martedì 3 luglio 2007

Dottora, dottora, dottora (di ricerca) del buso del cul...

Dopo i faticosi due giorni di trasferta senese per il famigerato dottorato e i conseguenti festeggiamenti selvaggi, eccomi tornata alla normalità: se si può definire normalità il dormire circa 12 ore per notte e almeno altre 2 o 3 di giorno…

Ma non si poteva chiudere questo capitolo senza un racconto dei fatti salienti di questo epocale evento. Per punti, quindi, ecco il resoconto del «dottoramento» di Callista…


Arrivo a Siena: mamma, papà a zia Callisti in una macchina, agitati come poche cose al mondo. Nell’altro veicolo, Cally e la Ubi: scusa ufficiale «Non possiamo fare 4 ore di viaggio schiacciati in 5 in una macchina, ne prendiamo due». La verità? Callista implora la Ubi: «Io in macchina coi miei così nervosi non ci sto, piuttosto vado in treno: sennò arrivo giù coi nervi segati a metà». La Ubi appoggia la mozione e mi carica sulla macchina fresca di concessionaria. Passiamo il viaggio a spettegolare e a cantare a squarciagola.


Grazie al navigatore della Ubi machine, troviamo l’albergo e si entra in città: Callista fa la guida turistica. Siena è in delirio per il palio e si fatica a camminare. Prenotiamo la cena in un’osteria di fiducia, poi decidiamo di tornare in albergo per rinfrescarci. Aspettiamo l’autobus. Su indicazione erronea del portiere dell’hotel, prendiamo direzione Coroncina (anzi, Horoncina). Finiamo in mezzo alla campagna senese, e l’autista si sganascia dalle risate quando gli chiedo lumi. Scendiamo e aspettiamo l’autobus di ritorno per 10 minuti, durante i quali sconosciuti insetti molesti pasteggiano con la mia gamba destra. Tornando all’hotel, papà Callisti finge una conoscenza perfetta della viabilità senese e chiede informazioni: non sa nemmeno dove dobbiamo andare e non si placa davanti al mio timido «Papi, so io dove scendere, siediti». Lo lascio fare. Io e la Ubi fingiamo di non conoscerlo e ci spalmiamo sui sedili in fondo, canticchiando sottovoce il tema di «Fantozzi».


La sera scorre via senza particolari problemi (tranne il disastro di ordinare al ristorante con tre ignoranti di cucina toscana che sparano cose a casaccio, senza informarsi prima per lamentarsi dopo): per il ritorno all’hotel, vista l’esperienza deprimente coi mezzi pubblici, chiamiamo un taxi. Arriva «siena 34» con una fiat multipla (così stiamo tutti e cinque in una macchina); papà Callisti entra e esordisce con un «Madona se l’è bruta ‘sta machina…». Siena 34: «Guardi che codesta l’è un’auto permalosa, se la si offende ci lascia a piedi…». Ubi canta piano il motivetto di cui sopra.


Ci ritiriamo in camera: io e la Ubi ridiamo mezz’ora a leggere a chi sono rivolte le agevolazioni di prezzo per i trasporti pubblici senesi (ricordiamo i reduci di Vittorio Veneto e i perseguitati per motivi razziali). Poi, alla faccia dell’agitazione, crolliamo in un sonno tranquillissimo. Sogno er bistecca che mi comunica di voler scrivere un musical. La fiorentina ha dato i suoi frutti...


Il giorno dopo: la discussione è prevista per le dieci. Alle otto e mezza siamo tutti pronti, in modo da entrare in città e fare colazione con calma. Io ho un vestito stupendo e dei capelli strepitosi grazie all’intervento della Ubi, ingegnere del parrucco.


Si chiama il tanto famigerato taxi, sempre per 5: ma arriva un’auto normale. I parenti sono in panico. Io e la Ubi chiediamo che ne mandino un’altra, intanto sulla prima imbarco a fatica i terrorizzati (zia: «Nooo, prima voi, che senò no arivem… E noi no savem endò nar». Callista: «Zia, sono le otto e quaranta, arriviamo a Firenze per le dieci: prendi ‘sto taxi e ci vediamo davanti alla facoltà. State calmi, sennò vado a chiamare il veterinario del palio e vi faccio sedare tutti…»). Io e la Ubi attendiamo il gioioso «Siena 20», che arriva con comodo alle nove: «Ma proprio oggi dovevate farla ‘sta tesi? Oh via, quanto sono bischeri ‘sti universitari, che il centro l’è tutto chiuso, stamane si assegnano i cavalli alle contrade… Ma noi gliela si mette in «hulo» e si sale da Santa Caterina». Sali da dove ti pare, basta che io possa fare colazione e poi discutere sta benedetta tesi. Arriviamo alla strada di Santa Caterina, sbarrata da un divieto gigantesco: «Maremma porca maiala di quella vacca di su sorella e pure del palio… Scusate signorine, neh… Saliamo da san Domenico». Mi viene un dubbio atroce, confermato subito dopo: finiamo in mezzo alla contrada dell’Oca che sta scendendo in Campo. Bloccati. Il taxista urla: «Oh via, che le signorine qui sono di fretta…». Ma si procede a passo d’uomo. Arriviamo in facoltà alle nove e venticinque. Il tempo di ingoiare la colazione e vado a vedere l’aula della discussione. La zia è ufficialmente da rianimare per l’ansia.


Controllo il funzionamento del pc e intanto chiacchiero coi due colleghi che si immoleranno con me. Arriva il tecnico pazzo e ci attacca una pezza da antologia, mentre ignoti insetti pasteggiano nuovamente con la mia gamba sinistra. Di fronte al mio disappunto («MA CAZZO, no, che ho la gonna, non posso discutere con una gamba maculata… insetti di merda»), il collega toscano dice: «Eh, sentiranno il sangue trentino, che l’è dolce…» e mi fissa le tette. Io rispondo scuotendo i capelli (che grazie alla piega made in Ubi sono ancora lucidi e bellissimi). Arrivano i professori, il clima è sereno ma professionale: si discute.


Alle due e mezza si proclamano: io vengo ricoperta da abbracci, baci e un mazzo gigantesco di rose bianche. Sono dottora di ricerca, ma in realtà mi lamento solo per la fame. Usciamo e finiamo in mezzo alla sfilata della contrada della Chiocciola. Ubi: «Uh, la lumaca?». Signora che passa: «Ssssst, la Chiocciola, signorina… Che se la sentono...». Due contradaioli del Montone si fermano incuriositi dal mio gigantesco omaggio floreale: mi fanno le congratulazioni e mi chiedono un fiore di buon auspicio: «L’è per il palio di lunedì, se il Valdimontone vince l’è merito tuo…». Io sorrido a denti stretti, regalo il fiore e controllo che il fazzoletto della Lupa sia ben occultato nelle profondità della borsa.


Finito il pranzo e lo shopping di rito, rientriamo in hotel. Chiamo il taxi: «Signorina, la città tra poco chiude, taxi disponibili non ce ne sono, le conviene uscire dalle mura e chiamarlo da lì». Maledetto Palio. Decidiamo di prendere l’autobus: amanti del pericolo, non c’è che dire. Ci avviamo verso porta san Marco: la Ubi con il fazzoletto della Lupa al collo. Passiamo in mezzo alla contrada della Chiocciola, che ormai ci perseguita. La Ubi viene richiamata all’ordine da un contradaiolo e fa sparire il nemico drappello. Io medito di cambiare contrada per gli occhi neri di un chiocciolino… Ma arriva l’autobus, che ci scarica in albergo: si torna a casa.


Il viaggio prosegue tranquillo. Passata Bologna, suona il cellulare di Callista: è la mamma: «Cally, to papà l’è nà for a Bologna, ne sem persi…..». Mentre Ubi canticchia l’ormai tristemente noto «Fantozzi’s theme», io cerco di dare indicazioni: «Mamma, rientrate, noi vi aspettiamo al prossimo autogrill». «ODDIO, el va vers Milan». «Mamma, è giusto, dovete venire verso nord, Milano è al nord, poi c’è l’allacciamento per la A22 dopo Modena… Noi siamo all’autogrill Secchia est, vi aspettiamo». «Ma l’autogrill elo sulla strada o g’avente da nar fora?». «No, mamma, devi solo scavalcare il guardrail e attraversare quattro corsie…». «No sta torme per le bale, sat?». Dopo un quarto d’ora buono, i dispersi arrivano. Ubi: «Oh, volevate andare fuori per mangiare le lasagne? Dai, eh, stateci dietro, che non vi venga in mente di uscire ancora, che qui intorno fanno l’erbazzone…».


Finalmente arriviamo a Trento: mi infilo nel letto e mi sparo 14 ore di nanna. Perché la sera mi attende la festa… Ma questa è un’altra storia.


PS: per la cronaca, l'Oca ha vinto il palio. Maledizione. Ora si aspetta quello di agosto...

12 commenti:

blog_toscano ha detto...

Non lo sapessi che ha vinto l'oca..... :)

E' oca, no è nicchio, non si sa....è oca....
qualche collega forse ieri mi è schiantato! :)))

LA CONIGLIA ha detto...

il tema di fantozzi per il papà è miticooo!Vado a portar un pezzo di tesi...portami fortuna callyyyyy!

Tomas ha detto...

Quasi quasi me ne vado a Siena questa estate.....almeno 3 giorni....ma non per il palio....

Callista ha detto...

@toscano: colleghi senesi, eh... Brutta gente, soprattutto quelli "adottivi"! Eh eh...
@coniglia: porto fortuna, ok... Ma a dir la verità sei tu quella con le zampette di coniglia!
@tomas: ti serve una guida? Io ho già nostalgia...

S.B. ha detto...

La Chiocciola ha come nemica la Tartuca, non la lupa. E se cambi Trartuca per Chiocciola giuro che vi mando albano sotto casa a cantare per 3 mesi !!

Callista ha detto...

So, so... La lupa ha come nemica l'istrice!
Tranquillo, S.B., la contrada non si cambia: al limite ci si accapiglia per il palio e ci si fa pace la sera, no?
Ma scusate, tutti i nostri lettori sono contradaioli? Ma tu pensa...

pOpale ha detto...

Avevi anche gli sbandieratori ? ;)
Complimenti ancora :)

Pappina ha detto...

Dunque cara Cally, io detengo un padre della provincia di Siena e 5 parenti che vi ci abitano. Dunque dovrtai sorbirti il mio commento. Ho visto il Palio, le prove del Palio, la benedizione del cavallo, le sfilate dei contradaioli, la prova del verrocchio nuovo nel cuore della notte (no, non ti dico cos'è!), ho mangiato alle cene di contrada, insomma diciamo che un mio zio acquisito, lupaiolo, mi istruì piuttosto bene.
Siena nel periodo del Palio è meravigliosa, ti dispiace non essere senese vera per poter partecipare al rito collettivo. Per cui Tomas sappi che il prossimo Palio è il 16 agosto. Secondo me è stata una gran fortuna discutere la tesi proprio in quei giorni. È vero che c'è il traffico interno alle mura impossibile, però dalle mura a piazza del Campo è sempre una ridicola camminata... Ed è così bella!!! (non mi pagano, giuro)

Callista ha detto...

Concordo pienamente, Pappina: la città è bella di suo, ma durante il palio dà il massimo. Certo, se vai di fretta è il delirio, ma vedere il manager in giacca, cravatta, 24 ore e fazzoletto di contrada è impagabile...

berso ha detto...

ci credi se dico che mia figlia, prima che si mettessero per la prima volta al canape, mi ha detto che avrebbe vinto il cavallo grigio?! (oca, appunto).
e ha solo 3 anni!
forse perchè era l'unico di colore diverso.....

Sempreinspiaggia ha detto...

Complimenti dottora, ma pensi di farti adottare da quelle parti?

Luca ha detto...

Cally bellissimo e lunghissimo report, i dialoghi in dialetto dei tuoi mi hanno fatto morir dal ridere.
Ancora complimenti per tutto!

DOTTORAAAA, DOTTORAAAA, DOTTORA DEL BUSO DEL CUL... VAFFANZUM VAFFANZUM (Almeno io mi ricordo anche il vaffan o diceva altro? va bene lo stesso fa la rima comunque)