre che dell’abbronzatura. Tenetevelo stretto, prima che la nostalgia porca bastarda ve lo tolga, insieme alla serenità. A quel punto la frase ricorrente sarà: «Ma sei già stata in vacanza? Sì? E come mai sei così tirata?»


2. Vi riducete al tubo del gas andando in profumeria a spruzzarvi addosso il SUO profumo. Sono attestati casi (per ora solo due, entrambi in Trentino) in cui il profumo viene addirittura comprato. Questo è chiaro sintomo di stadio terminale nella fregatura da meraviglia. Auguri.


3. Tutto quello che non riguardi lui/lei vi fa schifissimo: entrate in tutti i negozi, quelli che prima svaligiavate, e non comprate nulla. Però pensate a come sarebbe bello avere la meraviglia nel camerino, che prova un paio di jeans. Andate in piscina e non mettete manco mezzo piede in acqua: ma immaginate di spalmare il vostro amato bene di olio solare profumato al cioccolato. Perfino il cibo, solitamente fonte inesauribile di gioia, non vi interessa. Mangiate solo per sostentarvi (è il famoso «effetto cornutazzo»). Avete l’occhio vitreo del pesce pescato: e gli amici cercano invano di scuotervi dal torpore.


4. Controllate il cellulare ogni due minuti. Magari non l’avete sentito suonare e il vostro semplice e per niente impegnativo intrallazzo estivo (solo divertimento-niente sentimenti-siamo adulti) vi ha cercato. Se il telefono è silente da troppo, vi fate mandare un sms da un amico, per verificare che la ricezione funzioni. Vi rendete perfettamente conto di essere patetici, ma non vi interessa.


5. Qualsiasi cosa vediate, vi ricorderà lui/lei. La camicia del barista, l’accento del postino, il colore della macchina del vicino di casa. Tutto. Considerate anche l’influenza del pianeta porco bastardo, che metterà in continuazione sulla vostra strada manifesti della SUA città, persone con lo stesso nome, pubblicità dei biscotti che avete mangiato insieme l’ultima sera. Se non crepate di nostalgia, potete passare al sintomo successivo.


6. Iniziate a scrutare le vetrine delle agenzie viaggi con occhio cùpido. Guardate mille volte il sito dei voli low cost o l’orario dei treni, per vedere se è possibile tornare dal vostro «era-solo-sesso» nel più breve tempo possibile. Raccontate di improbabili trasferte di lavoro nella zona in cui lui/lei risiede per tastare la sua reazione e capire se ha voglia di rivedervi. Si vocifera di chi abbia fatto 2400 km in 24 ore per restare una notte sola con la meraviglia. Ma forse sono solo leggende metropolitane…


Vi ci siete ritrovati? O avete sintomi da aggiungere? Palesatevi: per tutti quelli che provano o hanno provato i sintomi dell’intossicazione da meraviglia, l’iscrizione al Club delle Derelitte è gratuita. Forniteci la vostra e-mail scrivendo a callistamafalda@yahoo.it, e noi provvederemo a inviarvi la tessera… E poi diteci che non vi vogliamo bene! Derelitti di tutto il mondo, uniamoci!