venerdì 18 aprile 2008

Effetti collaterali

Ormai è cosa nota e risaputa che le derelitte ultimamente sono un po’ cagionevoli di salute. Callista, ad esempio, ha fatto tre tracheiti/mezze bronchiti con raffreddore annesso in quattro mesi, di cui uno culminato in una splendida sinusite. Il risultato è che ancora oggi, complice pure l’allergia, di notte mi trasformo in un cane carlino: stesso respiro aggraziato e per niente rumoroso. Probabilmente russo anche come uno scaricatore portuale, ma per fortuna non c’è nessuno a rinfacciarmelo. In compenso sbavo, perché sono costretta a respirare a bocca aperta (e su questa immagine della serie «Non troverai mai un uomo», sospendiamo momentaneamente le descrizioni).
Fatto sta che dopo settimane di agonia notturna, mi sono decisa ad andare in farmacia a chiedere aiuto. Datemi uno spray, del napalm, qualcosa. Ma fatemi respirare.

La farmacista, con l'aria complice della spacciatrice, mi appoggia sul banco una confezione verdina di decongestionante: «Uno spruzzo per narice prima di dormire, e vedrai, per me funziona benissimo». Esco felice dalla farmacia pregustando una notte intera di sonno ristoratore. Ma ecco che il bugiardino infrange i miei sogni di gloria: sconsigliato nei casi di ipertiroidismo (ehvabbè, ho pure quello, e allora?). Torno mesta al bancone. La farmacista scuote la testa sconsolata e mi porta un altro decongestionante; leggiamo insieme: «Controindicato per glaucoma (mi manca), malattie cardiache (mi manca), prostatite (mi manca, strano, eh?), ipertiroidismo (ce l’ho!)». Ripetete la scena per altri quattro o cinque spray: niente da fare. Per la mia tiroide ballerina sono costretta a morire soffocata o annegata dalla bava. Ma la farmacista ha l’asso nella manica: uno spray omeopatico. Quando uno è disperato, si attacca a tutto, e in effetti l’ho comprato, temendo fosse acqua sporca. Spray alla pulsatilla: mi sto infilando una collega blogger nel naso. Speriamo faccia qualcosa. Nel frattempo soffro.

Ma questo è niente se confrontato con le mie innumerevoli e recidive cistiti… Spinta dalla disperazione, dopo mesi di inutili tentativi col medico di base, sono andata dall’urologo. Passi il fatto che ho pagato 70 euro per fare pipì in un water finto computerizzato (e anche qui gli uomini arriveranno a frotte), che mi sono fatta fare un’imbarazzante ecografia addominale da un medico super sexy, e pure che per una settimana ho ingoiato pillole di antibiotico lunghe 2 cm. Ma anche qui ho avuto la malaugurata idea di leggere il bugiardino, lungo come l’elenco dei santi. Niente controindicazioni allarmanti. Ma ho avuto il piacere di constatare che l’antibiotico era utile anche nei casi di «antrace respiratorio», ad esempio. Bene, così se i terroristi attaccano Trento, sarò l’unica sopravvissuta. Ma la cosa migliore è stata la lettura degli effetti collaterali, tra cui figuravano «diarrea» e «stitichezza». Insieme? O a fasi alterne, cinque minuti l’una e cinque l’altra? Sono problemi grossi, eh…

giovedì 17 aprile 2008

E' un mondo difficile ...

Ormai sapete che le derelitte sono alle prese con la dieta primaverile, per eliminare i due-tre chili presi durante l’inverno. Insomma, noi viviamo in climi rigidi, abbiamo bisogno di proteggerci con un sottile strato di adipe, come le foche, gli orsi, i pinguini. Il fatto è che il maledetto adipe non lo smaltiamo manco a morire, forse perché viene costantemente incrementato a polenta e spezzatino… Quindi ci troviamo con l'acqua alla gola, a marzo, a cercare di eliminare lo straterello bastardo, annidato tra fianchi, pancia e cosce, maledendo gli stravizi del Trentino d’inverno (ma anche delle altre regioni, che mica ci formalizziamo…).

Bene, la dieta sarebbe anche fattibile se non avessimo dei genitori che attentano alla nostra integrità. In tutti i sensi. Mamma Mafaldi costringe la figlia a cucinare quintalate di mele in camicia da regalare a tutti. Papà Callisti prepara a cena la mozzarella in carrozza, dicendo «Ma è leggera, è solo formaggio!». Papà Mafaldi impasta candidamente tonnellate di canederli. Mamma Callisti chiede alla figliola di preparare tre torte in due giorni per amici vari. Ora, questa è tortura psicologica. È mobbing. È crimine contro l’umanità. Ed ecco uno stralcio di dialogo tra le due derelitte.

M: Bene, vado a casa a pranzo, va’… Chissà cosa mi avrà preparato mia mamma… Rognone fritto?
C: Oddio, c’è il pericolo rognone?
M: Sì, è brutto tempo, quando piove a mia mamma viene voglia di cucinare. Pericolo.
C: Io devo fare un’altra torta dopo.
M: Quale fai?
C: Quella con le noccioline dentro e la panna montata sopra. Ma senti, se lecco un ciuffetto di panna ogni tre è dietetico, vero?
M: Assolutamente, anzi, è prescritto. Io mi attacco direttamente al tubo spray, di solito. Puoi anche rovesciartela addosso e mangiartela tutta, mica vorrai andare in giro tutta sporca…
C: Ah, ecco, volevo ben dire. Tu vai di rognone, allora… Buon appetito.
M: Certo, rognone fritto con contorno di canederli. C’è dentro il prezzemolo, no? È verdura…
C: Esatto, esatto… E poi dicono che le diete sono difficili da seguire! Tzè…
M: Deboli di spirito, ecco cosa sono! Buon appetito, amica…
C: Anche a te… A dopo!

mercoledì 16 aprile 2008

Da grande farò l'investigatore

L’altro ieri Callista ha accompagnato un’amica a fare una banalissima denuncia di smarrimento. La formula matematica è semplice: prendete due giovani donzelle e mettetele in questura. Ne risulterà il delirio totale. Dopo che i poliziotti ci hanno offerto, nell’ordine, un caffè, due cioccolatini, una pastina, un biscottino (tutti rifiutati da Callista, che è a dieta, e tutti fagocitati dall’amica), veniamo accolte nell’ufficio dell’ispettore Glamour.

Immaginatevi un poliziotto, in borghese, di circa 35 anni: jeans alla moda, stivaletto lucido, camicina bianca e giacchetta avvitata nera. Capello sparato in aria. Zampette di gallina sexy attorno a due occhi grigi. Braccialetto cattivo e anello al pollice. Stranamente simpatico, disponibile, e pure competente. Prende i dati, scrive la denuncia senza nemmeno fare uno strafalcione grammaticale, stampa le copie e fa firmare la mia amica: «Bene, ragazze, se abbiamo notizie vi chiamiamo… Intanto…».

Ma l’ispettore non finisce la frase, perchè inizia a vibrare il suo cellulare. Lui si fruga le tasche, mentre parte la suoneria, ovviamente polifonica.

«Tumtumtutututututu tuuuuuu»

Io e la mia amica ci guardiamo. La musica ci ricorda qualcosa.

«Uuuuh, ah ah… Uh uh, uh uh».

L’ispettore Glamour risponde: «Capo? Ciao, dimmi tutto».

C (sottovoce): Amica? Ma sbaglio o…
A: No no, non sbagli, è la sigla di CSI…
C: Oh, madonna. Siamo in buone mani.
A: Se arriva Warrick, però, io quasi quasi ci torno a fare un’altra denuncia. Perdo pure la patente.
C: Se non mi porti con te, ti rinnego come amica!
A: Ok, perdi anche tu qualcosa, dai…
C: Ho già perso il peso ideale, ma lo sto cercando da sola. Dici che mi danno una mano a ritrovare anche quello?
A: Maleducata…

Intanto l’ispettore Glamour riattacca: «Bene, ragazze, allora facciamo degli accertamenti e poi vi contattiamo. Intanto, se vi viene in mente qualcosa da aggiungere, chiamatemi pure».

Non abbiamo avuto coraggio di fargli notare che era solo una denuncia di smarrimento, mica un omicidio. L’abbiamo assecondato. Che poi, sennò, ci manda Grissom per ripicca.

martedì 15 aprile 2008

Tutti a fare yoga ... ma anche no!

La settimana scorsa in palestra. Tisana post lezione massacrante in saletta relax. Protagonisti: le due derelitte e Pinocchio.

P: ragazze ho una proposta.
M: ahhhh andiamo bene!
C: io ho paura …
P: avete una fiducia immensa nei miei confronti, eh?
M: guarda … ci hai proposto di fare sport estremi e lezioni “muori subito” …
C: e pure il corso di sopravvivenza …
P: vabbè … stavolta è diverso.
M: spara …
P: vi va di accompagnarmi due giorni a Perugia?
C: a Perugia? A far che?
P: devo andare a vedere un centro di yoga … ho appuntamento con il capo spirituale del centro e con il tizio che si occupa del marketing …
C: tu??? Ma se per andare a fare la spesa ci vai in tenuta da guerra …
M: appunto … tu che suoni il campanello con una mossa di qualche antichissima arte marziale … che c’entri con lo yoga???
P: smettetela subito … è una cosa seria. Tra un po’ lanciamo dei nuovi corsi e devo andare a informarmi sugli istruttori qualificati e sull’atmosfera da creare in palestra.
C&M: ussignur!
P: allora … mi accompagnate??? Dai, si parte domenica e si rientra martedì. Andiamo, guardiamo il centro, parlo con sti tizi e il resto del tempo ci giriamo la città! Dai, dai, dai …
C: io passo, lavoro!
M: io pure, non vado d’accordo con le cose mistiche.
P: Daiiiii … ci divertiamo. Mafy … sicura?
M: a parte gli scherzi, non posso prendere ferie. E poi, veramente non mi piacciono tutte le cose yoga … invece che darmi tranquillità mi mettono ansia.
P: certo che sei un bel po’ strana tu, eh?
M: prrrrrr
P: vabbè, ci vado da solo. Ma secondo me ti saresti divertita! Vorrà dire che la sera mi farai almeno compagnia su msn …
M: dai per scontato che io non abbia niente di meglio da fare?
P: non è così?
M: mostro!


Domenica sera.
Birubiru. Messaggio. E’ Pinocchio

“Mafyyyyyy … tragggggedia, disastro … qui è come essere tornati a 30 anni fa. Niente radio, niente tv, niente prese per il pc. Devo usare il telefono di nascosto. La mia camera è 2x2 e il letto è troppo piccolo per me. Aiutoooooo!!!”

Ridacchio immaginandomi Pinocchio steso sul letto che avanza fuori con i piedi, e rispondo

“E tu mi volevi portare lì??? Pensi di sopravvivere a 48 ore senza aggeggi tecnologici?”

Birubiru

“Noooooo. Non ce la farò mai! Pensa che a cena mi hanno dato solo riso in bianco e verdurine lesse. Niente caffè … e non sai la più bella. Domani mattina meditazione … alle 7. Vieni a rapirmi, ti prego!”

Oddio che ridere … me lo immagino … a riso e verdurine lesse! E la meditazione alle 7??? Oddio … io sarei morta … per fortuna non ci sono andata

“Ma dovevi proprio fermarti lì a dormire??? Non esistono alberghi? Behhh … la meditazione alle 7 non è male … vedi l’alba ... è romantico!”

Birubiru

“Ecco … io sono disperatooooo e tu mi prendi in giro. Mostra! No, non c’è un albergo nel raggio di 30 chilometri. E non credevo fosse una prigione … ufff! Vabbè, buona notte … chiudo, altrimenti mi cazziano per il telefono!”

Ahahahah povero Pinocchio! E poi … da quando usa il termine Mostra??? Lo abbiamo contagiato!

“Senti, piaga d’Egitto! Sei stato nei corpi speciali dell’esercito … saprai ben sopravvivere ad una notte in un buncher di serenità, leggerezza, equilibrio e pace interiore … eh! Notte!”

Birubiru

“stronza … ;-)”

“anch’io ti voglio bene … notte!”



Lunedì mattina

Birubiru

Chi cazzazzo è? Che ore sono? Chi sono? Dove sono? Che cos’è questo rumore?
Ahhh … ok … sono a letto, è presto. E il rumore era il telefono.

Messaggio. Ore 06.22. Pinocchio.

“Sgrunt, cazz, sob, ufff … grrrrrrrrr!!! Ti rendi conto che ore sono??? Vedi come faccio meditazione … a forza di parolacce ... ho sonnooooooooooooooooooooooo! Buongiorno Mafy, buona giornata!”

… certo che com’è rilassante lo yoga … niente, eh??? Ommmmmmmmmmmmm ...

lunedì 14 aprile 2008

Il pollice verde di Mafalda

Un mesetto fa mamma Mafalda ha deciso che la casa della sua dolce figliola aveva bisogno di qualche tocco di colore e quindi mi ha regalato un vaso di fiori.

Ora ... nell'universo infinito di piante e piantine ha optato per un Hippestrum ovvero un grande bulbo dal quale crescono una 3-7 foglie e uno o due steli floreali che portano, ognuno, da 2 o sei fiori colorati di rosso, rosa, arancione, bianco o salmone.

Per semplificare tutto ecco una foto.


Mamma Mafaldi quando fa le cose le fa per bene e quindi ha preparato tre bei vasetti con tre bulbi diversi. Color salmone per lei, rosa per nonna Mafalda e rosso per la vostra Mafy.

L'Hippestrum per tutti!!!

Dovete sapere che questo fiore è volgarmente chiamato Amarillis ma in casa Mafaldi ha preso il nome Mandrillo a causa della forma vagamente fallica.

Dal momento in cui in cui il bulbo viene piantato a quello della fioritura passano, più o meno 35-40 giorni.

Bene ... ne sono passati 32 da quando la mia mamma mi ha consegnato il vaso.

Situazione dei tre bulbi.

Fiore mamma Mafalda: due steli ... uno alto 25 cm con 5 fiori enormi color salmone e uno stelo un po' più piccolo con la protuberanza floreale pronta a sbocciare.

Fiore nonna Mafalda: due steli, alti 20 cm, entrambi con 4 fiori rosa acceso ciascuno.

... ora ... mi spiegate perchè il mio Mandrillo è così???

venerdì 11 aprile 2008

Lo famo strano (almeno a parole) parte seconda

Lettori adorati, bentornati alla seconda puntata di uno dei post che hanno destato maggior scandalo (mano sulla bocca, uah uah uah, risatina maliziosa) nella nostra lunga (?) carriera di blogger. Rieccoci a «tutto quello che ci siamo sentite dire a letto e di cui probabilmente avremmo fatto a meno». Qui la prima puntata. Auguri.

L’anti-nipponico

U: Eh, ti piace se ti dico cosa devi fare?
D (sbuffando tra sé): Ma certo, non sai che io adoro fare la geisha?
U: No, tu non sei una geisha… Sei la mia pu****ella!

Eh, no, ciccio: o sono la regina delle put***e oppure non se ne fa niente, che cavolo… I diminutivi a tua sorella!

Il futurista (parole in libertà)

U (all’orecchio della derelitta): Anf, anf, se, anf, ti, anf, sarbrtazzzxxx…
D: Eh?
U: Xpzzyy ahcc trlllfff…
D: …
U: Kprtsssssitlrejnfapotka…
D (vabbè, a mali estremi, fingiamo di aver capito): Sì, sì, sì… Yuhuuuu…

Ma chi cazzo sei, Marinetti?

Lo stallone

U: Sì, sì, brava, cavalcami…
D: …
U: Cavalcami, cavalcamiiii…

Furia cavallo del west, che va più forte di un jet (ahimè…)


Il gattofilo

U: Ma cosa c’è qui?
D (pensando «coglione, sei in mezzo a due cosce e sono una donna, vedi tu» ma fingendo un sorriso compiacente): Eh eh…
U: C’è la mia micetta?
D (occhio sbarrato): …
U: E dov’è la mia micetta? Miao…
D: …

Volevo un gatto nero, nero, nero, ne ho preso uno demente e io non gioco più…


Il postulante

U: Vieni…
D: Eh?
U: Vieni…
D (eh, fosse facile a comando…): Uhm…
U: Vieni, vieni, vieniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, amore, ti prego, vieni…
D: Evvivaaaaaaaaaaaa…

Vabbè, ha detto «per favore», vorremo mica essere maleducate?



To be continued (prima o poi)

giovedì 10 aprile 2008

L'amore è cieco ...

Alcuni amici sono da poco tornati da una vacanza sul Mar Rosso.
Oltre al carico di abbronzatura, orribili souvenirs e immancabile maledizione di Tutancagott, hanno riportato in patria anche una storiella degna di un terribile romanzetto d’appendice. Le derelitte, in quanto donnine raffinate e perennemente «sulla notizia», hanno pensato di condividerla con voi, amati lettori. E poi non dite che non vi vogliamo bene…

Gli amici hanno conosciuto sul luogo un personaggio un tantino boccalone: un buon ragazzo, per carità, ma che non vedeva a un palmo dal naso, metaforicamente parlando. Ora, mentre i nostri amici hanno tentato di rimorchiare anche le palme, collezionando una serie innumerevole di due di picche, boccalone, senza colpo ferire, si è trovato la morosa: una tizia un tantino svalvolata, in vacanza coi genitori. Cuori su cuori a profusione, e conseguente rosicare dei nostri amici. Ma ecco che accade l’imponderabile. Una sera gli amici vanno nella discoteca del villaggio: escono felici, mezzi ubriachi e stanchi morti. Barcollano in direzione camere, ma l’occhio cade su uno strano assembramento di persone che si accalcano vicino al paravento che divide il vialetto dalla spiaggia. Curiosi come solo gli amici delle derelitte sanno essere, si avvicinano: ed ecco che un turista spiega che, poco distante, una signorina si diverte a elargire… ehm… «favori orali» (passateci la metafora, siate gentili, che poi ci troviamo delle chiavi di ricerca da far paura…) a chiunque si presenti.
Ullallà, la serata si fa interessante: ma prima di aggregarsi all’allegra brigata (in realtà gli amici hanno negato ogni intenzione, ma noi non li crediamo…), i curiosoni vanno a vedere di chi si tratta. Ohibò. Con grande sorpresa, si accorgono che la generosa dispensatrice di gioia è la morosa di boccalone, che si aggiudica a ragion veduta il soprannome di «boccalona» (ah ah ah, battutona…).
A quel punto, il gruppo si divide tra quelli che vorrebbero parlare a boccalone per solidarietà maschile e quelli che vorrebbero farsi gli affari loro (non è pervenuto il numero di coloro che vorrebbero farsi la signorina, purtroppo): alla fine, gli altruisti hanno la meglio. La mattina dopo si affronta boccalone.

A1: Ehi, ciao, boccalone, come stai?
B: Bene, grazie, e voi?
A2: Ehm, bene… Come va con la morosa?
B: Benissimo, mi piace un sacco, sono proprio innamorato.
A1: …
B: Perché?
A2: No, eh, ma ti piace proprio tanto, sì?
B: Sì, mi piace perché mi vuole bene, è simpatica…
A1: Senti, caro, ti dobbiamo dire una cosa.

E gli amici spifferano tutto.

B: Non è vero, siete dei bastardi.
A1: No, guarda, è vero.
B: Ma no, a me piace, mi bacia…
A2: Sì, ma bacia anche altre cose: nello specifico, tutto quello che trova. Lasciala perdere.
B: Non ci credo, stronzi.
A1: Allora stasera vieni con noi a vedere, dicono che sia lì tutte le notti.

E così è stato: il disgraziato è stato trascinato di fronte all’impietosa scena. Stessa fila di turisti ansiosi di avere la loro parte di felicità, stessa morosa accovacciata sulla sabbia. Boccalone è rimasto a bocca aperta per un paio di minuti. Poi, con la lucidità dei serial killer, ha riempito un secchiello d’acqua e, tra gli inviti a lasciare perdere e ad andarsene, lo ha rovesciato in testa alla fedifraga… Per non sbagliare, le ha tirato dietro anche il recipiente.
La scena che ne è seguita sembrava l’apocalisse: una bagnata fradicia che implorava, un tedesco con pantaloni alle caviglie che ha fatto i cento metri che manco Mennea, una fila di turisti che se ne è andata, sconsolata.
In mezzo, boccalone che imprecava come una pescivendola: «Stronza, sei una stronza, io ti amavo…».

Inutile dire che le vostre derelitte si stanno ancora rotolando in terra dal ridere: giusto perché non è educato farsi beffe delle disgrazie altrui.

La morale della favola? L’amore è cieco, ma gli amici (per fortuna) no…