Visualizzazione post con etichetta tutti gli uomini delle derelitte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tutti gli uomini delle derelitte. Mostra tutti i post

martedì 18 giugno 2013

Piccole meraviglie crescono

E anche quest’anno scolastico volge al suo termine, con solo i poveri maturandi a faticare ancora sulle “sudate carte” di leopardiana memoria: soliti saluti, soliti adempimenti di fine anno, solite speranze di rivedere colleghi e (in qualche caso) anche studenti a settembre (ah, infausto destino dei precari!). Questo finale di anno però è stato rallegrato da una nuova usanza importata dall’America: il ballo scolastico, ossia orde di adolescenti infighettati che pervengono in luogo deputato e attrezzato come sala da ballo e mangiano e bevono rigorosamente analcolico (con professori addetti al controllo del beveraggio, come gli schiavi assaggiatori romani) fino alla mezzanotte, quando vengono sbattuti fuori dal bidello infastidito per gli straordinari serali.
Ovviamente l’idea non può che essere sostenuta dagli insegnanti più giovani, tra i quali mi trovo ancora – fortunatamente - pure io:  mi sono trovata quindi a dover organizzare tutto l’ambaradan e a partecipare come sorvegliante alla serata (ma più che altro ho cercato di mantenere l’aplomb dell’algida professoressa regina delle nevi, che mi viene tanto bene in classe ma molto meno bene nelle occasioni conviviali, perché in un paio di occasioni mi sono dovuta trattenere dal gettarmi in pista urlando).
Tutto si è svolto per il meglio: ragazzi bravissimi che si divertono davvero con nulla (alla faccia delle tragiche prospettive che i tg danno del mondo giovanile), nessun incidente di percorso, niente da segnalare. Niente, tranne lo Studente Invaghito.
Ora, da insegnante giovane e non racchia, mi sono trovata a volte in passato a fronteggiare studenti invaghiti: ma il tutto si risolveva in sguardi languidi, sospiri sul corridoio, interrogazioni che evolvevano in balbettamenti e coloriti scarlatti se si parlava d’amore o simili. Ma lo studente invaghito di quest’anno ha la faccia come il didietro e un coraggio che non ho manco io a trent… ehm, ventinove anni periodici.
Inutile dire che è corteggiato da orde di ragazzine dai 16 ai 18 anni per il suo fare simpatico e spavaldo; inutile dire che è pure un bel ragazzo, alto, moro e ben vestito; inutile dire che è pure bravino a scuola senza fare grande fatica ed è pure sportivo. Insomma, le ha tutte. Ma invece che gettarsi sulle compagne di scuola, ha deciso di perseguitare me: battute, complimenti, carinerie di ogni tipo sempre rimbeccate con cinismo e acidità sono servite a poco. Il minchione aspettava il ballo scolastico per mettermi in seria difficoltà.

Arriva sorridente e profumato circondato dai suoi amici, raggiunge l’angolo dove sono rintanata con i colleghi e mi saluta: “Prof, è un CASIN bella stasera!”
Io: “Grazie, ma magari i complimenti impara a farli in italiano, cucciolo!”
Lui: “Prof, ma non si formalizzi: il concetto c’è, ed è che lei è bellissima!”
Risatine dei compagni e mio rapido sollevamento delle sopracciglia, mentre cerco di non diventare paonazza. Questo mi mette seriamente in crisi.
La serata passa tranquilla, con gli occhi del cucciolotto sempre piantati addosso e sporadiche comparsate dietro angoli e colonne che mi facevano venire un coccolone ogni volta. Ma come in ogni festa che si rispetti, arriva il momento dei lenti. Il fesso avanza verso di me con passo deciso: io guardo il mio collega ignaro che beve una cocacola.

C: Oddio, viene a invitarmi
CICBUC (Collega ignaro che beve una cocacola): Chi?
C: Coso, lì. Viene a invitarmi a ballare.
CUCBUC: Ma valàààà, con tutte le compagne gnocche che ci sono stasera? Da te?
C: Grazie per la considerazione. E comunque ti dico di sì.
CUCBUC: Ma figur…
Ed ecco lo studente invaghito arrivato a noi:
SI (porgendomi la mano): Prof, posso invitarla a ballare?
C: Ecco, veramente…
CICBUC: Ma dai, vai!
C (mai che si facesse i fatti suoi questo): Ma no, non mi pare il caso…
SI: Prof, è solo un ballo, giuro che non le faccio nulla!
C: Non ho paura, eh, ti ricordo che quanto io facevo la maturità tu eri alle prese con i rigurgitini da latte!
SI: E allora, dai, mi faccia questo regalo!


In mezzo a un coro di “dai proooof, forzaaaa, vai Callistiiiii” con uno studente dal sorriso impeccabile e la mia faccia color pomodoro, ho ceduto e ho seguito SI a centro pista.
Ho immediatamente adottato la posizione “festa delle medie” quando ti toccava ballare con uno che non ti piaceva: braccio rigido per mantenere le distanze, bacino arretrato di quei 25 cm che impediscono ogni sfioramento, testa girata di 45 gradi per non respirargli sul collo. Io ero tesa come una corda di violino, lo studente rilassato come un angioletto.

SI: Grazie, prof, mi ha fatto un regalo stupendo. Sa, è tutto l’anno che ho un debole per lei.
C: Smettila! Sei fortunato che non sei un mio studente, altrimenti ti facevo bocciare. Balla e taci!
SI: Veramente, prof…  E poi lei ha un profumo buonissimo.
C: Ma benedetto, piantala! Prima di tutto hai veramente una faccia tosta che mezza basta… E poi su, in mezzo a tutta questo numero di gnocche della tua età, devi venire da me?
SI: Ma prof, lei è stupenda, intelligente, spiritosa: le mie compagne non sono abbastanza mature per me.
C (ussignur… Vabbè, vediamo di buttarla in vacca...): Ho capito, eh… Ti piace l’antiquariato!
SI: No, prof, non mi piacciono le cose vecchie. Mi piacciono le cose belle.

Non ho avuto il coraggio di replicare: ho sperato che la canzone finisse in fretta ma (come in ogni situazione drammatica) ho beccato il lento da 5 minuti e 04 (timing controllato a fine serata per vedere quanto avevo patito).
Ovviamente ho condiviso la vicenda con l’amica Mafalda.

C: Amica, hai capito cosa mi è successo?
M: E non gli hai dato due colpi?
C: Ma Mafy! Sono una donna impegnata e lui ha 19 anni!
M: Appunto, è maggiorenne!
C: Ma smettila! Ma dico, amica, te lo immagini questo a 25 anni come diventa? Altro che meraviglia…
M: Piccole meraviglie crescono, amica…
C: Ah!
M: Sigh!
C: Sob!

M: Nel dubbio… Non è che hai il suo numero? ;-) 

venerdì 31 maggio 2013

La bacchettona

Come ormai ben sapete, le vostre derelitte (con Olivia di CiVediamoAlleSette) sono tornate in palestra: due giorni a settimana facciamo un corso faticosissimo in cui un istruttore psicopatico ma bravissimo ci urla in faccia come in un campo marines, mentre un terzo giorno a scelta ce ne andiamo in sala pesi a fare un po’ di tonificazione generale. I risultati non si sono fatti attendere, ovviamente… Ma come capirete, non parliamo tanto di perdita di peso o rimodellamento corporeo, quanto di tragiche avventure in perfetto derelitt style.
Tanto per cominciare… Sapete benissimo del debole che noi nutriamo per i pelati: ecco, la palestra è popolata da calvi. Tre quarti degli istruttori lo sono! Praticamente non si distinguono per la maglietta “staff”, ma per la pelata. Tra questi calvi, uno è quello che ci ha convinto a iscriverci, ovviamente per la sua competenza in ambito sportivo e non per il fatto che indossa magliette piccole, pantaloni sconvenientemente aderenti sulle chiappe (di marmo) e ha gli occhi verdi come il mare. Ovviamente il suddetto pelato è pure fidanzato con una toporagna impedita che si allena con noi e distingue a fatica la destra dalla sinistra: il mondo è davvero ingiusto.



In compenso, alla seconda comparsata in sala macchine siamo state abbordate dall’altro istruttore: una via di mezzo tra zio Fester e la copia giovane di Galliani. Ci ha beccato mentre eravamo sulla cyclette a riscaldare le chiappe.
GG (giovane Galliani): Ciao ragazze, siete nuove?
C: Ciao! Sì, ci siamo iscritte da 15 giorni!
GG: Oh, bene,allora poi vi seguo io mentre fate la scheda, così controllo se fate gli esercizi.
M: A dire il vero, facciamo palestra da 10 anni…
GG: Tanto non ho niente da fare! Comunque piacere, io mi chiamo Fausto.
C&M: Piacere, Callista e Mafalda! (ma sapete che le derelitte in realtà hanno lo stesso nome…)
GG: Uh, vi chiamate uguali? Ma dai? Mi prendete in giro?
C: No, se dobbiamo prendere in giro qualcuno ci inventiamo qualcosa di meglio…
GG: Ahahah! Dai, allora a dopo!

Già qui dovevamo capire che il babbeo brillerà in effetti per muscoli, prestanza fisica o crapa pelata, ma non per astuzia.  È bastato che ci seguisse in 3 postazioni per sentire prepotente dentro di noi la voglia di fargli inavvertitamente cadere un peso da 10 chili sul mignolino del piede: Fausto, infatti, ha un umorismo che farebbe ammosciare i capelli anche a Rodotà e, soprattutto, parla per luoghi comuni. Una tragedia, che è deflagrata in tutta la sua potenza alla pectoral machine. Mafalda è seduta e sta facendo l’esercizio, Fausto è in piedi accanto a Callista in attesa.
F: Ma voi che lavoro fate?
C:  Io insegno.
F: Ma dai? Dove? All’asilo?
C (perché tutti mi chiedono se insegno all’asilo?): No, al liceo.
F: Ah. E cosa insegni?
C: Italiano e Latino
F: Dai? Ma sei severa? Secondo me hai la faccia da BACCHETTONA!
C: Lo prendo come un complimento.

Mentre il povero Fausto si scavava la fossa da solo avventurandosi in un terreno fatto di “ah, ma i giovani d’oggi sono tutti disperati” e “chissà che fatica farai a farti rispettare”, io ho attivato la modalità risposta automatica modello vecchietta in coda alla posta che si lamenta di tutto: sguardo fintamente presente, testa che oscilla su e giù, annuendo, vocalizzi di assenso (ehhh già, ahhhh sì, come no, eeeehhh…).
Finalmente, dopo una conferenza di pedagogia degna di un novello Don Milani, Fausto si cava dai piedi. Mafalda ha le lacrime agli occhi dal ridere.
M: Amica, hai fatto colpo.
C: Zitta!
M: Quando ti ha dato della bacchettona pensavo di morire.
C: Questo immenso minchione… Vabbè, andiamo a ritirarci la tabella e doccia!



Alla postazione, Fausto ci attende implacabile.
F: Ragazze, ecco qui la tabella nuova. L’ho fatta pensando ai vostri bisogni…
M: Ma noi non ti abbiamo detto niente  al riguardo!
F: Sì, ma io vi ho controllato mentre facevate gli esercizi! Vi ho fatto lo scanner, ahahah!
C: Eh, un lavoraccio il tuo, eh?

F: Ah ah ah.
C: Vabbè, grazie e ciao!
F: Ma dove andate di bello? Aperitivo stasera?

M: Di giovedì? No, noi pecchiamo solo nel fine settimana.
F: Ah, ma non andrete mica a casa?

C: Sì, siamo noiose e bacchettone. Ciaooooooo!

Se chi ben comincia è a metà dell'opera, nutriamo un senso di inquietante timore per i prossimi mesi.

lunedì 26 settembre 2011

Il genio della spesa

Quando io e la Mafy ci maceravamo nella singletudine e cercavamo di incontrare degli uomini dal cervello minimamente stabile (leggi “no meraviglie, no stitici sentimentali, no storti”), avevamo seguito il consiglio di un’amica che ci aveva suggerito il supermercato come luogo ideale di rimorchio, magari in orario da fine lavoro. Ovviamente risultato nullo, manco a dirlo: alla faccia delle statistiche.
Ma ecco che qualche giorno fa il destino ha voluto farci vedere che ci sbagliavamo.
Ore 11.00 (quindi orario sbagliatissimo per fare incontri interessanti, sempre secondo l’amica di cui sopra): la vostra Callista si aggira con aria assonnatissima per il suo supermercato di fiducia consultando la lista scritta da Fidanzato su un post it a forma di cuoricino (teneeeero).
Accanto al bancone dei biscotti mi imbatto in un giovinotto rasato, occhio scurissimo, abbronzatura che mi fa sospettare origini non propriamente trentine, fisico atletico e abbigliamento easy chic. Mi lancia un’occhiata del tipo “ciao bella biondona”, ma io fingo (complici gli occhiali da sole) di non aver visto e mi butto sulla scelta del caffè.
Lo ritrovo nella corsia delle patatine dopo tre minuti. Si ferma a parlare con un commesso e il suo accento mi conferma le origini meridionali, probabilmente sicule. Mi sorride mentre io prendo il pacco maxi di San Carlo rustiche (maledetto metabolismo veloce di Fidanzato…), e io rispondo con un sorrisino del tipo “sì, sei carino, ma io sono impegnata, CULOOOO”. Mi dirigo con passo svelto verso il banco del pane.
A questo punto il babbeo fa il giro inverso e me lo trovo davanti tra il banco dei grissini/snack salati/peccati mortali (carboidratiiii, vade retro) e quello dei sughi pronti. Io mi fermo per farlo passare, ma lui mi cede il passo; io ringrazio e lui coglie la palla al balzo: “Eh, sono cinque minuti che cerco il mio cestino, qualcuno deve avermelo portato via!”.
E certo, chi non resiste alla tentazione di portar via un cestino altrui che deve ancora essere pagato? Magari un regista sadico di Candid Camera…
Io rispondo stando sul vago: “Eh, sono cose che capitano… Ma se dovevi ancora pagare non è una gran perdita!”.
Lui, imperterrito: “Sì, ma non mi ricordo cosa ci avevo messo dentro!”.
Bravo, complimenti: già avevo il dubbio che fossi un tantino pirla, ora ne ho la certezza.
Io: “La prossima volta fatti la lista. Buona ricerca!”.
E me ne vado sculettando (perché da vera star so che l’uscita di scena è fondamentale) verso i surgelati, per poi mettermi diligentemente in cassa.
Ed ecco che il ciccino si ripresenta: “Ciao!”.
Vedo che in mano ha un cestino: “Ah, hai ritrovato la refurtiva?”.
Lui: “Come?”
Io: “La refurtiva… Il cestino rubato, era una battuta!”.
Lui: “Ah, sì, boh, è che qui è tutto grande e non si trova mai nulla…”.
Certo, tutto grande (almeno spero per te) tranne la tua capacità dialettica, tesorino.
Io: “Eh già, sono cose che capitano…”
Lui: “Vabbè, comunque grazie, eh, ciao…”.
Grazie? E di che? Mah…
Io: “Figurati… buona spesa!”.

Ora: passi che il manzo non fosse particolarmente sveglio né arguto nel dialogo, ma era un bel fanciullone. Perché quando eravamo single non ci è mai capitato nulla di più della vecchina che voleva passarci davanti al bancone degli affettati?

giovedì 3 febbraio 2011

Ancora?!?

No, aspettate. Dovete spiegarci cosa sta succedendo. Sarà la precessione degli equinozi? Il pianeta porco bastardo che ha iniziato a sbandare? Il nuovo segno dell’Ofiuco che sparge danni astrali? D’altronde, con un nome così… Ma comunque sia, stanno succedendo delle cose strane. Dopo il ritorno de Er bistecca, siorre e siorri, un vecchio e gradito ospite delle derelitte ha fatto la sua ricomparsa.

Ieri: la sottoscritta Callista apre Faccialibro per il consueto controllo e per pascolare un pochino tra i cavoli altrui. Trova una mail da uno sconosciuto calvo con tanto di occhialoni da sole, pseudonimo improponibile e pure impronunciabile.

“ma cia meraviglia mia sono xxx di lecce ti ricordi di me ...ti ho penzata tantissimo sai e anche stamattina presto e mi sono detto devo vedere se c'è su facesbook sei stupenda come 50 rose rosse belle come te peccato che quando ero su nn ci siamo piu incontrati cosi almeno ti corteggiavo hihihih”

Sono passati circa cinque minuti nei quali mi sono bloccata a guardare lo schermo per cercare di capire chi potesse essere questo benedetto tizio di Lecce, e poi l’illuminazione. La totale mancanza di punteggiatura, la raffinatezza degli strafalcioni ortografici, la risata cavallina: è lui, lo sgrammaticone, il fratello della meraviglia di Mafalda.
Immediatamente è partito l’sms alla mia amica: “Mafy, mi ha contattato su FB lo sgrammaticone. Probabilmente è vero che il mondo sta per finire. L’Apocalisse è vicina.”
Risposta di Mafalda: “Stavo per scriverti io… Ha contattato pure me. Adesso ti giro il messaggio”.

“Wei mafi ai un sacco di contatti mannaggia a te. Sono xxx meraviglia da lecce ti ricordi vero? … …”

C: Cristoforo Colombo… Il tuo è pure peggio del mio, che intanto ti giro.
M: Ma poi? “xxx meraviglia”?
C: Amica, non capisci mai lo sgrammatichese. Manca la virgola, il “meraviglia” è riferito a te. Se fosse scritto in italiano sarebbe “Sono xxx, meraviglia, xxx da Lecce. Ti ricordi di me?”. Vedi che ha pure uno splendido tono accorato.
M: Madonna… Ho letto il tuo: agghiacciante. E poi me lo vedo lui a farti la corte. Al secondo congiuntivo ciccato gli spareresti, vedo già i titoli sul giornale: “Giovane, bellissima e magrissima ragazza trentina uccide uno spasimante grammaticalmente molesto. Richiesta la legittima difesa dalla lingua italiana, che si costituisce parte civile”.
C: Ti prego,eh?
M: Ma no, analizziamolo. È davvero notevole. Io ho apprezzato soprattutto la metafora: “ti ho penZata tantissimo anche stamattina presto”. Vuol dire che si è fatto una sega, amica, sappilo.
C: MAFYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYY!
M: Dai, è poesia pura! E il paragone? Sei stupenda come 50 rose rosse belle come te”. Tautologico, chiastico, anulare. Ma chi è d’Annunzio in suo confronto?
C: Smettila subito. Comunque, amica, qui c’è qualcosa che non torna… O meglio, torna troppo tutto! La meraviglia, lo sgrammaticone… Cosa succederà ancora? Io inizio a temere…
M: Oh, vabbè, almeno abbiamo qualcosa da scrivere…

Quando l’ottimismo, in effetti.

lunedì 15 febbraio 2010

San Valentino: the day after

Ebbene sì, avere un fidanzato comporta anche il festeggiare a dovere la festa più cretina del calendario: San Valentino.
Che poi, diciamocela tutta, noi donne siamo un tantino ridicole: facciamo tanto le superiori dicendo che no, San Valentino è solo un giorno come tutti gli altri. Peccato che poi, quando gli uomini si scordano di farci gli auguri, ci rimaniamo proprio male. Vabbè, se non fossimo complicate non saremo noi… Ma torniamo alla storia e abbandoniamo la dissertazione.
Fidanzato è proprio bravo: non solo mi ha portato fuori a cena la sera di sabato, ma mi ha anche fatto un regalino. Quando sono arrivata a casa sua, nel pomeriggio, mi ha detto di controllare dalla parte del letto dove dormo.

F: A dire la verità volevo che lo trovassi stasera, il regalo, ma ho pensato che magari ti butti sul letto e va a finire che ti fai male o che fai danni.
C: Cosa stai insinuando? Che mi getto a letto come un bisonte, di solito?
F: No, ehm, ma magari sei stanca…
C: Non stai migliorando la tua posizione…

Ho alzato il piumone e ho trovato un quadro con le nostre foto più belle e un romantico bigliettino. Scatta l’applauso, la ola, il lancio di coriandoli e pure la lacrimuccia delle più romantiche.

C: Ma amore… Grazie, che pensiero carino…
F: Figurati, è solo una stupidaggine.
C: Ma non è una stupidaggine. È bellissimo.

Ovvio che di fronte a tanto ammmmore non potevo che ringraziare: ribaltando Fidanzato sul suddetto letto (ovviamente dopo aver spostato il quadro).

F: Cosa stai scrivendo?
C: Ussignur, amore, non farlo mai più. Non arrivarmi più alle spalle mentre scrivo al pc che sono concentrata.
F: Appunto: volevo vedere cosa facevi.
C: Sto scrivendo un post.
F: Fammi leggere… Ma? Non starai mica scrivendo di sabato?
C: Perché?
F: DAIIIII, non scrivere quelle cose! Che figura ci faccio? E poi lo sai che legge anche mia madre.
C: Peggio per te: dovevi fare a meno di darle l’indirizzo del blog. Possibile che abbiamo mantenuto l’anonimato per tre anni e tu in un mese hai fatto Radio Scarpa? Adesso ci conoscono tutti?
F: Ma daiiiiii, è perché siete brave che l’ho detto.
C: Grazie. Ma ora paghi le conseguenze delle tue azioni!
F: Cally… Almeno non scrivere che facciamo certe cose.
C: Amore, suvvia, non credo che qualcuno pensi che quando siamo soli ci teniamo per mano. E poi abbiamo dei lettori da accontentare. Sciò, adesso vai a fare il pranzo.
F: Crudele.
C: Anch’io ti amo. Bacinoooo…

Scusate l’interruzione in tempo reale… Dicevamo? Ah, sì, che ho ribaltato Fidanzato sul letto.

F: Maledettaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…
C: Smettilaaaaaaaaaaaaa!

Ma Fidanzato aveva un problema: la gomma in bocca. Il che è stato risolto appoggiando il chewing-gum masticato sul comodino.

Dopo cinque minuti, mentre non c’era assolutamente nulla da ridere, Fidanzato ha iniziato a sghignazzare.

C: Amore, cosa succede?
F: Niente, è che… Ah ah ah… No, scusa, non volevo ridere…
C: Eh, ma stai ridendo.
F: Sì… Mi si è incollata la gomma sul piede.

E mi ha mostrato mortificato (ma con le lacrime agli occhi per il ridere) il piedino di fata con attaccato il moncherino masticato. Come il piede sia finito sul comodino per permettere il contatto fatale... Bè, magari quello ve lo racconto un'altra volta... (Salve, gentile futura suocera, salve...)

Dire che l’atmosfera sexy è andata a farsi benedire è poco. Ma le risate sono la parte più bella dell’amore, nevvero?

F: Sì, però adesso scrivi anche che la sera ci siamo rifatti, peròòòòòòòòòòòòòòòòò…
C: Ma tu non eri quello che ci teneva alla privacy?

martedì 16 giugno 2009

Telefono caaasa...

Ora che la bella stagione è finalmente esplosa, con il suo carico di abbronzatura a strisce (per me, visto che la Mafy è già un cioccolatino mentre io sfoggio un color «pollo scongelato» e mi espongo al sole diventando rossiccia a righe, maledizione), le derelitte si danno alla vita sociale. L’altro ieri, ad esempio, erano in un locale a fare aperitivo e chiacchiere con un po’ di amici.
Mentre sorbisco un succo di pompelmo aspro come un carico di limoni (la dieta e il pericolo di fare figure patetiche dopo lo spritz mi costringono a darmi al poco zucchero e zero alcool) vengo avvicinata da un bel ragazzetto che potrebbe avere (esagerando) 25 anni. Mi sorride e si presenta, poi inizia a chiacchierare. Miracolo: la conversazione non è affatto penosa, anzi. Lui è molto simpatico, ha un gran bel sorriso e due occhioni scuri mica male. Ovviamente si scopre subito il perché: il fanciullo non è trentino, ma lombardo di genitori campani ed è a Trento qualche giorno per lavoro. Vabbè, niente ci vieta di familiarizzare…
Parla che ti riparla, a un certo punto si passa all’argomento «hobby e affini».

RLDGC (ragazzo lombardo di genitori campani): E tu cosa fai nel tempo libero?
C: Eh, un sacco di cose… Ho la musica, la lettura, la scrittura…
RLDGC: Scrittura? E cosa sei? Una giornalista?
C: Nooo, diciamo che scrivo per hobby.
RLDGC: Ah, avevo paura di finire in prima pagina sul giornale, ah ah ah…
C: Ah ah ah… Ma come ti vengono in mente certe cose… Ma che giornale, eheh! (FIruliiii firulaaaaa)
RLDGC: Eh eh… Ma cosa scrivi di solito?
C: Uhm… Il diario… Ma parliamo di te.
RLDGC: Ah, io sono un appassionato di cinema.
C (pensando «Cazzo, di cinema non so niente»): Interessante.
RLDGC: Sì sì, sono anche il direttore del cineforum del mio paese.
C: Ma dai… (Callista, trova qualche domanda intelligente da fare sul cinema, pensapensapensa…)
RLDGC: Mi piace proprio, appena ho un attimo libero mi precipito a vedere un film.
C (eureka!): E il tuo regista preferito?

Ora, quando ho fatto questa domanda, pensavo di sentirmi dare una risposta astrusa, il nome di un pazzo polacco che gira polpettoni di trenta ore, di un ignoto americano che riprende tutto con la fotocamera del cellulare. E di far parlare la creatura per un paio d’ore sull’argomento. E invece…

RLDGC: Ah, il mio preferito in assoluto è Spielberg.

Oh caspita, sono finita dentro Dawson’s Creek. Avrà anche lui il pupazzo di E.T. in camera?

C: Ah!
RLDGC: Sorpresa?
C: Noooo, figurati, piace moltissimo anche a me. (Eccerto, a parte «telefono casa» non credo di conoscere altro della sua filmografia. Devo rimediare).
RLDGC: Ma dai? Il tuo film preferito?
C (Appunto): Credo E.T., sai, vado sul classico… Mi commuove sempre… (Grazie, mamma Callisti, che mi hai fatto con la parlantina sciolta).
RLDGC: Ci avrei scommesso!
C (Devo proprio avere la faccia da ignorante cinematografica): Ah ah…
RLDGC: E altri registi? È così raro trovare ragazze con cui si può parlare di cinema… Dovevo venire a Trento per trovarne una?

O questo è scemo o io mento benissimo e devo darmi alla carriera di attrice, tanto per restare in tema… Comunque adesso sono cavoli, e chi se lo ricorda un altro regista?

C (tento la manovra diversiva): Uhm, bè, vediamo… (scuoto vagamente i capelli nel tentativo di distrarlo con il profumo del balsamo ma lui è implacabile)
RLDGC: Secondo me ti piace Uans Sanfransk (e dice un nome impronunciabile che non solo non ho mai sentito, ma non capisco nemmeno).
C (sudando): Noooo, non particolarmente.
RLDGC: MA dai? Pensavo di sì…
C (forse lo penserei anch’io se sapessi solo chi è): Mmmm…
RLDGC: Forse Sbrinz Carsful?
C: («Uots?»): Mah…

E qui mi coglie l’illuminazione: il cervello collega quel gran figo di Johnny con il regista Tim Burton. Lui sì che mi piace veramente, e poi questo qui ama Spielberg, quanto di più banale c’è al mondo: non farà mica lo schizzinoso sui miei gusti…

C: Direi che il mio preferito è Tim Burton.
RLDGC: Davvero? Hai veramente un ottimo gusto.
C: Sì, quei paesaggi, quei colori, quell’ambiente un po’ gotico… Mi piace.
RLDGC: Bè, mi stupisci. Complimenti. È raro trovare una ragazza esperta di cinema. Se torno a Trento ci possiamo rivedere?

Certo, se solo non sarò impegnata nella giuria del Festival di Venezia. E adesso scusate, devo andare a studiare…
Lo squalo, I predatori dell’Arca Perduta, Jurassik park…

venerdì 6 marzo 2009

Reparto geriatrico

La vostra Callista ha avuto un appuntamento. O meglio, era tutto partito come un ritrovarsi con un vecchio amico che non vedevo dai tempi dell'università, almeno, e con cui ho scoperto di avere molte cose in comune. Io ero convinta che l’uomo in questione fosse fidanzato da anni, lui lo stesso. Abbiamo scoperto al bar che non era più così e a dire la verità la cosa non è dispiaciuta affatto a nessuno dei due…
E fin qui i presupposti sarebbero i migliori, dite voi, di cosa ti lamenti, cara Callista?
Del fatto che prima di scoprire la papabilità dell’uomo in questione, gli avevo chiesto di accompagnarmi in farmacia, dove ho lasciato un centinaio di euro (maledizione alle mie cure omeopatiche per la cistite). Di fronte al suo sguardo interrogativo e anche un po’ spaventato, gli ho accennato ai miei problemini: praticamente raccontandogli delle mie avventure con le cistiti emorragiche, che manco una puntata del Doctor House è così raccapricciante. Evviva.
Al bar, poi, mentre lui ordinava uno spritz, io mi sono limitata a un orrido succo di pompelmo, in quanto sono nel mezzo del periodo “niente zuccheri e niente lieviti”, sempre per il suddetto problema. Ovviamente non ho tralasciato nessun particolare neanche in questo caso.
Non vi dico quante maledizioni mi sono tirata quando ho scoperto che la creatura è libera, in caccia e decisamente interessante sotto ogni punto di vista. A un amico certe cose si possono raccontare, ma a un potenziale futuro marito (dite che corro troppo?) forse anche no. Invece che una donna, sarà convinto che io sia un ospedale ambulante. Che disperazione. Dite che sono ancora in tempo a recuperare? Tipo invitandolo a casa mia per un brodino?

mercoledì 4 marzo 2009

L'amico immaginario

Ho la vaga impressione che un collega si sia invaghito della sottoscritta: il che di per sé potrebbe anche risultare interessante, se non fosse che il collega in questione si è laureato l’altro ieri, probabilmente. Il fatto di non essere più la più giovane della scuola fa ticchettare sinistramente il mio orologio biologico… Ma fingo di non sentirlo.
Il collega, dicevo, è pure molto grazioso e solleva gridolini di compiacimento e sospiri da parte di tutte le studentesse delle classi alte. In effetti sarebbe molto meglio che corteggiasse una di loro, invece della sottoscritta, ma evidentemente il fascino di Callista vince quello delle diciottenni (e ciò non mi dà affatto gioia, eh, no no no… Uahuahauahauhauahhhh…).
Fatto sta che la creatura imberbe mi porta i cioccolatini, mi guarda come la madonna di Pompei, cerca ogni scusa per offrirmi un caffè. Io faccio culo velatamente, anche perché sono sotto osservazione di tutto il corpo docenti che non trova niente di meglio che interessarsi della mia vita sentimentale: il paese è piccolo e la gente mormora… E soprattutto, le studentesse sono vendicative e perfide, e io vorrei vivere ancora qualche annetto.
Quindi cerco tutti i modi per scoraggiare il timido e giovanissimo corteggiatore: e ieri mi si è presentata l’occasione. O almeno così credevo.
Sono arrivata a scuola con un livello di stanchezza e sonno tendente all’infinito, e con l’occhio a mezz’asta mi sono messa buona buonina al pc a far finta di prepararmi una lezione (in realtà leggevo i blog della blogroll, ma non ditelo a nessuno). La creatura si è seduta due pc in là: in mezzo si è piazzato un collega di tedesco: “Callista, sei stanca? Sei silenziosa oggi”.
Io: “Sì, guarda, oggi è stata dura. Alzarsi la mattina alle sei per tre giorni di fila per me è drammatico.”
La creatura imberbe ha ribattuto: “Cara collega, non vorrai mica farci credere che sei stanca senza aver combinato niente? Con quegli occhi furbi lì? Ah ah ah…”.
Ora, smentire questa sua affermazione - oltre a mettere a nudo la tragicità della mia situazione sessuale - avrebbe spianato la strada a ulteriori avances: onde evitare, ho sorriso, ho fatto un occhiolino e ho detto: “Bè, certe cose mica si raccontano!”.
Col risultato che adesso tutta la scuola mi chiede chi è il fortunato nuovo fidanzato e perché non ne ho mai parlato a nessuno. La bidella del primo piano vuole conoscerlo e c’è addirittura chi giura di averci visto in città insieme. Io annuisco e tiro dritto.
Ora non solo sono anziana e zitella: ho pure un amico, anzi, un fidanzato immaginario. Da qui al manicomio il passo è breve.

mercoledì 21 gennaio 2009

Sussurrami tutta ...

La vostra Mafy è stata rimorchiata.
Eh sì, signori, un rimorchio con tutti gli elementi giusti per essere chiamato tale: sguardi di fuoco da una parte all'altra del locale, avvicinamento, richiesta del mio numero di telegno con successivo fitto scambio di sms per concordare un'uscita.
Ok, potete festeggiare. Palloncini, lingue di Menelicche, trenini a ritmo di samba… Scatenatevi pure.
Evitate solamente i fuochi d’artificio. Ero talmente sorpresa ed entusiasta di aver trovato un uomo dritto che li ho già sparati io. Peccato fossero in magazzino da un’infinità di tempo e appena accessi hanno fatto un triste “puf” e si sono spenti. Speriamo non siano sintomatici di un altro tipo di defaillance.
Ma torniamo all’argomento principale.
Vi dicevo che sono uscita con questo ragazzo. Carino, molto, molto carino, gentile, galante, interessante, simpatico, divertente… E sussurrante.
Ehhh già. Perché «l’uomo che non deve chiedere mai» conosciuto al locale, un marcantonio di ragazzo, quando è da solo con me si trasforma «nell’uomo zolletta di zucchero».
Mi accarezza il viso, mi scosta i capelli, mi bacia, mi dice mille cose carine e mi sussurra alle orecchie.
Bello, direte voi. E pure io lo direi… Se solo capissi una parola di quello che mi dice.
Perché… Sarà l’età, sarà che i miei timpani sono stati messi a dura prova da innumerevoli concerti di Giulianone, sarà che il ragazzo usa, oggettivamente, ad un tono di voce bassissimo, sarà che parla con l’inflessione del suo dialetto che non è facilmente comprensibile, sarà che non sono più abituata ad avere un uomo così vicino e mi agito andando in confusione, sarà… Sarà quel che sarà… Il risultato è che non capisco una cippa.
Ora, non potevo mica passare un intero pomeriggio a chiedere «Eh», «cosa?», «puoi ripetere che non ho capito?»
O meglio, l’ho fatto… Una, due, tre volte. Ma poi mi è sembrato eccessivo e ai successivi bisbigli ho sfoderato il miglior sorriso, inclinando la testa verso destra utilizzando anche lo sbattere di ciglia stile «cerbiatta indifesa».
Pare abbia funzionato. L’uomo non si è accolto della mia difficoltà uditiva e ha rilanciando invitandomi a cena.
Ora, ripensandoci. Non ho veramente capito nulla di quello che mi ha detto. Non ho nemmeno mezzo indizio. Potrebbe avermi sussurrato qualsiasi cosa da «mi sono follemente innamorato di te, ti prego sposami e facciamo 4 bambini assieme» o un «mi aiuti a montare il mobile che ho appena comprato all’Ikea» o, ancora «ti uccido, ti faccio a pezzettini e ti congelo nel freezer per darti da mangiare agli ospiti a Pasqua» oppure «mi fai sangue, ti farei ogni cosa… Te lo infilo in qualunque pertugio» o «mi piacciono da morire i tuoi stivali… Me li presti?»… Cpirete che la cosa è, francamente, inquiestante.
E io ho risposto sorridendo e inclinando la testa su un lato. Praticamente un segno di resa.
Questa sera dovrei vederlo… Che dite? Tiro bidone?

giovedì 8 gennaio 2009

(Ac)chiappata!

Dopo che ci avete aiutato a risolvere i quesiti insoluti, con il cuore più in pace abbiamo deciso di ringraziarvi con una delle nostre patetiche avventure. Che come ringraziamento, magari, non è un granché, ma questo passa il convento, c’è la crisi economica, santiddio.
Venerdì sera: le derelitte sono in un locale trentino insieme all’amico Denì (ciao Denì, tanto lo sappiamo che ci leggi!). A un certo punto transita una vecchia fiamma di Callista, sulla quale la vostra derelitta aveva fatto un pensierino qualche tempo fa. Ma poi non se ne era fatto niente. Ora, dal cappello a cilindro del passato, il pelato in questione, per gli amici Cirio, le si ripresenta davanti. Callista è impassibile in apparenza.

Cirio: Ohhh, ma chi si vede! La Cally, la Mafy, e pure Denì.
D: Ciao, Cirio, come stai? Che fine avevi fatto?
M: Ciao.
C: Sgrunt.
M (sottovoce): Cally, saluta.
C: No, mi ha fatto culo ancora prima di combinarci qualcosa. Non saluto affatto.
M: Cally… Dai…
Cirio: Cally? Tutto bene?
C: Sì.
Cirio: Sei sempre in splendida forma, tu e le tue tette. Un giorno o l’altro mi devi dare la soddisfazione di metterle sulla bilancia per vedere quanto pesano… Ah ah ah!
C: Pesati il cervello, invece, che ti basta un bilancino da farmacia.
M (sottovoce): Amica, non essere acida: vuoi rimanere zitella a vita?

Dopo qualche minuto di stentata conversazione, Cirio se ne va al bar. Le derelitte trascinano Denì in pista e si danno al ballo scatenato. Per circa una decina di minuti: finché il dj, in preda ai fumi alcoolici, crede di essere al Cocoricò e spara della musica da impasticcati. Pausa.
I vostri tre eroi si posizionano in un angolo del locale, pigiati tra un disastro di persone: non notato, Cirio transita dietro Callista e le mormora qualcosa in un orecchio. Gesù che caldo. I buoni propositi di indifferenza vanno vagamente in fumo: chi non tromba a Capodanno non tromba tutto l’anno, no? (Sorvolerei sul fatto che è abbondantemente passata l’epifania, grazie.)
Dieci minuti dopo tocca a Callista lanciare un’occhiata in tralice a Cirio mentre sorbisce un colorato cocktail con la cannuccia: il messaggio «Ti ciuccio come la capifragola» è chiaro e immediato. L’uomo reagisce con un occhiolino.
Il gioco procede tutta la sera: fino all’epilogo. Mentre le derelitte e Denì si scatenano di nuovo in pista, Cirio passa e piazza una mano sulla chiappa della Cally. Mooolto raffinato, deve aver studiato seduzione a Parigi.
La Cally si irrigidisce come uno stoccafisso: ma non per quello che credete voi… No, la mano sul lombo non l’ha offesa. Si gira verso la Mafy, ma la trova impegnata in una conversazione con un bel moro. Resta solo il povero Denì.
C: Denì, devi farmi un favore.
D: Dimmi.
C: Toccami il culo!
D: Ma sei scema?
C: Nooo, toccami il culo! Cirio mi ha appena toccato la chiappa sinistra.
D: E prenditela con lui! Cosa posso fare io?
C: Non hai capitooooo… Toccami il culo e dimmi cosa si sente.
D: Tu sei scema.
C: No, ho le mutandeeeeee! Ti rendi conto??? L’unica volta che un uomo mi tocca il culo in un locale, io ho le mutande.
D: E volevi essere senza?
C: No, nel senso, ho le mutande della nonna, non un sexy perizoma o qualcosa del genere. Devi toccarmi il culo e sentire se in mezzo alla chiappa si sente l’elastico. Ti prego. Ne va del mio titolo di derelitta. Sono una fallita.
D: Ehm… Ok.

E l’amico sfiora il lombo della vostra Cally.

C: Non così! Più forte che altrimenti non senti!

Palp.

C: Allora?
D: Vai tranquilla, non si sente niente.
C: Sicuro? Non me lo dici per consolarmi?
D: No, ma se vuoi ricontrollo.
C: Non esageriamo, adesso…

Per la cronaca, comunque, due palpate di lombi sono state l’unica cosa che ho portato a casa. E sono sempre più soddisfazioni.

lunedì 5 maggio 2008

Elimina un posto a tavola...

Le mirabolanti avventure dell’uomo stitico tornano a farsi largo su queste pagine, siorre e siorri…

Qualche giorno fa, ricevo la consueta telefonata di LUI che miagola e fa anche un po’ le fusa: «E la mia Cally, e non ci vediamo mai, e ti sei dimenticata di me…». Ora, leso di cervello, io sogno da anni di spingere un passeggino con dentro almeno due figli tuoi: secondo te mi sono dimenticata? NO! Te lo dico: niente affatto! Mi sto solo difendendo dal tuo inesorabile fare culo, perché se ti lascio fare tra un mese la mia amica deve tirarmi su con un aspirapolvere, ed è già successo in passato… Vorrei evitare.

Ma LUI è inesorabile: e miao, miao, miao, dai che ci vediamo. Dai dai dai.

Io resto sul vago, e una volta riattaccato mi rivolgo alla mia compagna di derelittaggine: ovviamente, se fossimo state sane di mente, avremmo entrambe rigettato la possibilità «cena insieme». Ma siccome non lo siamo, decido di invitarlo per una sera che non abbia da fare, decida lui. Lo faccio con un sms accuratamente concertato: casuale, spigliato, molto «donna di mondo». Non imploro, non prego: anzi, cerco pure di inserire un emoticon che scuota i capelli, anche se non lo trovo. Invio. Questo alle ore 14 e 30 circa di un giorno a caso.

Lui risponde alle due di notte del giorno seguente. E già questo meriterebbe una tremenda punizione: tipo una tortura con marchi da bestiame arroventati.

Ma il messaggio, alla fin fine, è carino (derelittaggine a mille, ovviamente): LUI dice che ha avuto una giornataccia sul lavoro, ha toccato la macchina (giustizia divinaaaaa) ed è rimasto chiuso fuori casa (grazie pianetaaaa, grazie), ma si scusa per il ritardo e dice che mi richiamerà il giorno dopo. Sorvolo sul fatto che evidentemente queste attività e le conseguenti sfilze di maledizioni lo abbiamo occupato per ben 36 ore senza trovare nemmeno un secondo per rispondermi: sono pur sempre una signora.

Il giorno dopo, comunque, mi chiama: abbacchiato come un cane bastonato, vocina supplichevole, si lamenta. Non impreca neanche tanto. Mi commuovo e rilancio la cena per il giorno seguente. LUI accetta.

Ok, potete partire con gli insulti e i «non lo dovevi fare». Lo so. Ma quel che è fatto è fatto.

Cucino per un esercito, tutto quello che gli piace: gli faccio pure una teglia di biscotti, i suoi preferiti, quelli col cioccolato. Anzi, gliene faccio due, una la metto in una scatola e la impacchetto per fargliela portare a casa, così ha la colazione fatta per un po’.

Mezz’ora prima dell’orario previsto sono pronta e discretamente sexy: e LUI telefona. Povero, sarà in ritardo o vorrà chiedermi di che colore preferisco le ottocento rose che mi sta comprando? Nel dubbio rispondo. E in un secondo mi si ammoscia anche la piega, oltre che l’umore. LUI non può venire: si scusa in ottocento lingue ma è costretto a tirarmi pacco. Non chiedo neanche il motivo: riattacco e guardo con aria sconsolata la cena. Che non posso manco mangiare, visto che sono a dieta.

A quel punto prendo la tonnellata di biscotti e mi dirigo verso casa della Mafy: la tentazione di ucciderci con quelli è forte, ma alla fine la mia amichetta ha un’idea geniale e mi chiede di lasciarglieli. Da allora li somministra ogni giorno, in dosi massicce, al cane autistico dei suoi padroni di casa, quello che non la fa dormire in santa pace da più di un anno. La speranza è di vederlo morire di diabete o colesterolo nel giro di un paio di mesi.

Così abbiamo avuto vendetta di due esseri molesti e inutili in un colpo solo. E poi non dite che non sappiamo farci valere…

martedì 22 gennaio 2008

Per un pugno di libri

L’altra sera Mafalda mi ha trascinato fuori. Nel senso che in questo periodo la mia voglia di fare vita sociale è più meno quella di un gasteropode… Una ciprea lurida, tipo, che tanto piace a me e alla mia amichetta di blog. Ma tant’è, alla fine ho ceduto e ci siamo avviate per un aperitivo in centro. Voglia di socializzare meno mille. Piega moscia e occhio spento. L’unico miraggio della serata era il buffet da millemilioni di calorie, che almeno avrebbe rallegrato la vista e l’olfatto (la dieta persiste ostinata).

Entriamo nel locale, poggiamo i cappotti, le dodici maglie, le sciarpe e i cani da slitta. La pelle d’orso decido di tenerla sulle spalle, probabilmente un sentore dell’influenza che stava arrivando.

Saluta a destra, saluta a sinistra: alla fine Trento è proprio piccola. Io spargo inconsapevole germi qua e là (perdonatemi, amici, sono io l’untrice, ma non lo sapevooooo), poi mi appollaio con la mia amichetta su un alto sgabello. E inizia il delirio. Perché in due minuti veniamo raggiunte da un mio ex collega con un amico. L’ex collega attacca bottone alla Mafy e l’amico inizia a parlare con me. Bel ragazzo, non c’è che dire: pure simpatico. Ma l’insidia era in agguato sotto forma di clamorosa zappata sui piedi.

BRPS (Bel Ragazzo Pure Simpatico): Ah, quindi insegni… Leggerai un sacco…

C: Eh, sì, mi piace.

BRPS: Anche a me, ma non ho tempo.

C: Bè, il tempo te lo crei, alla fine. Magari preferisci fare qualcos’altro.

BRPS: No, è che poi mi metto lì a leggere e mi viene sonno.

Ora: ti ho chiesto io quanti libri leggi? Se ti piace? NO! E allora, perché imbarcarti in un discorso sul filo del rasoio? Perché tagliarti le palle da solo? Perché fare la figura del deficiente scavandoti la fossa con le tue curatissime mani? Non riesco a darmi una risposta. Vuoi fare colpo dandoti delle arie da lettore? Male! Non peso le persone in base a quanto leggono. Se possiamo condividere una passione sono felice, ma non è necessario: possiamo parlare del tempo, di quanto deve cuocere la polenta, di capelli. Invece no, tu presunto lettore perseveri: ed ecco la continuazione del lento declino…

C: Ah, bè, ma allora non ti piace leggere… Se ti viene sonno…

BRPS: No no, mi piace, leggo un sacco.

C: Mmmmh…

BRPSMS (bel ragazzo pure simpatico ma scemo): Ho letto tantissimo quando ero piccolo.

C: Ah.

BRPSMSEA (bel ragazzo pure simpatico ma scemo e autolesionista): Tipo alle medie ho letto «L’isola del tesoro».

C: Io non l’ho mai letto…

BRPSMSEA: Anche «Cuore», ho letto.

C: Quello anch’io, alle elementari… Poi il tuo amore per la lettura si è interrotto? Ah ah ah… (pietoso tentativo di sviare il discorso)

BRPSMSEANR (bel ragazzo pure simpatico ma scemo e autolesionista nonché rincoglionito): No, alle superiori con i punti del formaggio «Camoscio d’Oro» mi hanno regalato «L’albero degli zoccoli».

C (pensando «Almeno non ha letto la versione al femminile»): Ah, ma dai…

BRPSMSEANR: Bellissimo. Ho visto anche il film.

C: Sempre al maschile, vero?

BRPSMSEANR: Come?

C: No, niente, dicevo che io il film non l’ho visto.

BRPSMSEANR: Ma nooo, devi vederlo!

C: Vabbè, ho letto il libro da piccina…

BRPSMSEANR: Sì, ma il film è tutta un’altra cosa…

C: Appunto. Mafy? Non è tardi? Uff…

BRPSMSEANR: Ma no, dai, stavamo chiacchierando così bene… Dai, sentiamo, qual è l’ultimo libro che hai letto?

Allora sei completamente andato.

C: Bè, a dire il vero ho finito un saggio storico…

BRPSMSEANR: Ah, una cosa seria. Io ho letto la storia dei mondiali di calcio. Una figata.

Vabbè, ma allora ditelo. Spero almeno di averlo infettato.



PS: Le derelitte volevano segnalare una simpatica iniziativa lanciata da quella psicopatica della Vipera. Siccome è Carnevale e ogni scherzo vale e siccome apprezziamo particolarmente l'ironia femminile, andate a leggere QUI. Noi l'abbiamo fatto a mente, perchè siamo signorine educate, e vi avvisiamo che NON funziona solo coi blogger ed è assai terapeutico... Buon divertimento!

lunedì 22 ottobre 2007

Comunicazione a senso unico

Scambio di sms tra Callista e uno spasimante


SdC: Ciao bella, mi piacerebbe molto vederti…

C (pensando «Manco morta» e scuotendo i capelli): Grazie, ma ho altro per la testa in questo momento.

SdC: Ah. E domani sera cosa fai?


Senza parole.

mercoledì 26 settembre 2007

Sue Ellen, ci fai una pippa!

Volevate lo psicanalista? Eccovi accontentati, cari lettori...


Psicanalista (con accento tedesco): Allora, derelitte, arrifiamo ke foi parlare del fostro rapporto konflittuale con uomini…

C: Ah, guardi, signor Sigmund, è semplice: siamo sfigate.

M: E la cosa peggiore è che ci siamo tirate su dei personaggi che un romanzetto d’appendice di quart’ultimo ordine non ci allaccia manco le scarpe.

C: Già. Ha presente tutti gli stereotipi maschili? I classici, quelli che popolano l’immaginario erotico femminile? Ce li abbiamo.

M: Peggio dei filmini porno: la casalinga e l’idraulico, ha presente? Ecco: io e la mia amichetta, miss «bon ton» 2007, con più titoli di studio di tutta la sua famiglia messa insieme, guardi un po’ che cosa siamo riuscite a raccattarci nell’ultimo periodo…

C: Soprattutto, tenga d’occhio il finale, caro strizzacervelli…

P: Ok, ok, fa pene, io tengo d’okio e d’orekio…

C (sottovoce): Mafy, ma uno italiano, no?

M: Sssst, dicono sia il migliore…


Il bagnino

Imprevedibile (tradotto dal derelittese «inconsapevolmente bastardo»). Ti conquista e ti fa nuotare in un mare d’amore… Salvo poi farti annegare nel dolore senza lanciarti nessun salvagente, perché non se ne accorge. Non fa apposta, tutt’altro: anzi, ti saluta sorridendo mentre tu vai a fondo.


Il macellaio

Succulento (tradotto dal derelittese «infinitamente egocentrico»). Ti fa venire voglia di piantarci i denti appena lo vedi: ti fa sangue. Lui ti aiuta a mettere la carne al fuoco. Salvo poi tirarsi via a mezza cottura, ancora al dente. Tu ormai, invece, sei irrimediabilmente brasata, tendente al carbonizzato. Insomma, fottuta.


Il dj

Retrattile (tradotto dal derelittese «inappellabilmente infantile»). Sa esattamente come far suonare il tuo cuore, oltre ai piatti. E quando sei pronta per la marcia nuziale, lui mette il nuovo singolo dell’estate: «CULO».


L’animatore

Piacione (tradotto dal derelittese «completamente irrazionale»). Qui si toccano i due estremi: si va da quello che ti seduce e ti abbandona quando tu hai già immaginato il faccino dei vostri figli a quello che ti chiede una storia seria e un matrimonio (appena vi sarete conosciuti meglio, ovvio) quando tu hai voglia solo di una notte di sesso. Mistero.


Il militare

Stratega (tradotto dal derelittese «affettuosamente pezzo di M…A»). Attacca il tuo cuore con le armi in pugno. Subito dopo, ti rendi conto che è uno specialista delle tecniche mimetiche, capitano della squadriglia «Camaleonte».


Il calciatore

Tattico (tradotto dal derelittese «fascinosamente stronzo»). Specialista della marcatura a uomo (o a donna?), viene espulso a malincuore per comportamento balordo.


Il personal trainer

Implacabile (tradotto dal derelittese «inaspettatamente destabilizzante»). Conquistarti è l’obiettivo del suo nuovo programma di allenamento. Non desiste. Tu pensi che potrebbe anche essere divertente provare quella montagna di muscoli. Ma lui ti mette in mano il suo cuore, che non è di acciaio, ma di marzapane. Paura.


Il musicista

Estroso (tradotto dal derelittese «ritmicamente noioso»). Ok, suona per mestiere e ti racconta un sacco di curiosità sui tuoi cantanti preferiti. Ma canticchia qualsiasi cosa, ti dice con quale nota la tua stampante sputa le pagine e batte il ritmo su OGNI supporto. E quando diciamo OGNI, capite cosa intendiamo.


L’intellettuale maledetto / anarchico / poeta / bel tenebroso / ribelle e dannato

Carismatico (tradotto dal derelittese «volubilmente coglione patentato»). Ti conquista facendoti sentire la donna più intelligente del mondo, la sua unica ragione di vita, la sua musa. Vivi in un mondo di poesie e stimolanti attività intellettuali, finchè non scopri che di muse ne ha una per città.


L’insegnante di vela

Misterioso (tradotto dal derelittese «programmaticamente seduttore»). Lega il tuo cuore con un triplo nodo, poi cazza la randa e tu veleggi in un mare di cuoricini. Finchè non cala una bonaccia paurosa e tu sei costretta a rientrare a riva a nuoto.


P: Bè, rakazze, non male, ma foi mancare ancora qualke kosa…

C: ‘A Sigmund, nun ce mette’ fretta…

M: Siamo ancora giovani… Ci stiamo attrezzando!

P: No, non dicefo in merito di ficure maskili...

M: Ah, pensavo dicessi che ci mancava, che so, il muratore o il meccanico… Con calma! Anzi, accettiamo consigli dai nostri lettori!

P: No, dicefo che forze voi dofete pensare a ke priorità dare nella fostra fita, siete ficine ai trenta anni, dreizehn, ja, ora di famiglia e tanti pei pàmpini con capelli piondi…

C (sottovoce): Amica, a me questo mi ha già rotto le balle… Andiamo?

M: Guarda, coi soldi che gli diamo ci compriamo una borsa nuova. Caffè sotto il Nettuno?

C: Ovvio! Scappiamo, va', che questo manco se ne accorge…

lunedì 10 settembre 2007

Dalla teoria alla pratica: Callista racconta

Ecco qui la prima parte degli esempi pratici di quanto teorizzato nello scorso post: Callista svuota il sacco. Preparatevi a ridere, o a piangere, a seconda…


Il bacio endoscopico

In realtà i baci endoscopici provati dalla sottoscritta sono più d’uno, ma il primo resta memorabile.

Siamo quasi alla fine della seconda liceo: domenica pomeriggio in discoteca. Caso vuole che il ragazzo puntato da me abbia in realtà interesse per la mia migliore amica: e la vostra intelligentona cosa fa? Pensa bene di lasciarsi baciare dall’amico di lui… O meglio, non fa una piega quando il disgraziato le salta in braccio.

Primo pensiero: oddio che orrore. Secondo: ma quanto sbava ‘sto uomo? Terzo: se sono tutti così mi faccio suora (esperienza in fatto di baci, prima, pari a un rapido bacetto con pezzettino di lingua). La parte migliore arriva dopo: il meschino era convinto che, baciandomi, fossimo insieme. Teoria smontata al tentativo di riaccompagnarmi a casa, annientato con un «Guarda, non mi pare il caso». Lui, piccato, risponde: «Ok, chiamami quando sarai un po’ cresciuta».

Ora che sono cresciuta, potrei in effetti chiamarlo, per dirgli quello che non gli ho mai detto: «impiccati», ad esempio.


Il bacio a mulinello

Trattasi in realtà di bacio interrotto ben presto, ma comunque divertente. Sono a una festa di un compagno di scuola e me ne sto seduta sul divano, poco attiva causa strappo al quadricipite sinistro: ho la gamba sollevata su una sedia, tutta fasciata. Arriva un uomo scaricato pochi giorni prima dall’amica Ubi: mi si siede accanto e inizia una lagna immonda («Ahcomesoffro, io ero innamorato, sigh sob»). Io ascolto un po’, trattengo lo sbadiglio, fingo interesse ma mi distraggo un attimo, ed ecco che l’inconsolabile mi zompa addosso e mi bacia. Metteteci la sorpresa, metteteci l’immobilità: ma non ho realizzato immediatamente, e c’è stato un bacio di dieci secondi, durante i quali ho distintamente sentito l’orrido mulinello a velocità da incubo, quello su cui io e la Ubi avevamo riso fino alle lacrime. Il bacio si è concluso con un dito nell’occhio: mio a lui, per levarmelo dalle croste. Patetico.


Il bacio «c’è nessuno»

E qui torna in ballo l’amato-odiato LUI e la prima uscita con la sottoscritta: serata perfetta, conclusa da passeggiata romantica in riva al lago, sul molo deserto. LUI temporeggia, guarda le stelle, i pesci, enumera le luci della città. Io friggo, mi avvicino, le provo tutte per farmi baciare. Per mezz’ora buona lui mi abbraccia, mi stringe, poi si avvicina e… mi dà un bacio in fronte. Ma dico, sei deficiente? Cerco di formulare la domanda, ma prima tento il disperato: avvicino le labbra alle sue, ed ecco che (miracolo!) LUI mette le mani tra i miei capelli e finalmente mi bacia. Continua per dieci minuti buoni, ma è stitico: non si concede. (Per la cronaca, poi è migliorato. Ma ogni tanto lo stitico si riaffaccia).


Il bacio «vorrei ma non posso»

Questo è da ricovero. Prendete un uomo che mi fa spudoratamente la corte: battutine, inviti, avances neanche troppo velate. E un bel giorno mi decido a seguirlo fuori da un locale per accompagnarlo a prendere una cosa in macchina: lui mi guarda invitante, poggiato a un muretto, io mi avvicino. Lui mette le braccia attorno alla mia vita, stringe il vestito tra le mani, io mi appoggio a lui, che mi sussurra «E adesso?». Io mi avvicino alla sua bocca. Lui ha un brivido, che sento distintamente, e si aggrappa al mio vestito. Il bacio inizia benissimo, poi lui si blocca e io bacio una cosa morta. Inanimata.

Lo guardo: lui mi sposta e inizia a prendere a calci i sassolini del parcheggio. Dice cose tipo «Ma no, come faccio io, con te, no, e adesso? Vieni». E mi riaccompagna nel locale.

Ovviamente, ma l’ho scoperto dopo, aveva la fidanzata. E passi. Ma o fai le cose fatte bene o non fai proprio. Idiota.


Il bacio a mela

E qui si va sui bei ricordi… Mettete una camera al mare, con le lenzuola fresche di bucato. Mettete un uomo che conoscete ancora poco, ma quel tanto che basta per intrigarvi. Infatti siete lì, insieme. Mettete che è il primo momento della giornata in cui riuscite a stare da soli. Lui vi guarda e vi sfiora come se foste di vetro. Il bacio è solo l’inizio.


Il bacio a pennello

Maledetto Ammutinato. Me lo ricordo ancora il bacio che mi hai dato dopo avermi infilato al dito quel bellissimo solitario. Ora ci farò un punto luce. Crepa.


Il bacio della foresta

E chi poteva essere l’uomo selvatico, se non Er bistecca? Ultima sera in Salento, vado col cuore a tracolla a salutare la meraviglia su cui ho fantasticato per due settimane. Lui mi fa ballare, mi dice che avrebbe voluto conoscermi di più, che gli dispiace che io parta. A quel punto mi strappa di mano il cellulare, compone il suo numero e si fa uno squillo: «Così ce potemo sentì, piccolè… Te vengo a trovà, che dici? O torni te, io sto qua…».

Oddio, ma sogno o son desta? La meraviglia mi sta dicendo che gli piaccio? Ussignur. Il sangue mi va alla testa. E lì trovo il coraggio di dire: «Ma senti, io non posso partire senza darti un bacio» (ohmamma, e questa faccia di culo da dove arriva???). Lui sorride (ahhh) e mi dice: «Eh certo, che problema c’è?» e mi fa cenno di trovarci (viva il romanticismo) nel bagno della piscina. Io mi allontano incredula, mollo la borsetta alla Mafy, lo raggiungo nel bagno. Tre minuti indescrivibili. Se Grissom ci avesse fatto l’analisi del dna, avrebbe trovato su entrambi tracce di saliva fino a mezzo braccio… Sono soddisfazioni.


Dopo aver aperto per voi la valigia dei ricordi migliori (o peggiori), in attesa di conoscere quanto ha da dire la Mafy in merito, potete lasciare le vostre memorie in un commento. Vi aspettiamo numerosi!